di Andrea Saule
rainews.it, 2 giugno 2026
Tra gli ospiti si sarebbe sparsa la voce che chi sopravvive viene liberato. La garante: nessun accompagnamento psicologico. Il sindaco: va chiuso. Cinque tentativi di suicidio in una sola settimana hanno riportato l’attenzione sulle condizioni all’interno del Cpr di Gradisca d’Isonzo. Gli episodi, avvenuti tra il 4 e l’11 maggio, riguardano persone trattenute nel centro in attesa di rimpatrio. Le segnalazioni, arrivate da parte della nuova garante comunale dei detenuti, descrivono un contesto segnato da forte disagio psicologico, episodi di autolesionismo e crescente tensione tra i trattenuti. Tra gli ospiti sono numerose le persone con fragilità psichiche, dipendenze e precedenti tentativi di suicidio. Con il rischio di emulazione, visto che si era sparsa la voce che tutti coloro che sopravvivono a un tentativo di gesto estremo venissero rimessi in libertà non risultando idonei alla vita nella struttura.
Cristina Patron (garante comunale dei detenuti): “Quello che è importante sottolineare secondo me è il paradosso del sistema: da un lato in un primo momento queste persone vengono trattenute perché ritenute inidonee alla circolazione sul territorio nazionale, e in un secondo momento, dopo una valutazione incompatibile con la prima e l’emersione di problemi psichiatrici, vengono rimesse in libertà ma non vengono accompagnate in questo percorso”.
Dalla questura emerge il sospetto che le azioni fossero coordinate da fuori. Il tentativo però non sarebbe riuscito, perché i medici non avrebbero ravvisato l’inidoneità alla permanenza al Cpr. Esiste tuttavia una questione riguardante l’adeguatezza dell’assistenza sanitaria e psicologica all’interno. Un problema che si ripropone e che fa chiedere al sindaco di Gradisca, Alessandro Pagotto, la chiusura del Centro: “Dopo vent’anni di presenza sul nostro territorio, possiamo dire che queste strutture sono inadeguate per una gestione del fenomeno migratorio e dei rimpatri”.










