di Stefano Taglione
Il Tirreno, 21 febbraio 2021
"Non sono mai voluto andare via". Dal 1987 ha lavorato fianco fianco con agenti e detenuti. "All'inizio è stato pesante, poi ho solo apprezzato questa vita". Per 34 anni è stato "l'educatore di Gorgona". "Non è un lavoro che mi sono scelto io, è arrivato per caso, con un concorso pubblico. Poi, dopo un inizio molto difficile, come a molti è venuto il Mal d'Africa, a me è subentrato il Mal di Gorgona. E non me ne sono più voluto andare".
L'isola dell'Arcipelago toscano si è vestita a festa ieri per l'ultimo giorno di lavoro di Giuseppe Fedele, 67 anni, psicologo e dipendente dell'amministrazione penitenziaria che da oggi è ufficialmente in pensione. Con lui si sono confidati migliaia di detenuti, "che sono contento di aver potuto aiutare, spero di averlo fatto nel migliore dei modi e essermi reso utile per tutti loro".
È stato un punto di riferimento per la colonia penale agricola.
Fin dal 1987, da quando ha preso servizio per il ministero della Giustizia. Il suo primo e ultimo incarico quello a Gorgona, visto che non ha mai chiesto di essere trasferito altrove: perché il Mal di Gorgona, con il Mal d'Africa, lo ha colpito dopo pochi mesi di permanenza sull'isola.
"Stavo qui per 20-22 giorni consecutivi - racconta - poi per una settimana tornavo a casa. Io sono originario di Taranto, in Puglia, ma sono andato a studiare all'università a Roma. All'inizio, quando rientravo sulla terraferma, tornavo nella Capitale. Poi non riuscivo più a sopportare questa grande differenza fra il caos della metropoli e la pace dell'isola, quindi mi sono trasferito a Marina di Cerveteri, una via di mezzo insomma. È vicina a Livorno, alla fine, dato che c'è il treno regionale che collega direttamente le due stazioni. Ci sto bene, ora tornerò lì".
Nel suo futuro ci sarà ancora un po' di Gorgona, anche se non totalmente: "Sto cercando di capire come tornare, forse da volontario, devo parlarne con il direttore Carlo Mazzerbo - racconta Fedele - anche se questi primi sei mesi di pensione li passerò a curarmi. Cammino un po' male, devo farmi un'operazione, finora a causa del lavoro non l'ho potuto fare quindi ne approfitterò ora anche andrò via da qui". Subito dopo la riabilitazione studierà per diventare diacono: "È una passione...". aggiunge.
Ieri mattina, con la motonave Superba, gli amici e il direttore Mazzerbo gli hanno fatto una sorpresa, con un buffet, regali (alcuni vini) e tanto affetto: "Quest'ultima, insieme alla loro stima, è la cosa più bella che mi potessero donare - prosegue Fedele - perché mi ha fatto capire che mi vogliono veramente.
Gli agenti e i detenuti con i quali ho parlato in questi giorni da una parte mi hanno confidato di essere dispiaciuti per la mia partenza, dall'altra di essere felici perché vedono che cammino un po' male e finalmente avrò il tempo necessario per curarmi e riprendermi. Adesso l'importante è la salute: dedicherò i prossimi sei mesi della mia vita a una completa riabilitazione. Poi farò il volontario da qualche parte e terminerò gli studi da diacono".
In un simbolico passaggio di consegne ieri ha ceduto la campanella - come fanno i presidenti del Consiglio in Italia - all'educatrice livornese Alessia La Villa, che lavora nel carcere delle Sughere, ma già in passato lo ha sostituito a Gorgona durante i suoi periodi di assenza, dato che per una settimana - "Ma anche otto giorni", dice Fedele - rientravo a casa mia, a Marina di Cerveteri, per poi ritornare a Gorgona per svolgere il mio lavoro. "Rivedo in lei l'entusiasmo che avevo negli anni Ottanta - prosegue - e sono contento che prenda il mio posto. Il ruolo di educatore è molto importante, è con lei è assicurato. È molto competente e lo saprà svolgere nel migliore dei modi".
Per lui è stato duro il primo periodo: erano gli anni Ottanta. "Non c'erano tante motovedette, per cui i collegamenti con Livorno erano veramente pochi - racconta - Ho sofferto tanto, non posso negarlo, ed è stata dura. Poi con il tempo mi sono abituato e ho adorato questa terra. Con il tempo sono aumentate anche le corse marittime per Livorno, quindi era parecchio più facile riuscire a tornare a casa. Avrei potuto essere trasferito se lo avessi chiesto, ma non ho mai voluto. Qui mi sono sempre sentito a casa e ora lascerò Gorgona a malincuore. È arrivato il mio tempo, quella della pensione, ed è tempo di lasciare. Adesso dovrò dedicarmi alla salute, che purtroppo in questo periodo ho un po' trascurato. Ma a Gorgona tornerò perché è sempre (e sarà sempre) parte del mio cuore".











