di Giovanni De Peppo
Il Tirreno, 22 marzo 2023
I detenuti chiedono di risparmiare dal macello i capi che accudivano. Il direttore del carcere accoglie la richiesta: nasce un’esperienza incredibile. Alcuni anni or sono, nel carcere di Gorgona qualche detenuto, che provvedeva ad accudire gli animali dei vari allevamenti, della colonia penale agricola, provò a chiedere al direttore di risparmiare dal macello chi era stato a lui vicino ogni giorno, per tanti giorni e che aveva chiamato ormai per nome. Il direttore Carlo Mazzerbo, uomo di grande esperienza e straordinaria visione per un carcere capace di non reprimere il meglio delle persone ristrette, sostenuto dal veterinario Marco Verdone, comprese il messaggio e concesse la grazia e la vita per quegli animali sospendendo la “pena capitale” che regolarmente veniva eseguita in un carcere per degli esseri viventi e senzienti. Quel gesto, improbabile per la burocrazia penitenziaria, aprì una luce su quell’articolo 27 della Costituzione che ci raccomanda che la pena del carcere deve tendere alla rieducazione del condannato e quella scelta coraggiosa del direttore, dava forza a quel sentimento che chiamiamo empatia che rende tutti noi migliori. Oggi gli animali, a Gorgona, come in una favola, vivono la loro vita senza il terrore della morte e i detenuti continuano ad avere cura e relazione con loro sentendosi diversi e migliori. Da allora sono passati diversi anni, ma grazie alla capacità e alla sensibilità di un Sottosegretario alla giustizia e alla caparbietà di alcuni, oltre che naturalmente al direttore Carlo Mazzerbo, che hanno creduto che in quella scelta c’era una potenzialità straordinaria di riabilitazione delle persone ristrette, quella scelta si è consolidata.
Responsabilità, empatia e cura verso gli altri, sia pure trattandosi di “altri” animali e, da allora in poi, si sono realizzate una molteplicità di attenzioni e interessi che hanno arricchito e reso ancora più preziosa quella scelta di “non violenza”. Il coinvolgimento della LAV che da subito ha compreso il valore di Gorgona, una grande Associazione antispecista e dalla parte degli animali che ha concretamente partecipato al progetto che ha visto anche l’interesse della Università Bicocca di Milano, che con la Facoltà di Giurisprudenza e il corso di Diritto Penitenziario, ha coinvolto ricercatori e studenti al progetto.
La LAV, con la convinta e appassionata partecipazione del presidente Gianluca Felicetti, ha reso possibile una strategia sull’isola che ha esaltato l’opportunità che, l’ultima isola carcere, possa diventare un modello di istituto penitenziario in cui etica e ambiente possano essere i parametri e le coordinate capaci di trasformare una obsoleta colonia agricola in un luogo in cui i detenuti diventano protagonisti di una trasformazione che possa vedere l’obiettivo per Gorgona di isola dei diritti e delle buone prassi. Auspicata la diminuzione degli animali anche dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e la necessità che la maggioranza di questi, ancora sull’isola, possano essere trasferiti e destinati in “santuari” dove vivranno la loro vita in pace e secondo le loro caratteristiche etologiche. Pochi rimarranno, in equilibrio ecologico con la piccola e fragile isola con una funzione finalizzata alla relazione con i detenuti e non solo. Gorgona può e deve diventare una occasione di riflessione per pensare che, quei 220 ettari di superfice possano essere una opportunità per far si che quel pezzetto di Toscana immerso nel Parco dell’Arcipelago Toscano e del santuario dei cetacei, possa diventare un esempio di come dobbiamo trattare il nostro pianeta e di come possiamo ripensare al carcere e alla pena. Tra i tanti progetti, sbocciati come fiori in un giardino assolato dalla passione di tanti, la misurazione e la comprensione in termini scientifici della preziosa relazione con gli animali ha fatto si che, una equipe di psicologi e esperti di Interventi assistiti con gli animali, abbia elaborato un progetto curato dalla Associazione Doremiao e poi si sono concretizzati i laboratori di scrittura creativa tenuti da Prita Grassi. “Animali che salvano l’anima” e “Il lavoro in carcere e fuori” sono due libri pubblicati dalla casa Editrice Carmignani scaturiti proprio da quei laboratori di scrittura, attraverso un lungo e prezioso lavoro elaborato dai detenuti in mesi di appassionante lavoro fatto di riflessioni, discussioni confronti agiti in gruppo. Il primo pubblicato dalla LAV e il secondo promosso e pubblicato da Collecoop. L’incrocio di collaborazioni tra la Direzione del Carcere di Gorgona, la LAV e Collecoop, dinamica e innovativa cooperativa sociale di Collesalvetti, si è concretizzata da una parte nella capacità di Collecoop di inserire al lavoro detenuti già protagonisti dei progetti di Gorgona e di collaborare con LAV al fine di finalizzare, con il sostegno della associazione che, con i contributi dei soci, offre sostegno consistente per il mantenimento degli animali e lavoro sull’isola grazie proprio alla collaborazione con la cooperativa sociale.
Particolare, preziosa e davvero innovativa, la collaborazione tra una grande Associazione e una cooperativa sociale e una Istituzione dello Stato, al fine di rendere possibile i percorsi di inclusione sociale dei detenuti, ma tutti insieme per pensare ad un modello di welfare generativo in cui ciascuno è capace di fare la sua parte, ripensando al ruolo di soggetti istituzionali, economici e del terzo settore, capaci di produrre cultura, salvaguardia degli ecosistemi, cura e rispetto partendo dagli ultimi, proteggendo la “nostra casa” testimoniando con i fatti che chi era un problema, diventa una risorsa.










