di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 8 ottobre 2025
“Il meccanismo è semplice: ogni detenuto che arriva a Gorgona, lavora. E tutta l’isola va avanti grazie ai detenuti, che fanno funzionare la comunità in cui si trovano”. Giuseppe Renna, leccese di 62 anni, è dall’aprile 2023 il direttore del carcere di Gorgona, struttura che occupa l’intera superficie della più piccola isola dell’arcipelago toscano. Ex vicedirettore del carcere di Lecce, da sette anni è in Toscana e in questo tempo ha girato diversi istituti della regione, trovando a Gorgona il migliore esempio pratico del concetto di “rieducazione del condannato”. E lì, sull’unica isola-carcere d’Europa, i detenuti contribuiscono a produrre un vino che costa anche 180 euro a bottiglia.
Dottor Renna, perché il contesto di Gorgona è speciale?
“Innanzitutto perché può sfruttare un contesto unico: qui, a parte un piccolo villaggio, il carcere occupa tutta l’isola. E dunque gli 88 detenuti contribuiscono attivamente alla vita della comunità, lavorando. Fanno gli elettricisti, gli idraulici, i falegnami, i muratori, gli agricoltori. Svolgono gli stessi lavori che svolgerebbero in un ambiente libero, si muovono in un contesto sociale normale, ma sorvegliato. Noi insegniamo loro un mestiere in modo che, una volta scontata la pena, possano trovare un lavoro. Cosa che è successa in tantissimi casi”.
E qui si produce anche un vino pregiato...
“Sì, 13 anni fa è partito un progetto con Frescobaldi (storica cantina toscana, ndr) che prevede l’impiego di tre detenuti nella coltivazione, nella vendemmia e nella trasformazione dell’uva. Da lì nasce il vino “Gorgona”, sia bianco che rosso. I detenuti sono affiancati da un enologo e due agronomi e sono seguiti in ogni passo del processo. Chi si è contraddistinto per le proprie qualità è stato anche assunto in azienda”.
Che tipologia di detenuti arriva a Gorgona?
“Arriva qui chi ha fatto un percorso di risocializzazione in istituti. A noi non interessa la gravità del reato o la durata della pena da scontare, interessa il comportamento tenuto. I detenuti che arrivano qui, poi, non devono avere problemi psichiatrici o di tossicodipendenza”.
Qual è l’incidenza della recidiva nei detenuti di Gorgona?
“Molto bassa e nettamente inferiore alla media nazionale, è un dato che stiamo studiando con l’Istituto sant’Anna di Pisa. Una volta trovai un detenuto in un punto remoto dell’isola, inizialmente pensavo volesse evadere. Mi ha risposto: “Direttore, deve controllare se qui ci sono detenuti in più, non in meno”.
Lei ha una lunga esperienza nelle carceri pugliesi, c’è qualcosa di paragonabile a ciò che fate a Gorgona?
“Ci sono alcune importanti eccezioni che mi hanno colpito. A Livorno, nell’altro carcere di cui sono direttore, abbiamo presentato una rassegna nazionale di teatro, e da Brindisi verranno dei detenuti che si esibiranno in un balletto. Sono tutti uomini, è una cosa insolita che mi ha piacevolmente sorpreso. Dappertutto c’è la volontà di fare cose nuove e differenti, ma non sempre è possibile. Ci vuole l’impegno di chi dirige gli istituti e anche la collaborazione degli stessi detenuti”.










