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di Virginia Pedani

La Repubblica, 17 luglio 2022

La ministra Cartabia ha firmato una convenzione-quadro con la Scuola. “Esperienza detentiva virtuosa”. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo è il senso dell’isola di Gorgona e del suo carcere: il terzo comma dell’art.27 della Costituzione scritto in grassetto a caratteri cubitali, impossibile da non vedere per chi viene dal mare, che poi, rimane l’unico modo possibile per raggiungere questa piccola perla del mar Tirreno. Gorgona, l’ultimo carcere-isola sul suolo europeo con un passato da colonia penale ai tempi del Granducato di Toscana, conta oggi un numero di detenuti che oscilla fra gli ottanta e i cento e visite turistiche limitatissime, spalmate su tre giorni a settimana (il sabato, domenica e il lunedì), perché qui le parole che regnano sono rispetto, senso di comunità e, sopratutto, qualità della detenzione.

La sede distaccata della Casa Circondariale di Livorno aggiunge un altro tassello alla sua storia: la firma di una convenzione-quadro con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con lo scopo di valutare a livello scientifico e con dati alla mano, come il modello unico di carcere “aperto” possa costituire un punto di riferimento per l’intero sistema penitenziario nazionale, sempre in un’ottica funzionale alla rieducazione del condannato. Il progetto, ancora in itinere, vede la partecipazione di più componenti della Scuola, con ricercatori e docenti di area giuridica, management e agraria che analizzeranno le specificità delle attività produttive isolane (tutte basate sull’autosufficienza) per valutare, eventualmente, anche la riduzione del loro impatto sull’ambiente e per consolidarne la sostenibilità economica. “Da anni la Scuola Sant’Anna investe sul concetto di società inclusiva - dice Anna Vivaldi, docente di diritto costituzionale - Analizzando il caso Gorgona, ci siamo resi conto che questa potesse rappresentare una fucina da questo punto di vista. La prima fase del progetto prevede una mappatura delle attività sociali ed economiche già esistenti e che i detenuti svolgono quotidianamente, mentre la seconda prevedrà un coinvolgimento diretto con attività del terzo settore per aiutare queste persone, una volta fuori di qui, a trovare un futuro stabile”.

I detenuti qui condividono il tempo da scontare con la polizia e gli abitanti e provvedono, ad esempio, fra la moltitudine di iniziative e lavori (retribuiti con contratti regolari) a fare il pane per tutta l’isola, ma anche olio e formaggio di pecora e capra. Quanto e come le specificità e le potenzialità della Gorgona possono essere riproposte altrove? Prova a rispondere al difficile interrogativo un’ospite d’onore, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, presente alla cerimonia: “Ci sono esperienze detentive virtuose, proprio come questa, che nascono dal basso e che possono diventare un modello per tutto il sistema carcere. È essenziale dunque studiare questo esperimento con metodo scientifico non soltanto come meta da raggiungere o come esempio di pregio, ma proprio come modello replicabile, evidenziando gli ingredienti come le criticità che gli danno sostanza e lo strutturano”.