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di Hugo McCafferty

finedininglovers.it, 13 luglio 2022

Non c’è rumore sull’isola, a parte le voci lontane dei detenuti al lavoro nei campi o un trattore che si fa strada su per la collina. Tutto è inghiottito dal vento. È una dolce brezza mediterranea che rinfresca la terra e porta il sale dal mare. Il sale arriva ovunque.

Questa è Gorgona, un piccolo e polveroso sperone che sorge dal mare scintillante dell’arcipelago toscano, a circa 40 km dalla costa di Livorno. Avvicinandosi in barca, sei accolto da un villaggio di pescatori diroccato ma pittoresco, con le case e gli edifici dipinti di fresco in colori vivaci. Potrebbe essere una tipica isola del Mediterraneo, tranne per il fatto che questa ha una storia diversa. È un’isola carceraria e per i detenuti che vivono qui non c’è via d’uscita.

Gorgona sembra un luogo idilliaco per espiare una condanna, e potresti chiederti che tipo di criminale ha la fortuna di scontare una pena in un posto come questo. Ma quest’isola ha la funzione di una sorta di “casa di cura”, un rifugio dove i prigionieri possono essere ammessi soltanto verso la fine di lunghe condanne. Qui possono trovare pace e persino sprazzi di libertà. Ma soprattutto, Gorgona è un luogo dove possono trovare lavoro e dignità, e alla fine possono ritrovare se stessi prima di tornare nel mondo al di là delle sbarre.

La struttura presente sull’isola gestisce un programma di riabilitazione per i detenuti in collaborazione con la stimata azienda vinicola toscana Frescobaldi. I detenuti possono cos apprendere le tecniche di coltivazione dell’uva e la vinificazione mentre scontano la loro pena, e il loro lavoro contribuisce alla produzione di un numero molto limitato di bottiglie di vino Gorgona di Frescobaldi da uve Vermentino e Ansonica, circa novemila all’anno. Sono formalmente assunti da casa Frescobaldi, e ricevono un salario che viene accantonato e che consentirà loro di ricostruirsi una vita una volta tornati in società.

“Qui assumiamo i prigionieri, entrano nel libro paga della Frescobaldi” afferma Lamberto Frescobaldi, presidente dell’omonima azienda e motore del programma. “Ciò permette loro di avere venti, trenta, anche quarantamila euro sui loro conti bancari. Questo è molto importante perché quando escono dalla prigione, alcuni di loro hanno paura di reimmettersi nella società ma avendo quei soldi sui loro conti in banca sono in grado di dire no al crimine”.

La realtà è che quando le persone vengono rilasciate dopo aver scontato lunghe condanne, di solito hanno bande criminali fuori che le aspettano, in cerca di persone con determinate capacità e in fondo disperate, perché spesso fuori dal carcere non hanno niente e soprattutto non hanno modo di fare soldi. Frescobaldi invece sostiene che, se il tasso medio di recidiva in Italia è dell’85%, per le persone che passano da Gorgona è pari allo 0%.

Quest’anno ricorre il 10° anno in cui la famiglia Frescobaldi è impegnata nel penitenziario di Gorgona. Il decennio ha visto il passaggio di molti detenuti provenienti da strutture di alta sicurezza in tutta Italia. Come ricompensa per la buona condotta, i prigionieri possono scontare gli ultimi due o tre anni della loro condanna sull’isola. E qui possono imparare a tornare nel mondo del lavoro.

“Non si tratta di formare le persone a produrre una buona bacca, un buon grappolo o un buon bicchiere di vino”, dice Frescobaldi. “Devi imparare a fare quello che devi fare. Là fuori, le persone fanno quello che devono fare perché hanno una famiglia da mantenere, hanno le spese da pagare... solo una piccola percentuale fa quello che vuole fare. La maggior parte delle persone fa quello che deve... e non c’è niente di sbagliato in questo”.

“Anni fa un detenuto mi disse: ‘Voglio ringraziarti. Questa è la prima busta paga che abbia mai avuto in vita mia. L’ho mandato a casa e con questi soldi hanno potuto comprare le scarpe per i miei figli”.

