di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 20 settembre 2026
Il sindaco Salvetti: si sta perdendo. Il garante: vogliono ridurlo a un carcere qualunque. Nordio: frottole. Il carcere della Gorgona non funziona più. Se prima era un istituto all’avanguardia con pochi detenuti lavoratori, oggi è sovraffollato e i detenuti lavorano molto meno rispetto a prima. Un modello sempre meno modello, come raccontato da Milena Gabanelli nell’inchiesta sul Corriere della Sera di venerdì. Il ministro alla Giustizia Carlo Nordio, sentendo parlare di chiusura e smantellamento della Gorgona, ha detto che si tratta di “una frottola colossale”. Non sarà una chiusura, ma uno smantellamento del modello questo sì, visto che se fino a qualche mese fa i reclusi erano una settantina, adesso sono oltre 120 (la capienza massima è 89). Per garantire a tutti un contratto, se prima si lavorava 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana, ora si lavora 4 ore per 4-5 giorni a settimana.
E quindi l’esempio virtuoso rischia inevitabilmente di sfaldarsi. Anzi, si sta già sfaldando. Tanto che il sindaco di Livorno Luca Salvetti, nei giorni scorsi, ha scritto una lettera al ministro della Giustizia. “Gorgona è un pezzo di Livorno che è stata protagonista di un’esperienza carceraria di grande livello e valore. L’esperienza non può essere destrutturata e, in qualche modo, distrutta” ha detto il primo cittadino della città labronica. Salvetti teme per il futuro del penitenziario dell’isola. “Quello che sto vedendo è un percorso di gestione che sta creando mille criticità, sia per il sovraffollamento sia per una linea di gestione di chi sta scontando la pena che non è più quella di una volta, quando c’erano componenti virtuose e che invece adesso si stanno perdendo”. Il sindaco recentemente ha tenuto un Consiglio comunale sull’isola. “Da parte mia c’è una richiesta al ministero della giustizia di non perdere questo patrimonio, attraverso un’oculata gestione delle presenze e del numero dei detenuti, che ora è sovradimensionato”. Ma la questione Gorgona, secondo Salvetti, “è l’esempio emblematico di come sia stato gestito in maniera non ideale il quadro delle strutture carcerarie in Italia. È un problema generale e in Toscana è evidente. A Livorno, alle Sughere, sono stati realizzati nuovi padiglioni ma sono stati aperti per portarci i detenuti di Sollicciano”.
Sul tema si è espresso anche il garante dei detenuti di Livorno Marco Solimano: “A Gorgona il numero dei presenti è quasi raddoppiato, passando in otto mesi da 75 a 122. Se prima ogni recluso lavorava riempiendo la giornata e permettendo di mandare soldi alla famiglia, oggi questo è a rischio. È a rischio la dignità delle persone. Il Dap sta facendo passare il messaggio che Gorgona è un carcere come tutti gli altri, ma così non è. Sull’isola c’è soltanto una educatrice che adesso si vede raddoppiato il lavoro e che quindi non potrà avere gli effetti desiderati sui reclusi”.
Nell’isola i reclusi sono liberi di muoversi e lavorano. Elettricisti, falegnami, cuochi, ma soprattutto da 15 anni è nato un progetto in collaborazione con il produttore di vini Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi Frescobaldi, che sull’isola ha portato i suoi agronomi ed enologi per permettere agli ospiti di fare un’esperienza nella viticoltura. Un’esperienza, spiega Frescobaldi, che “rappresenta un’opportunità concreta per i detenuti coinvolti. Le persone che lavorano al progetto vengono assunte e percepiscono una retribuzione adeguata: un percorso che attribuisce valore al lavoro, alla responsabilizzazione e alla possibilità di costruire prospettive per il futuro”. Ecco perché, “è importante che il sistema sappia coniugare la certezza della pena con condizioni di detenzione dignitose e con percorsi concreti di lavoro e reinserimento”.









