sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimo Ammaniti

La Repubblica, 24 agosto 2022

Nei programmi dei partiti in vista delle elezioni poca attenzione per sanità, disabili e adolescenti in difficoltà. È una notizia di questi giorni riportata sul giornale americano Miami Herald: la commissione di Miami ha approvato un piano pilota per trasferire forzosamente i senzatetto della città nell’isola Virginia Key dove costruire per loro 50-100 abitazioni. Nonostante siano passati secoli e secoli e nonostante la nostra coscienza civile sia molto cambiata da allora, siamo ritornati agli anni bui del Medio Evo quando i malati mentali e gli emarginati erano costretti a vivere sulle barche che solcavano le acque dei fiumi per allontanarli dal consesso umano delle città. Hieronymus Bosch ne fornì una potente raffigurazione nel quadro La nave dei folli.

Riproporlo oggi potrebbe sembrare, questa sì, un’idea folle che ripugna a chiunque abbia una sensibilità umana. Eppure lo stesso Donald Trump, che in cuor suo si prepara a divenire il candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, si è scagliato contro i senzatetto che bivaccano e sporcano le città in un discorso tenuto a fine luglio a Washington. Nel suo linguaggio sprezzante le città vanno ripulite dai senzatetto accusati di creare disordini e violenze nei quartieri cittadini per cui vanno trasferiti con misure di ordine pubblico in appositi campi di segregazione realizzati con tende. Non è la prima volta che Trump costruisce campi di segregazione, durante la sua presidenza ne aveva realizzati per i migranti che venivano dal Messico, addirittura strappando i bambini ai genitori che poi venivano rinchiusi in questi campi nonostante i loro pianti e le loro sofferenze.

Adesso è la volta dei malati mentali, dei tossicodipendenti e dei poveri emarginati, anche loro verranno rinchiusi in questi campi per non turbare la tranquillità dei cittadini che hanno paura che la loro presenza nelle strade possa far crollare il valore delle loro case. Anche in questo caso si ritorna ad un passato lontano del Milleseicento e del Millesettecento quando vagabondi, ladri e persone affette da disturbi psichici venivano concentrati in grandi asili in uno stato di abbandono e di contenzione. È un programma di pulizia sociale che non prevede nessun recupero dal momento che questi concentramenti diventano istituzioni totali che con le proprie regole quasi carcerarie annullano l’identità personale di quanti vi sono reclusi.

Ci si può chiedere perché i senzatetto negli Stati Uniti sono così numerosi, come ha messo in luce un’indagine effettuata a Los Angeles che ne ha rilevati circa 120 mila che vivono nelle strade in uno stato di abbandono, dormendo sui marciapiedi, rovistando i cassonetti alla ricerca di cibo, esposti a pericoli continui. È il sintomo drammatico di un sistema di protezione sociale quasi inesistente, di un’organizzazione sanitaria che privilegia solo quanti sono coperti da assicurazioni, di continue espulsioni dal mondo del lavoro e di mancanza di un’edilizia popolare. Per non parlare poi di quello che è successo negli Stati Uniti in campo psichiatrico l’apertura dei manicomi al pari di quello che è successo in Italia con la legge Basaglia, ma con una differenza fondamentale che i malati sono stati espulsi e abbandonati a loro stessi perché l’impegno economico dell’assistenza era troppo oneroso. Tutti questi motivi hanno contribuito ad ingrossare l’esercito dei senzatetto, che sono divenuti invisibili nonostante popolino i marciapiedi o le scale delle metropolitane delle città. Adesso si riparla di loro non per aiutarli, curarli e sostenerli con misure di supporto e di assistenza, ma solo perché disturbano con la loro presenza per cui devono essere cancellati dal panorama quotidiano delle città.

Il discorso recente di Trump disegna il futuro di una società che espelle e rinchiude quanti non sono in grado di provvedere a se stessi in modo soddisfacente e sono incapaci di adeguarsi al sistema produttivo, che richiede efficienza e flessibilità per adattarsi a nuove e più complesse mansioni.

Per fortuna in Italia dopo gli anni ‘70 del secolo scorso è maturata una consapevolezza sociale dei diritti di quanti si trovano in difficoltà nella società per problemi psichici, per disabilità, per svantaggi economici o per l’età avanzata, condizioni che ne compromettono l’autonomia personale. Si sono realizzati negli ultimi decenni obiettivi significativi come la chiusura dei manicomi e la creazione dei servizi territoriali, l’apertura delle scuole ai bambini disabili, anche se negli ultimi anni si è verificato un generale arretramento sacrificando i servizi territoriali di prevenzione ed intervento precoce in quanto l’assistenza medica è incentrata negli ospedali, come malauguratamente si è verificato in Lombardia durante la pandemia. Di questi temi non si parla nella campagna elettorale, i partiti si accusano vicendevolmente per i provvedimenti adottati durante la pandemia, ma che progetti hanno per la sanità? Come affrontare l’assistenza ai disabili? Come sostenere le famiglie e come aiutare gli adolescenti in difficoltà quando compaiono i primi segni di sofferenza? Non è sufficiente proporre in campagna elettorale, come è stato fatto, l’aumento della natalità se poi i bambini e gli adolescenti non hanno un adeguato sistema di protezione e di sostegno sanitario e scolastico.