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Il Gazzettino, 15 luglio 2020


Un 28enne albanese è stato trovato ieri mattina senza vita all'interno della struttura che ospita il Centro di permanenza per il rimpatrio. Ferito gravemente il compagno di stanza. La Procura di Gorizia ha aperto l'inchiesta per chiarire le cause, nel frattempo divampano le polemiche con il sindaco gradiscano che chiede si accerti al più presto la verità mentre al Cpr gli altri migranti per protesta hanno scatenato una nuova rivolta, provocando un incendio.

Sul caso al momento c'è il più stretto riserbo da parte della Squadra Mobile della Questura di Gorizia, che sta compiendo le indagini rispetto al decesso del giovane di 28 anni che si trovava al centro migranti isontino per la quarantena relativa al contenimento da Coronavirus. Secondo quanto si è appreso, il compagno di stanza dell'uomo, un cittadino marocchino, è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni, anche se non in pericolo di vita. Gli investigatori e il medico legale non avrebbero tuttavia individuato segni di lotta o colluttazione tra i due. Del caso si sta occupando la Procura della Repubblica di Gorizia.

Nel pomeriggio di ieri, non appena si è diffusa la notizia, gli altri ospiti del centro hanno dato vita ad una nuova rivolta: poco prima delle 14 gli stranieri sono stati sentiti gridare e battere sulle sbarre; per protesta hanno appiccato le fiamme ad alcuni materassi mentre nella zona blu, quella dove si trovavano i due ragazzi, sono stati sequestrati tutti i cellulari. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco per spegnere il rogo. A chiedere che venga fatta chiarezza al più presto il sindaco di Gradisca, Linda Tomasinsig.

"A sette mesi dalla apertura del Cpr giunge purtroppo la notizia di un'altra morte e di un ricovero d'urgenza al Pronto soccorso tra i detenuti di questa terribile struttura. Le notizie in mio possesso sono che la morte non è avvenuta in un contesto di fuga o rivolta, ma è stata scoperta al mattino dagli operatori dell'ente gestore durante un controllo di routine ha specificato il sindaco -. Chiedo con forza, e non nutro dubbi in proposito, che la verità emerga con celerità e attenzione, così come che vengano resi noti gli esiti delle indagini sulla morte, avvenuta il 19 gennaio di quest'anno, di Vakhtang Enukidze".

Il riferimento è al 38enne georgiano deceduto, secondo l'autopsia, per un edema polmonare, sulle cui cause però si sta ancora indagando. All'epoca il procuratore di Gorizia Massimo Lia aveva spiegato che non si poteva "escludere al cento per cento cause di tipo violento".

Il deputato di Radicali +Europa Riccardo Magi, dopo aver ascoltato alcuni ospiti, aveva raccontato che Enukidze sarebbe stato "picchiato ripetutamente". "Attualmente il Cpr di Gradisca ha raggiunto, con i recenti arrivi dal sud, il massimo della sua attuale capienza (circa 80 detenuti) non senza problemi per la gestione di questi arrivi tanto più durante l'emergenza sanitaria in corso", ha aggiornato sempre ieri Tomasinsig. Nei giorni scorsi sono stati registrati ripetuti episodi di autolesionismo e di forme di protesta, come lo sciopero della fame. Il sindaco chiede ancora la chiusura del Cpr.

"In sei mesi ci sono stati due morti e diverse persone ricoverate e gli ultimi episodi di oggi dimostrano che la situazione è pericolosa ed è necessario un cambiamento chiaro di strategia, non certo altre strutture del genere come paventato da Fedriga", dice il consigliere regionale Pd Diego Moretti. "Nè un carcere né un Cpr sono luoghi in cui si deve entrare correndo il rischio di morire, eppure in un pugno di giorni registriamo due decessi, a Trieste e a Gradisca. Non si può restare indifferenti e continuare ad archiviare come fatalità questi fatti", dice la deputata Debora Serracchiani (Pd).