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di Antonio Mattone

Il Mattino, 5 agosto 2023

Era fuggito da quell’ospizio che considerava la sua prigione. La sistemazione che gli avevano trovato dopo essere stato sradicato dalla sua casa non gli andava proprio giù. Una vera e propria evasione degna del più scaltro galeotto. Sapeva che la sua condanna era “fine pena mai”, pur non avendo avuto nessuna sentenza. Ma riteneva questa “detenzione” una grande ingiustizia.

Così un novantaduenne della provincia di Trento ha pensato bene di darsi alla fuga con un piano studiato nei minimi particolari.

Dopo aver attirato l’attenzione del “sorvegliante” a cui aveva detto di soffrire di insonnia, si è messo davanti al televisore. Ma poi, invece di tornarsene a letto, ha simulato con dei cuscini sotto le lenzuola la sua sagoma e si è allontanato silenziosamente. Le telecamere di sorveglianza della struttura hanno registrato i diversi tentativi di scavalcare il muro di cinta, tutti andati a vuoto perché troppo alto per il novello Vidocq. Ma l’anziano non si è perso d’animo, e alla fine è riuscito a sgusciare sotto la recinzione senza dare nell’occhio. Ad attenderlo per strada non c’era nessun complice, ma era solo armato dalla determinazione di voler tornare a casa propria. Nonostante la debolezza dovuta all’età, è riuscito a raggiungere la sua abitazione che distava ben dieci chilometri dalla casa di riposo.

Aveva manifestato più volte nostalgia per le mura domestiche dove, come accade per tanti anziani, avrebbe voluto vivere fino alla fine dei suoi giorni. Questo indizio ha portato sulle tracce del “ricercato”, e in poche ore è finita la sua latitanza. Ha resistito, si è barricato in casa e all’arrivo delle forze dell’ordine ha minacciato di farla finita. Non accettava di dover ritornare in quell’ospizio spersonalizzante dove consumava giornate tristi e sempre uguali. Le trattative per una resa onorevole, imbastite dai Carabinieri, non hanno avuto effetto, finché un’irruzione fulminea dei vigili del fuoco ha posto fine alla libertà del vecchietto.

Non è la prima volta che un anziano cerca di evadere dalla struttura dove è stato relegato. Già un mese fa, nello stesso istituto un’altra fuga si era conclusa in modo tragico: l’ospite che si era allontanato venne ritrovato annegato nel lago di Garda. Inoltre, l’anno scorso, un altro ultra novantenne della provincia di Rovigo si era calato dalla finestra della sua stanza annodando le lenzuola, allo stesso modo di come era fuggito nell’agosto del 2019 un detenuto dal carcere di Poggioreale. L’anziano scivolò e la caduta gli fu fatale. Il desiderio di libertà accomuna uomini e donne. Una ex direttrice di un ufficio postale fuggita dalla casa di riposo dove alloggiava, è stata rintracciata nella riviera romagnola, luogo dei trascorsi della sua infanzia.

Queste storie ci raccontano della disperazione che prende chi viene allontanato dalla propria casa e dagli oggetti di una vita. Sono sempre più numerosi i vecchi, vivono più a lungo, ma tanto spesso vengono messi da parte. Soprattutto quando avanza l’età o sopraggiunge una malattia invalidante. L’ecatombe nelle Rsa durante la pandemia non ha insegnato nulla. Oggi non si sente tanto parlare di loro, nessun dibattito, poche riflessioni. Sono come fantasmi che si palesano sporadicamente in questa calda estate. Solo l’anziano papa Francesco alza continuamente la sua voce, come ha fatto qualche giorno fa rivolgendosi ai giovani in partenza per le Gmg di Lisbona, quando ha detto: “voi giovani, prima di mettervi in viaggio andate a trovare i vostri nonni, fate una visita a un anziano solo”. La vicenda del novantenne di Trento, contrariamente a quanto è stato riportato da alcuni media, non ha avuto un lieto fine. Il vecchietto, contrariamente alla sua volontà, è stato riaccompagnato nell’ospizio.

Si può immaginare che, sebbene indebolito dagli anni, è un uomo capace di intendere e volere, e sicuramente un aiuto da parte dei servizi sociali gli avrebbe consentito di realizzare il suo sogno. Non ha chiesto molto, solo di poter restare a casa sua e di poter dormire nel suo letto. Un finale amaro che lo ha condannato senza appello.