di Gabriele Rosana
Il Messaggero, 18 luglio 2025
I cronisti Lattanzi e Maimone nel libro “Innocenti” analizzano i molti casi in cui si e sbagliato. Le vittime? 100 mila in 30 anni. Centomila persone. Quelle che entrano allo stadio per un derby, o che, se si tenessero per mano, formerebbero una catena umana da Roma a Napoli. Centomila persone finite in carcere ingiustamente. Innocenti ma detenute, in attesa di giudizio, spesso in condizioni disumane. Centomila persone in 30 anni, di cui soltanto un terzo saranno risarcite dallo Stato: molti non presentano nemmeno la domanda per ottenere l’indennizzo, perché non ne vogliono più sapere della loro vicenda o non hanno più i soldi per le pratiche.
Persone che finiscono in prigione per un errore procedurale, un’omonimia, un’indagine sbagliata o la scelta mal ponderata di un gip, e che vedono la propria vita distrutta. Protagonisti, loro malgrado, di una emergenza tutta italiana. Alle vittime di ingiusta detenzione, due giornalisti hanno dedicato un libro-inchiesta, “Innocenti” (Giappichelli), in libreria e sulle piattaforme online in questi giorni. Due cronisti, Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi, che anni fa hanno realizzato errorigiudiziari.com, aggiornatissima banca dati utilizzata in primis da avvocati e magistrati. I numeri fanno impressione.
Dal 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi un miliardo per pagare gli indennizzi. Detto che i danni umani, gli strascichi psicologici, non sono quantificabili e risarcibili con assegni. Spiega nella prefazione del libro Gian Domenico Caiazza - già presidente dell’Unione delle camere penali, nonché avvocato di Enzo Tortora e Marco Pannella - a proposito dell’abuso della custodia cautelare: “Pericolo di fuga, di inquinamento probatorio, e di reiterazione del reato sono condizioni troppo spesso intese come implicite, connaturate alla formulazione di un’accusa grave, piuttosto che vagliate nella loro autonoma, concreta e necessaria evidenza.
È un deragliamento gravissimo e ingiustificato, perché se l’errore è nella natura umana, l’abuso di uno strumento in danno della libertà delle persone è un atto imperdonabile”. Il carcere (ma vale anche per i domiciliari) previsto come strumento cautelare dovrebbe essere una extrema ratio disposta da un giudice. E invece troppo spesso viene utilizzato, ingiustamente, come frizione per accelerare un’indagine.
Risultato: se la tesi accusatoria cade, il sistema giudiziario avrà procurato un’ingiustizia difficilmente riparabile a un innocente, detenuto senza ragione in molti, troppi casi. Visti i noti tempi della giustizia e il livello di sovraffollamento raggiunto dai nostri istituti penitenziari, Innocenti diventa una lettura urgente e necessaria.











