di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 25 marzo 2015
"Senza i miei figli non sarei in grado di pensare e neppure di sognare". (Diario di un ergastolano: www.carmelomusumeci.com).
Quando il nostro Ministro della Giustizia Orlando ha annunciato la convocazione degli Stati Generali sul carcere e sulla pena, ci siamo subito dati da fare perché fosse riconosciuto un ruolo fondamentale alle persone detenute.
Nell'attesa che il Ministro torni a parlare degli Stati Generali, e nella speranza che accetti la proposta di Ristretti Orizzonti, di organizzarli nella Casa di reclusione di Padova, abbiamo deciso, per iniziare il dibattito dal di dentro, di rendere pubbliche alcune testimonianze che ci sono già arrivate dai detenuti di altre carceri d'Italia.
Carmelo, non so a cosa serviranno questi Stati Generali di cui mi parli perché penso che il carcere è cattivo e ci tiene in carcere perché è più cattivo di noi. Ti confido che dopo 20 anni di carcere non mi sento più normale. E mi sembra di puzzare di galera e di morte. Non rido quasi mai e non faccio l'amore con mia moglie da una vita. Credo che ormai il mio cervello è prigionizzato perché il carcere così com'è non ci rieduca ma ci offende e ci umilia.
Io vorrei, se fate gli Stati Generali, che parlaste dell'affettività perché l'amore in carcere è ferito, cancellato, perduto e misterioso. Ed è una grande cazzata pretendere di fare giustizia con il carcere, la sofferenza e il castigo. Piuttosto con i prigionieri bisognerebbe parlarci, ragionarci e dargli delle opportunità. Se puoi, durante i lavori degli Stati Generali, poni la domanda se l'uomo sarà meno pericoloso dopo un lungo periodo o dopo un breve periodo di detenzione, perché a mio parere la punizione deve essere misurata e deve cessare quando non è più necessaria, cioè quando l'individuo è guarito.
Carmelo, sono appena stato "sballato" in Sardegna e mi sembra di essere sceso all'inferno. Qui ci sono spazi ridotti, passeggi e celle disastrate, condizioni igieniche da terzo mondo, ruggine nei cancelli e nelle brande, trattamento da lager (...). Credo che punire non è sempre utile né giusto e spesso lo si fa solo per cavalcare le paure della gente. In tutti i casi credo che le pene non dovrebbero essere una vendetta che lo stato attua per conto della vittima.
Invece, purtroppo, in realtà accade questo. Purtroppo qui in Sardegna, per ovvi motivi di distanza e finanziari non potrò fare colloqui con i miei familiari. Ed in carcere, solo con l'amore si resiste, ma è anche per colpa dell'amore che si continua a soffrire perché solo per i miei familiari non mi appendo ancora alle sbarre della finestra. Riguardo alla declassificazione i burocrati del Ministero di Giustizia mi hanno detto ancora di no con una motivazione che non sta né in cielo né in terra.
E ti confido che a volte vorrei essere proprio quello che loro scrivono di me, sarei sempre ugualmente migliore di loro. Sono da diciassette anni che sono detenuto in Alta Sicurezza come scatto automatico perché provengo dal regime del 41 bis. E continuano a rispondermi che non si può escludere eventuali miei collegamenti con la criminalità ma anch'io non posso escludere che sono prevenuti nei miei confronti. Se vi fanno fare gli Stati Generali nel carcere a Padova, mi raccomando parlate delle declassificazioni e dei trasferimenti. E spero che finalmente approvino la legge sull'affettività.










