sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesco Caremani

Il Domani, 16 ottobre 2026

In Inghilterra, 20 persone vicine alla scarcerazione si preparano alla London Marathon 2027 con allenamenti e tutor. L’obiettivo è affidare allo sport un ruolo nel reinserimento sociale anche dopo una pena. Resta da verificare se l’iniziativa ridurrà davvero le ricadute. La partenza e l’arrivo di una maratona sono separati da 42 km e 195 metri. Per chi sta scontando una pena detentiva, però, il traguardo più difficile potrebbe trovarsi altrove: oltre il cancello del carcere, quando la libertà torna a essere una possibilità concreta e insieme una responsabilità. Trovare un lavoro, ricostruire i rapporti familiari, sottrarsi alle relazioni e alle circostanze che hanno contribuito alla condanna.

La corsa, da sola, non risolve nulla di tutto questo. Può tuttavia offrire un metodo per affrontarlo. In Inghilterra 20 detenuti prossimi alla scarcerazione sono stati coinvolti in Prison Run, un progetto che punta a prepararli alla maratona di Londra del 2027. Il programma prevede allenamenti, tutoraggio e un accompagnamento nel percorso di reinserimento sociale. Siamo quindi davanti a un tentativo di utilizzare una disciplina sportiva come strumento di politica penitenziaria.

La maratona impone una relazione particolare con il tempo. Non consente scorciatoie, richiede continuità, costringe a misurarsi con i propri limiti e a distribuire le energie. Chi corre deve imparare a rispettare un programma, riconoscere i segnali del corpo, accettare le giornate negative senza abbandonare l’obiettivo. Competenze che possono avere un significato anche fuori dallo sport, soprattutto per persone chiamate a ricostruire una quotidianità dopo la detenzione. Ma tra imparare a correre e riuscire a reinserirsi nella società esiste una distanza che nessun entusiasmo può cancellare.

Il progetto è guidato da Chrissie Wellington, ex campionessa mondiale di Ironman. I partecipanti sono uomini e donne provenienti da tre istituti penitenziari. Molti non hanno mai corso più di qualche chilometro. Saranno seguiti da allenatori e mentori durante la detenzione, nelle uscite temporanee autorizzate e dopo la scarcerazione. L’obiettivo è collegare attività fisica, lavoro e comunità, evitando che il sostegno finisca proprio nel momento più delicato.

Tra i tutor figura John McAvoy, oggi triatleta, che durante una condanna per rapina a mano armata stabilì record mondiali di canottaggio indoor. La sua esperienza dimostra che lo sport può contribuire a cambiare una traiettoria personale, ma non costituisce una prova statistica della sua efficacia contro la recidiva. È una distinzione essenziale, soprattutto quando si parla di impiegare risorse pubbliche. I numeri spiegano perché la questione sia urgente. Secondo le statistiche del ministero della Giustizia britannico, il 29,9 per cento delle persone prese in esame tra luglio e settembre 2024 ha commesso un nuovo reato accertato nel successivo periodo di osservazione.

Il dato comprende diverse categorie di persone sottoposte al sistema penale, non solo ex detenuti. Tra chi esce da pene detentive inferiori a 12 mesi, il rischio di ricaduta è sensibilmente più elevato. 

Prison Run non è un’esperienza isolata. In 25 carceri e istituti per giovani detenuti dell’Inghilterra e del Galles si organizzano attività di parkrun, le corse collettive non competitive. Il 180 Project utilizza invece il CrossFit, collegando l’allenamento a servizi di accompagnamento sociale, sostegno abitativo e orientamento personale. In entrambi i casi il valore attribuito allo sport riguarda soprattutto la costruzione di rapporti di fiducia e di appartenenza.

Una ricerca pubblicata nel 2024 dall’ispettorato britannico della supervisione e reinserimento sociale delle persone condannate ha individuato specifici meccanismi attraverso i quali l’attività sportiva può favorire il reinserimento, ma il punto decisivo è che lo sport non agisce automaticamente: servono programmi strutturati, operatori preparati, continuità educativa e collegamenti con i servizi esterni.

La maratona di Londra del 2027 si svolgerà il 24 e 25 aprile, in un’edizione eccezionalmente distribuita su due giornate. Il carcere dovrebbe rieducare, preparando il ritorno nella società. Se la corsa contribuirà a farlo, lo diranno i risultati, non le fotografie dei partecipanti con la medaglia al collo. Perché 42 chilometri possono essere un’impresa. Restare fuori dal carcere, per alcuni, lo è molto di più.