Fu Frescobaldi ad essere contattato dal direttore del carcere di Gorgona durante il mese di agosto. I vigneti esistevano già sull’isola e il responsabile del penitenziario cercava un’azienda vinicola dove far lavorare i detenuti. Più per curiosità che altro, Frescobaldi andò a Gorgona ma quando arrivò capì subito il potenziale, per la riabilitazione delle persone ma anche di un vino fosse un’espressione unica del terroir. E qualcosa si mosse subito in lui.

Cominciò a immaginare un progetto che potesse trasformare le viti e le vite. “Questo progetto significa molto per me. Mi permette di restituire”, dice. “Sono stato molto fortunato nella mia vita e voglio condividere questa fortuna con altre persone. È qualcosa che mi permette anche di essere patriottico, di fare qualcosa per l’Italia. Tutti meritano una seconda possibilità, non importa quello che hai fatto nella vita. Io ci credo davvero”.

“Un detenuto che ho incontrato mi ha detto di essere stato incarcerato perché aveva litigato in una discoteca e ha tirato un pugno. L’altro ragazzo è caduto a terra ed è morto. Quindi quell’unico disgraziato attimo in cui ha perso il controllo gli è costato 20 anni della sua vita. Può succedere a chiunque. Alcune persone sono qui solo per essere nate nel posto sbagliato, o nel momento sbagliato. Potremmo essere io o te, quindi dobbiamo dare alle persone un’altra possibilità di vita”.

Una volta avviato il progetto, il direttore del carcere ha confidato a Frescobaldi di aver inviato centinaia di richieste alle aziende vinicole di tutta la Toscana e oltre: lui è stato l’unico a rispondere. Per i detenuti, l’esperienza su Gorgona è davvero trasformativa. C’è una dicotomia insolita in loro che lavorano tra i filari. I detenuti che scontano una lunga condanna per un grave reato mostrano l’accettazione di uomini che hanno perso ogni autonomia nella loro vita e hanno trascorso ogni giorno per anni a riflettere sulle loro scelte sbagliate. Eppure si avverte anche un accenno di pericolo, come una molla a spirale: sono persone vulnerabili, motivo per cui un progetto come questo può fare la differenza.

“È molto meglio qui”, dice il detenuto Muhammad (nome di fantasia, ndr) “Prima ero detenuto in Costa Azzurra, e ho fatto un’esperienza completamente diversa. Qui ti è permesso essere un essere umano”. “C’è fiducia tra le guardie e i detenuti”, continua, brandendo un paio di cesoie. “Anche questi strumenti potrebbero essere armi nelle mani sbagliate, ma ci è permesso usarle per fare il nostro lavoro. Posso dormire la notte, qui. Prima nelle altre carceri non ho chiuso occhio per anni”.

Il rapporto con le guardie è diverso, ma Gorgona è pur sempre una prigione. I detenuti possono uscire dalle loro celle quando hanno compiti da svolgere, ma per il resto del tempo sono sotto chiave. La vendemmia, però, è un momento cruciale e le porte delle celle si spalancano per permettere ai detenuti di lavorare lunghe ore raccogliendo a mano l’uva non appena è perfettamente matura.

Tutto è fatto a mano. Le viti crescono su terrazze scavate nei ripidi pendii dell’isola. Il vino viene prodotto sull’isola nella cantina denominata “garage”, dove gli enologi Frescobaldi vinificano in modo semplice e tradizionale. Tutta la vita dei detenuti è dedicata alla coltivazione dell’uva e alla produzione del vino, è il centro del loro mondo mentre si trovano nel penitenziario sull’isola.

“È un momento emozionante quando fanno rotolare le botti giù per la collina e la gru le solleva sulla barca”, dice un enologo della Frescobaldi. E ti chiedi se è lo stesso per i detenuti, quando salgono sulla barca e salutano Gorgona, guardando come il villaggio di pescatori dai colori vivaci che è stata la loro casa per anni scompare in lontananza, e la barca è diretta verso la terraferma e una nuova vita.