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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Riformista, 6 novembre 2026

L’appuntamento rappresenta il primo passo verso un Manifesto da sottoporre agli elettori: separazione delle carriere, terzietà del giudice, prescrizione, intercettazioni, processo mediatico, carcere e certezza della pena. La giustizia torna al centro del dibattito di Forza Italia. E questa volta gli azzurri vogliono farlo rivendicando la propria identità, anche a costo di marcare le distanze dagli alleati di governo. Presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, andranno in scena oggi gli “Stati generali dei Garantisti”, organizzati insieme all’Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi. Un appuntamento che guarda già alle elezioni politiche del 2027 e che rappresenta il primo passo verso un Manifesto da sottoporre agli elettori: separazione delle carriere, terzietà del giudice, prescrizione, intercettazioni, processo mediatico, carcere e certezza della pena. Ma, soprattutto, un tentativo di rilanciare quella cultura liberale della giustizia che Forza Italia considera parte irrinunciabile della propria storia politica.

Ad aprire i lavori saranno il capogruppo azzurro alla Camera, Enrico Costa, e Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio e già numero uno dell’Unione delle Camere penali. “La vicenda referendaria ha lasciato tutto in sospeso sulla questione della giustizia, ma noi vogliamo dire che non si volta pagina e continuiamo a sostenere la battaglia per l’affermazione dei temi delle garanzie”, ricorda Costa. Al confronto, al quale parteciperà il segretario nazionale Antonio Tajani, prenderanno parte magistrati, avvocati, giornalisti e rappresentanti di diverse forze politiche. È previsto anche un sondaggio per misurare l’atteggiamento dei cittadini sui principali temi della giustizia.

Ma a dare concretezza alla battaglia garantista sono soprattutto i numeri, contenuti nella risposta del Ministero della Giustizia a un’interrogazione dello stesso Costa sulle riparazioni per ingiusta detenzione. Nel 2025 le Corti d’appello hanno iscritto 1.196 richieste, contro le 1.154 dell’anno precedente: un aumento del 3,6 per cento. Dei procedimenti definiti, 647 si sono conclusi con l’accoglimento della domanda, pari al 42,9 per cento; 771, il 51,1 per cento, con il rigetto, mentre il restante 6 per cento ha avuto un’altra definizione.

Sono invece 576 le ordinanze di accoglimento divenute irrevocabili nel corso del 2025, contro le 507 del 2024 e le 465 del 2023. Un incremento che si riflette anche sul conto pagato dallo Stato: 28.677.663 euro liquidati per riparazioni da ingiusta detenzione, con una media di 44.255 euro per ordinanza. Una cifra sostanzialmente in linea con quella del triennio precedente, ma che conferma la dimensione economica del fenomeno. A concentrare gli esborsi maggiori sono ancora una volta i distretti del Mezzogiorno: Reggio Calabria con 8,75 milioni, Catanzaro con 4,98 milioni e Palermo con 3,5 milioni di euro.

Non meno significativo il capitolo degli errori giudiziari. Nel 2025 sono state presentate 13 domande e definiti 14 procedimenti: sette si sono conclusi con il riconoscimento della riparazione, contro i tre del 2024 e i sei del 2023; sei sono stati respinti e uno definito in altro modo. “Abbiamo registrato nuovamente un aumento delle riparazioni per ingiusta detenzione. Tuttavia è inaccettabile che solo il 42,9 per cento delle istanze venga accolto”, attacca Costa. Il motivo è sempre lo stesso: la colpa grave da parte del richiedente nella fase del procedimento. “Andare a individuare una colpa nella persona che ha subito la privazione della libertà personale è un controsenso. Per questo cercheremo di intervenire per eliminare la preclusione della colpa grave”, ha precisato Costa, chiedendo di approfondire i dati relativi sui distretti giudiziari con gli esborsi più elevati. “Siamo certi che nessun magistrato abbia risposto né alla Corte dei conti, né sul piano disciplinare, né a livello di valutazioni di professionalità per questi errori”, ha sottolineato Costa.