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di Enrico Franceschini

La Repubblica, 5 settembre 2023

Thomas White resta in cella a causa dell’Ipp, “l’imprisonment for Public Protection”, una misura ora cancellata che di fatto prevede sentenze a tempo indeterminato. Più di 2.900 altri detenuti nelle stesse condizioni. In carcere da undici anni per il furto di un telefonino. Dove? Non in qualche feroce regime totalitario o corrotta repubblica delle banane, bensì nel Regno Unito, culla della democrazia e dello stato di diritto. Thomas White, un cittadino britannico, è in carcere dal 2012 per avere rubato un telefono cellullare. La sua situazione ha attirato su Londra le critiche dell’Onu, che lo definisce “un caso emblematico dei danni” che possono essere causati dalle sentenze a tempo indeterminato.

Chiamate Imprisonment for Public Protection (Ipp), questo genere di misure furono introdotte in Gran Bretagna nel 2004 per proteggere il pubblico da criminali i cui reati non erano abbastanza gravi di per sé da meritare una sentenza all’ergastolo o comunque a lunghi anni di carcere, ma che per varie ragioni venivano considerati troppo pericolosi per essere rilasciati alla scadenza della condanna originale. Sono composte di due pene detentive: la prima è proporzionale al reato commesso e può essere anche breve, ma quando questa finisce ne inizia immediatamente una seconda, “a tempo indeterminato”, che dura fino a quando i giudici ritengono che il condannato non rappresenti più un rischio per la società. In teoria possono durare per sempre.

Nel 2012 il governo conservatore di David Cameron ha abolito l’Ipp, giudicandolo un tipo di sentenza “poco chiara, inconsistente e incerta”. Ma quello stesso anno, quattro mesi prima che la legge fosse cancellata, White è stato condannato per il furto di uno smartphone. All’epoca aveva 28 anni, era padre di una bambina e in possesso di una fedina penale sporca per una serie di piccoli crimini. Non apparteneva a cosche mafiose o a una gang, eppure la sua reputazione spinse il giudice a condannarlo a 2 anni per il furto del cellulare più un “imprigionamento per protezione pubblica” a tempo indeterminato. Da quel momento non è più uscito di prigione.

Non è l’unico a trovarsi dietro le sbarre con una sentenza senza limiti di tempo: più di 2900 detenuti, condannati come lui prima dell’abolizione della legge, sono tuttora in carcere senza sapere se e quando potranno uscirne, la maggior parte da più di dieci anni. Il suo caso attira più attenzione degli altri perché è forse l’unico ad avere subito di fatto una condanna all’ergastolo per avere rubato un telefonino. E perché, anche per questo, le sue condizioni mentali stanno peggiorando.

I familiari hanno fatto più volte appello al Parole Board, la commissione che valuta il rilascio anticipato di un prigioniero, affinché esamini se può essere liberato, ma finora con risultato negativo. Sua sorella ha raccontato al Guardian che Thomas ha perso peso, dorme male, soffre di allucinazioni e vive in uno stato costante di depressione e di ansia. La questione ha suscitato l’interesse delle Nazioni Unite. “Il caso di Thomas White è emblematico dei danni psicologici provocati dalle sentenze a tempo indeterminato”, afferma Jill Edwards, commissaria speciale dell’Onu per la tortura e ogni altra punizione crudele, disumana o degradante. Le critiche al provvedimento non mancano nello stesso Regno Unito, dove lord Brown, un ex-giudice della Corte Suprema, ha definito l’Ipp come “la peggiore macchia sul nostro sistema giudiziario”. Ma intanto un uomo è da undici anni in una galera britannica, e rischia di impazzire, per il furto di un telefonino.