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di Errico Novi

Il Dubbio, 4 febbraio 2023

Una mobilitazione universitaria per il garantismo non ha precedenti. E ci sarebbe da dire sulla capacità di Cospito di creare consenso attorno alla disumanità del carcere duro. Come spiegarselo? Con uno sdoganamento della stessa matrice di quello che ha portato all’occupazione della Sapienza.

Sarà solo un segno di contiguità ideale. Magari alla Sapienza di Roma, gli studenti di Lettere, facoltà in cui per tradizione il movimentismo di sinistra è più radicato, simpatizzano innanzitutto con i peraltro pochi anarchici scesi in piazza contro il 41 bis. Resta il fatto che, a memoria di cronista, una mobilitazione universitaria per il garantismo non ha precedenti. Non se ne ricordano altre che fossero nate contro misure e norme restrittive riguardanti anche la criminalità organizzata.

È un piccolo segnale, magari. E già il riscontro delle prossime ore ci dirà se l’onda è capace di propagarsi o l’episodio di Roma resterà isolato. Eppure è difficile non cogliere la novità del garantismo che sfonda il muro del mainstream, che si sdogana dal ristretto circuito dell’avvocatura, della galassia radicale, dell’accademia e dei pochi giornali in trincea come questo. Cospito, si dirà, è riuscito anche nel miracolo di fare uscire il garantiamo e i diritti dei detenuti dal loro inesorabile cono d’ombra. A voler essere perfidi con l’amico Roberto Saviano - che va solo ringraziato per il coraggio con cui, nel corso della sua traiettoria intellettuale, ha abbracciato la causa dei diritti nelle carceri -, si direbbe che Cospito arriva dove non era riuscito l’autore di Gomorra.

E qui ci sarebbe da dire, sulla capacità dell’anarchico di creare consenso, e certamente attenzione, attorno alla disumanità del 41 bis. Come spiegarselo? Con uno sdoganamento della stessa matrice di quello che ha portato all’occupazione romana di Lettere: Cospito ha avuto il coraggio di battersi anche per i mafiosi, altra cosa francamente insolita nell’area dell’antagonismo. Lui ci è arrivato. Ha avuto il coraggio di infrangere il tabù. Nella sua durezza, nel suo estremismo, l’intransigenza di Cospito ha fatto breccia proprio perché non ha fatto eccezioni. Arriva a mettere in gioco la propria vita come Pannella, e lo fa al punto da schierarsi in difesa dei diritti di tutti, mafiosi compresi. Oltre al muro dell’indifferenza, ha infranto il solito tabù dell’eccezionalismo, la clausola ideologica che esclude la mafia dal dibattito sui diritti, e che tiene vivo, da oltre un quarto di secolo, il doppio binario.

Non sarà una lotta facile. Non si arriverà al risultato in fretta. Ma una volta aperto quel varco, anche grazie al coraggio anticonformista del detenuto anarchico Cospito, è difficile che si torni indietro.