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di Antonello Guerrera

La Repubblica, 12 marzo 2023

Intervista al primo ministro britannico Rishi Sunak: perché la controversa nuova legge britannica sui rifugiati è “dura ma giusta”, il caso Italia e la reazione all’endorsement di Salvini, quando finirà la guerra in Ucraina e come fronteggiare la Cina nell’Indo-Pacifico.

Bonjour, Rishi Sunak. Il primo ministro britannico compare dal fondo dell’Eurostar su cui siamo saliti alla stazione di St Pancras a Londra: “Se sono già stanco di essere leader del mio Paese? No. Anzi, si diventa orgogliosi proprio in queste occasioni! E per migliorare la vita delle persone”, dice ai reporter in viaggio con lui, tra cui Repubblica, unico giornale Ue ammesso. Fisico smagliante, il 42enne successore di Boris Johnson e Liz Truss è in viaggio verso Parigi, per la prima visita di un leader britannico in Francia dopo 5 anni di frizioni, tensioni, litigi e incomprensioni post Brexit.

Nel pomeriggio, l’atteso incontro all’Eliseo con il presidente francese Emmanuel Macron. “Merci, mon ami!”, lo ringrazia calorosamente Sunak. “È un nuovo inizio, un momento speciale, una nuova unione”, assicura Macron. Anche se il capo dell’Eliseo gli fa notare che la strada è ancora lunga per tornare ai rapporti pre Brexit tra Francia e Regno Unito: “Dipenderà da quanto accadrà nei prossimi mesi, certo ci sono ancora conseguenze dell’uscita di Londra dall’Ue da sistemare… ma oggi sono molto felice di essere qui con Rishi, per rilanciare l’amicizia nostra e dei nostri Paesi”.

Qualcuno la chiama già “bromance” quella di Sunak e Macron. Un “flirt fraterno”. Certo qualcosa, anzi molto, è cambiato. Nelle intenzioni, ma anche nei fatti. Due settimane fa l’accordo Brexit tra Ue e Regno Unito sull’Irlanda del Nord che il primo ministro britannico ha chiuso in poche settimane, dopo le infinite e ideologiche trincee dei predecessori Liz Truss e soprattutto Boris Johnson. Oggi, poi, l’annuncio di nuovi 543 milioni di euro dai britannici ai francesi per pattugliare le coste ed evitare i viaggi disperati dei barconi nella Manica, dopo la presentazione giorni fa del controverso disegno di legge di Londra che prevede di arrestare, espellere e vietare il diritto di asilo a chiunque arrivi irregolarmente in Inghilterra. A fine mese arriverà a Parigi anche re Carlo III, in quella che sarà la sua prima visita all’estero - e non in un Paese del Commonwealth. Ma anche la scelta di Sunak di viaggiare in treno, e non in aereo, per arrivare in Francia è simbolica. Per dimostrare quanto i legami tra Londra, Parigi e tutto il resto della Ue siano destinati a fortificarsi di nuovo, nonostante lo scisma del referendum del 2016.

Sunak, come reagisce alle critiche contro il vostro nuovo durissimo disegno di legge su richiedenti asilo e migranti irregolari?

“L’immigrazione non è un problema solo britannico, ma europeo. La nostra collaborazione crescente con la Francia per pattugliare capillarmente le coste e fermare i barconi nella Manica è solo l’inizio di un percorso secondo me ampio e molto positivo. In futuro, avere discussioni con l’Ue sull’immigrazione è certamente nei nostri piani, così come con Frontex, o il gruppo di Calais, e nel Mediterraneo. Perché la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Siamo solo all’inizio di un lungo viaggio”.

Ma siete pronti persino ad abbandonare l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati per negare i diritti a chi sbarca dalla Manica senza permesso?

“Non arriveremo a tanto, perché abbiamo appena presentato una legge che rispetta i parametri dell’Unhcr ma che allo stesso tempo implica misure più rigide per spezzare il business delle gang criminali e di trafficanti di uomini. Siamo sulla strada giusta, così come nelle espulsioni degli irregolari verso un Paese sicuro come il Ruanda: dobbiamo fermare i barconi che salpano illegalmente verso le nostre coste”.

Matteo Salvini l’ha lodata per la sua legge anti sbarchi: “Severa ma giusta”. La imbarazza questo endorsement?

“Io la definirei dura ma giusta. Non credo sia compassionevole o moralmente corretto continuare a insistere con questo status quo in cui le persone muoiono in mare, come al largo delle coste italiane, e vengono sfruttate dalle gang criminali. Non è giusto, anche perché le nostre risorse e la nostra generosità per aiutare le persone vulnerabili e bisognose che arriverebbero legalmente sono prosciugate da coloro che sbarcano illegalmente”.

Gary Lineker, ex campione di calcio e stella della Bbc, vi ha accusato di parlare dei rifugiati e dei richiedenti asilo come la Germania nazista...

“Invece credo che la nostra linea sia la cosa più giusta da fare, anche dal punto di vista morale. Perché è il modo migliore per aiutare i più deboli e non farli finire nelle mani di aguzzini senza scrupoli o morire in mare. Non c’è nulla di compassionevole in questo. Mentre molte persone che sbarcano illegalmente e non sono le più vulnerabili abusano del nostro sistema di accoglienza”.

Crede che altri Paesi seguiranno la vostra linea dura?

