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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 30 marzo 2021

 

"She was just walking home" ("Stava solo tornando a casa"). Con questo slogan il 13 marzo scorso centinaia di persone si erano radunate, per una veglia a lume di candela, nel parco di Clapham Common a Londra. La manifestazione era stata indetta in memoria di Sarah Everard, una ragazza scomparsa dieci giorni prima e poi ritrovata il 10 marzo, con il corpo smembrato, in una zona boscosa della città di Ashford, nel Kent.

L'assassinio di un serial killer? Forse sì. Ma il fatto che l'omicida sia stato rapidamente individuato e riconosciuto come un agente di polizia (Wayne Couzen del Comando di protezione parlamentare e diplomatica) ha ben presto fatto assumere alla vicenda una valenza diversa da quella di un tragico fatto di cronaca. Con il pretesto del divieto di assembramento per le restrizioni anti Covid, le forze dell'ordine sono intervenute in forze e si sono scontrate con i dimostranti e la manifestazione ha avuto un epilogo tumultuoso; 4 donne sono state arrestate provocando però lo sdegno generalizzato, anche a livello politico.

In molti hanno visto lo spropositato intervento come il segno dello sgomento che attraversa la polizia e la diffidenza o ostilità manifesta che sempre di più si sta condensando contro i suoi appartenenti. Tutto questo mentre in Parlamento sta andando in scena una battaglia legislativa su un gigantesco disegno di legge che a metà di marzo è passato, in seconda lettura, alla Commissione preposta all'esame con 359 voti a favore contro 263. Il provvedimento, fortemente voluto dal Ministero dell'Interno e dal Segretario generale del Dipartimento alla sicurezza, la dura Priti Patel, va sotto il nome di legge su "polizia, crimini, condanne e tribunali, 300 pagine che includono le proposte del governo Johnson per riformare l'intero sistema di giustizia penale.

In realtà si tratta di un dispositivo che mette insieme aree disparate, dai crimini violenti fino alle proteste di piazza. Così i giudici potrebbero aumentare le pene per gravi reati introducono nuove regole di libertà su cauzione, prendere in considerazione la possibilità di incarcerare a vita anche i bambini protagonisti di omicidio, raddoppiare gli anni di prigione per le aggressioni ai danni degli operatori d'emergenza.

Ma è il punto 3 che promette di scatenare l'opposizione a livello sociale in maniera macroscopica. Attualmente infatti la polizia prima di imporre qualsiasi tipo di restrizione ad una manifestazione deve dimostrare fattivamente che una protesta può determinare "gravi disordini pubblici, gravi danni alla proprietà o gravi interruzioni della vita della comunità".

Con la nuova legge invece esisterebbero specifici percorsi alle marce, cosa che solitamente viene discussa settimane prima con gli organizzatori, toccando anche le manifestazioni statiche. Regole inerenti anche per sit in composti da una sola persona. Chi si rifiutasse di seguire le indicazioni della polizia potrebbe essere multato fino a 2.500 sterline. Diventerà anche un crimine non seguire le restrizioni di cui i manifestanti ' avrebbero dovuto' sapere, anche se non hanno ricevuto un ordine diretto da un ufficiale.

Verrebbe introdotta anche una nuova fattispecie di reato e cioè di ' provocare intenzionalmente o incautamente molestia pubblica'. Una norma evidentemente diretta ad impedire l'occupazione di spazi pubblici. Una parte sembra fortemente desiderata dalla polizia metropolitana sconfitta dalle azioni dell'organizzazione ambientalista Extinction Rebellion nel 2019. Ma probabilmente il punto più contestato è quello che riguarda la pena prevista per chi danneggia statue o memoriali, 10 anni di carcere. Non a caso la città dove si sono svolte le manifestazioni più partecipate e violente contro il disegno di legge è stata Bristol dove è nato il movimento "Kill the Bill" e dove lo scorso anno è stata divelta la statua del mercante di schiavi Edward Colston.

Se è vero che contro la norma sono schierati i Laburisti, le organizzazioni femministe, i movimenti sociali, avvocati per i diritti umani e diversi intellettuali, anche il fronte della Polizia non è compatto. Se la Federazione della Polizia si è detta soddisfatta, così non è per l'Associazione dei Commissari che proprio sul tema delle proteste ha rilasciato una posizione ufficiale tramite il proprio presidente Paddy Tipping: "Penso che i politici farebbero bene a lasciare le decisioni alle persone responsabili... devono lasciare che le persone prendano decisioni locali in circostanze locali".