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Il Piccolo, 13 ottobre 2019


Tre detenuti del carcere di via Barzellini hanno ottenuto nei giorni scorsi un permesso speciale per servire a Barcis il pranzo di comunità alla 27esima edizione del Convegno del Centro Balducci. I tre detenuti fanno parte del percorso educativo promosso all'interno della casa circondariale di Gorizia da don Alberto De Nadai e Steven Stergar con il fine di far convergere e dialogare le diverse attività formative tenute all'interno del carcere stesso e di permettere così alle persone private della libertà di tenere lo sguardo sempre rivolto al futuro.

Grazie al permesso del magistrato di sorveglianza i tre detenuti, per un giorno, hanno potuto confondersi tra la folla, ma soprattutto hanno potuto confrontarsi con un ambiente sociale dove, tra un piatto servito e l'altro, hanno scambiato parole di sostegno e solidarietà. "Hanno dimostrato, per tutta la giornata di permesso, come sia possibile per tre attuali detenuti ripensare il concetto di vita, di stare al mondo, di prendersi cura l'uno dell'altro, finalizzando un percorso che da diverso tempo hanno intrapreso all'interno delle quattro mura del carcere - ricordano don Alberto e Stergar.

L'impegno offerto è solo il prolungamento e la controprova di quanto dimostrato tuttora nella struttura di via Barzellini, ma è anche un premio che funge loro da responsabilità per altre persone che, come loro, vivono attualmente questa tipologia di realtà. Diventano esempio di come scomode etichette possano essere strappate ancora prima che applicate".

"Intraprendere percorsi interni al carcere non è certamente da tutti", proseguono De Nadai e Stergar, ricordando però che al momento un'altra dozzina di detenuti prende parte al percorso rieducativo. "Passo dopo passo, i risultati iniziano a vedersi - dicono -. Concetti come diritto, dovere, responsabilità, volontà e duro lavoro stanno attecchendo nella mente di questi esseri umani volenterosi di dare prima una sterzata, e poi, per dirla alla don Ciotti, uno scatto alle loro rispettive vite, indirizzando queste in binari più congeniali al bene individuale e sociale.

Ancora una volta l'ennesima attenzione alla cura reciproca, all'interessamento nei confronti del prossimo, dando a questo un esempio al quale potersi appigliare. Speranze trasmesse in alternative che divengono concrete possibilità, appigli, anche questi, indispensabili per poter meglio comprendere l'obiettivo rieducativo dell'istituzione carceraria".