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di Antonio Averaimo

Avvenire, 6 gennaio 2024

L’ex parlamentare Pd Paolo Siani: “Per donne e bambini meglio puntare sulle case famiglia protette”. Non solo non c’è stato quel passo in avanti che tutto il Parlamento aveva dimostrato di volere. Al contrario, con la nuova legislatura la situazione è peggiorata: prima la proposta di legge che puntava a tutelare i bambini rinchiusi in carcere con le proprie madri è stata affossata, poi il governo ha approvato addirittura norme ancora più severe”.

A parlare è Paolo Siani, primario di Pediatria presso l’ospedale Santobono di Napoli e deputato Pd nella scorsa legislatura. Siani è il padre della proposta di legge che puntava soprattutto sulle case famiglia protette, attualmente solo due in Italia. Lì i bambini che attualmente sono detenuti con le loro madri potrebbero vivere un’infanzia diversa da quella che sono costretti a vivere negli Icam, i quattro istituti a custodia attenuata attivi sul territorio italiano, e nelle carceri femminili.

La proposta di legge del medico napoletano - che non riuscì a essere approvata solamente a causa dello scioglimento delle Camere - è stata ripresa nell’attuale legislatura dalla deputata del Pd, Debora Serracchiani, che però l’ha ritirata nel marzo dell’anno scorso in seguito a interventi ritenuti peggiorativi ad opera dei partiti di governo. Quegli stessi partiti che non molto tempo prima avevano appoggiato il progetto di legge di Siani e che nel novembre scorso hanno inserito nel decreto sicurezza, approvato dal governo e ora all’esame del Parlamento, leggi più severe sulle detenute madri.

Il nuovo pacchetto di norme prevede infatti che le donne incinte e le madri di bambini fino a tre anni siano sottoposte a “un regime più articolato per l’esecuzione della pena” e che il rinvio obbligatorio attualmente in vigore della carcerazione per le donne in gravidanza e madri di bambini di meno di un anno sia cancellato, destinandole agli Icam. “Ho avuto modo di visitare l’Icam di Lauro, in provincia di Avellino, quello che ospita più bambini - dice Siani Per quanto lì si cerchi di rendere la vita dei bambini reclusi con le madri meno dura, è pur sempre un carcere. E nessun bambino può vivere in un carcere: è un’assurdità”.

Secondo il pediatra ed ex deputato democratico, “bisogna invece puntare sulle case famiglia protette: ce ne dovrebbe essere una per ogni regione. Attualmente ve ne sono solo due, e solo una è attiva. Tutto il sistema è invece in capo agli Icam”. Siani non si capacita del dietrofront dei partiti di maggioranza, lui che si alzò dal suo banco in Aula per andare a ringraziare la deputata di FdI, Maria Teresa Bellucci, che aveva presentato una proposta di legge simile e aveva deciso di votare, insieme al suo gruppo, quella del collega del Pd. L’ex deputato del Pd ne fa una questione di diritti e di salute del bambino.

“L’articolo 3 della Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dall’Italia nel 1991 dispone che “in tutte le decisioni che riguardano i bambini e gli adolescenti, le istituzioni devono sempre tenere conto di quale sia la cosa migliore per loro, cioè del loro superiore interesse. In più, la medicina ci dice che la detenzione in tenera età può generare danni seri allo sviluppo fisico e psichico del bambino, che si faranno sentire anche da adulto. Parliamo di cicatrici che questi bimbi porteranno con sé per tutta la vita. Insomma, siamo di fronte a un paradosso: per rieducare le madri, condanniamo i figli”.

Anche se non è più deputato, Siani prosegue la sua battaglia a favore dei figli delle donne detenute, cominciata dallo choc che provò quando seppe che una donna reclusa nel carcere di Rebibbia aveva ammazzato i suoi due figli, costretti a stare in carcere come lei, lanciandoli dalle scale. “Mi rivolgo ai parlamentari chiamati a discutere le norme approvate dal governo: “Prima di approvare queste norme, visitate gli Icam, cercate di conoscere davvero qual è la realtà in cui questi bambini sono costretti a vivere. Probabilmente i nostri parlamentari non immaginano nemmeno minimamente il disagio che un bambino vive lì dentro”.