“Non voglio dire ad altri cosa fare, ma è chiaro che questo è un problema di tutti. Non a caso, la Francia sta pensando di limitare il diritto d’asilo. La Germania sta pensando a un commissario speciale per l’eventualità di inviare migranti irregolari in Paesi terzi, come noi facciamo con il Ruanda. L’Italia vuole capire come sorvegliare meglio il Mediterraneo. Tutti stanno agendo in qualche modo, perché l’anno scorso l”Europa ha visto un 60% di migranti in più rispetto al 2021, secondo l’Onu 100 milioni di persone sono sfollate nel mondo e abbiamo visto la tragedia in mare di qualche giorno fa in Italia (a Cutro, ndr)”.

Dopo il recente accordo Brexit sull’Irlanda del Nord, crede che Regno Unito e Ue possano collaborare sempre meglio?

“Spero che l’intesa apra altri tavoli di cooperazione più profonda tra Europa e Regno Unito. L’altra settimana ne discutevamo con Ursula von der Leyen, sulla ricerca, per esempio. Ma è solo uno dei settori dove possiamo essere sempre più costruttivi e positivi con la Ue. C’è tutto il mio impegno”.

È pronto ad allentare le norme sull’immigrazione regolare, visto che nel Regno Unito dopo la Brexit e il Covid ci sono ancora 1,2 milioni di posti di lavoro vacanti che non si riesce a colmare?

“Non lo escluderei. Ma la cosa più importante è che, con la Brexit, abbiamo riottenuto il controllo dei confini e dunque la possibilità di scegliere se allentare o meno le norme migratorie”.

Che cosa ne pensa del controverso Inflation Reduction Act di Biden che ha scatenato le critiche europee? C’è la possibilità di una convergenza con la Ue?

“Ne ho parlato anche con Von der Leyen. Credo che la cosa migliore per tutti noi sia mantenere i mercati liberi e aperti: è l’unica strada a lungo termine per raggiungere prosperità e sicurezza comuni. Stiamo parlando sia con l’Europa che con gli Stati Uniti per implementare questo concetto. Un altro tema su cui è bene coordinarsi”.

All’Eliseo citano il film Casablanca con Humphrey Bogart - “Credo sia l’inizio di una bella amicizia” - per celebrare il suo gran rapporto, o la “bromance”, con Macron...

“(Ride, ndr) È stato fantastico conoscere Emmanuel negli ultimi due mesi. C’è un desiderio reciproco di rafforzare le nostre relazioni. Perché c’è un enorme potenziale e possiamo fare grandi cose su migranti, sicurezza energetica, cooperazione militare, eccetera. Mi sento un privilegiato in questo senso”.

Eppure, solo fino a qualche mese fa, il suo predecessore Liz Truss aizzava gli iscritti conservatori chiedendo: “Macron! Amico o nemico?”.

“Lo dissi già all’epoca: la Francia è un grande Paese amico, con il quale bisogna cooperare sempre di più. Non rispondo del passato, ma non vedo l’ora di avere un legame sempre più forte con Parigi. Macron è una cosa buona per il Paese”.

È d’accordo con Macron quando dice che l’Ucraina dovrebbe iniziare i negoziati di pace quest’estate?

“Credo che alla Conferenza di Monaco, Emmanuel abbia detto che ora non è il tempo di negoziati e che sia stato frainteso. In ogni caso, oggi siamo tutti d’accordo nel fornire all’Ucraina aiuti militari in modo che Kiev abbia un vantaggio decisivo sul campo. Questo è l’obiettivo comune. Poi certo, tutte le guerre terminano con un negoziato. Ma sarà Kiev a decidere quando sedersi al tavolo. Quello che possiamo fare noi è mettere gli ucraini nella miglior posizione negoziale possibile. Ma oggi l’obiettivo prioritario è aumentare i nostri sforzi militari, addestrarli e sostenerli sempre di più per fornire loro un vantaggio decisivo in battaglia”.

Teme una convergenza sempre più profonda tra Cina e Russia nella guerra in Ucraina? Cosa può fare l’Occidente?

“Ne abbiamo parlato con Macron, che andrà in visita a Pechino presto, così come anche nel recente summit ministeriale G7. È un tema che coinvolge direttamente la nostra sicurezza, le nostre economie. Dobbiamo fare il massimo affinché sempre meno Paesi sostengano la Russia o cerchino di aggirare le sanzioni contro Mosca. Per questo è necessario un approccio comune, non solo contro la Cina ma anche per tutte le altre sfide globali che dovremo affrontare, come l’Iran. Non siamo solo vicini, partner, amici, ma soprattutto condividiamo dei valori e dovremo sempre farci sentire per difenderli. Noi Alleati non cederemo. Anzi, siamo sempre più uniti non solo sulla Nato, ma anche sulla libertà, la democrazia e l’importanza della sovranità”.

Domenica lei parte per San Diego per il vertice Aukus con Stati Uniti e Australia in chiave anti-Cina nell’Indopacifico, durante il quali verranno annunciati nuovi sottomarini nucleari a Canberra. Cosa dobbiamo aspettarci?

“Sia noi che la Francia siamo due nazioni europee impegnate nel mondo e che vogliono essere protagoniste attive in una regione che ospita metà della popolazione mondiale, il 40% del Pil della Terra e che crescerà negli anni. L’economia, ma soprattutto la sicurezza di tutti, passeranno di lì. L’attivismo di molti Paesi asiatici a favore dell’Ucraina dimostra quanto i nostri valori siano universali. Gli accordi di oggi con Macron rappresentano un passo in avanti perché prevedono anche più cooperazione tra forze militari alleate, anche nel dispiegamento delle nostre Marine militari nell’area, in maniera sempre più ampia”.