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di Enrico Franceschini

La Repubblica, 17 agosto 2022

Il fondatore di Wikileaks denuncia che sarebbe stata violata la protezione della privacy fornita dalla Costituzione degli Stati Uniti. Gli avvocati di Julian Assange hanno fatto causa alla Central Intelligence Agency, sostenendo che l’agenzia di spionaggio americana ha intercettato le conversazioni private tra il fondatore di Wikileaks e i suoi difensori, violando la protezione della privacy fornita dalla Costituzione degli Stati Uniti. Le intercettazioni sarebbero avvenute nei confronti di almeno due legali di Assange che hanno cittadinanza americana e di due giornalisti, anch’essi di nazionalità Usa, dunque tutti coperti dalla protezione della riservatezza delle conversazioni stabilita dalla carta costituzionale degli Stati Uniti. In quanto australiano, viceversa, Assange non è protetto dal medesimo principio.

Presentata davanti a un tribunale di New York, la causa sostiene che la Cia collaborò a tale fine con una società privata di investigazioni, la Undercover Global, che aveva un contratto con l’ambasciata londinese dell’Ecuador, dove Assange si rifugiò nel 2012 per sfuggire a una estradizione in Svezia, in cui era indagato per abusi sessuali. Assange rimase nell’ambasciata per sette anni, fino a quando il governo ecuadoregno gli ha tolto l’asilo politico e lo ha espulso dalla propria sede diplomatica, provocandone l’arresto non appena il fondatore di Wikileaks è uscito dall’edificio.

L’indagine della magistratura svedese per abusi sessuali si è poi chiusa senza incriminazioni, ma Assange è stato dapprima condannato a un anno di carcere in Gran Bretagna per violazione della libertà provvisoria e poi ha affrontato sempre a Londra un processo per l’estradizione negli Usa, dove era stato incriminato per violazione di segreti di Stato e spionaggio in relazione alla pubblicazione nel 2010 su Wikileaks di documenti riservati sulla guerra in Afghanistan e in Iraq, un’accusa che comporta una sentenza fino a 175 anni di carcere. La sua difesa è sempre stata che quelle pubblicazioni erano protette dalla liberà di stampa, in quanto rivelavano abusi commessi da militari americani nel corso dei due conflitti. Dopo verdetti contrastanti, la Corte d’Appello e la Corte Suprema britanniche hanno stabilito che Assange può essere estradato in America. Al suo trasferimento manca solo l’autorizzazione finale da parte del Ministero degli Interni britannico.

Ora la causa intentata negli Stati Uniti dai suoi avvocati potrebbe teoricamente bloccare il provvedimento. I legali hanno denunciato per violazione della privacy la Cia e Mike Pompeo, all’epoca di direttore dello spionaggio americano e in seguito segretario di Stato. “Il diritto di Assange a un equo processo è stato contaminato, se non distrutto” dalle intercettazioni, afferma Robert Boyle, un avvocato americano che lo rappresenta nella causa alla Cia. “Dovrebbe esserci una pena, fino al ritiro delle accuse (di violazione di segreti di Stato, ndr.) o al ritiro della richiesta di estradizione negli Usa”, ha dichiarato l’avvocato. La causa sostiene che la Undercover Global aveva piazzato microfoni intorno all’ambasciata dell’Ecuador e aveva intercettato i telefonini e i computer degli avvocati e dei giornalisti americani che visitavano Assange, fornendo poi alla Cia le informazioni ricavate. “Mike Pompeo era a conoscenza dell’operazione”, dice l’avvocato Boyle, “e l’aveva approvata”.