di Enrico Franceschini
La Repubblica, 8 settembre 2020
Dopo lo stop dovuto alla pandemia di Covid, l'udienza è ripresa tra le contestazioni fuori dal tribunale. I pm americani accusano il 49enne australiano di spionaggio e pubblicazione di documenti militari secretati. Se estradato, rischia fino a 175 anni di carcere. Il verdetto è previsto per i primi di ottobre. Con i suoi sostenitori all'esterno del tribunale Old Bailey che alzano cartelli secondo cui il procedimento in corso è una grave repressione della libertà di stampa, riprende stamane nella capitale britannica il processo per l'estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti.
Il fondatore di Wikileaks è stato incriminato lo scorso anno negli Usa per spionaggio a causa delle rivelazioni pubblicate dal "sito delle soffiate" sulla guerra in Afghanistan e in Iraq. Per le autorità americane avrebbe cospirato con l'analista dell'intelligence dell'esercito americano Chelsea Manning per hackerare un computer del Pentagono, oltre che con membri di organizzazioni di hacking, avrebbe anche cercato di reclutare hacker per fornire a WikiLeaks informazioni riservate. Per Assange fu un legittimo scoop giornalistico che è servito a denunciare violazioni dei diritti umani. Se estradato, rischierebbe fino a 175 anni di carcere. Per questo, attraverso i suoi avvocati, rifiuta l'estradizione e chiede di poter rimanere in Gran Bretagna.
Assange è stato arrestato nel 2019 quando l'ambasciata dell'Ecuador a Londra lo ha praticamente espulso, dopo sette anni in cui vi si era rifugiato chiedendo asilo politico. Il giornalista di origine australiana affermava di essere vittima di una cospirazione, il cui fine ultimo era appunto la sua estradizione negli Usa, dove a suo parere sarebbe condannato senza possibilità di un'equa difesa.
Ma la ragione iniziale della fuga all'interno dell'ambasciata, in violazione della libertà provvisoria che gli era stata concessa, è stata un'altra: non sottoporsi alle richieste della giustizia svedese, che voleva interrogarlo a Stoccolma per una duplice denuncia per stupro da parte di due donne, ex-volontarie di Wikileaks, con cui Assange aveva avuto rapporti sessuali. In seguito, queste accuse sono venute a cadere. A quel punto, tuttavia, il fondatore di Wikileaks era preoccupato per la richiesta di estradizione americana.
La querelle diplomatico-giudiziaria si è conclusa quando il governo dell'Ecuador ha deciso di non dargli più ospitalità, citando il suo comportamento "anti sociale" all'interno dell'ambasciata. Una decisione su cui hanno probabilmente pesato anche rivelazioni di Wikileaks sull'Ecuador. Dopo l'arresto da parte di Scotland Yard, un giudice inglese lo ha condannato a un anno di carcere per la violazione dei termini della libertà provvisoria. La condanna a questo punto è stata scontata, ma Assange rimarrà detenuto per tutta la durata del processo di estradizione perché, visti i precedenti, la magistratura ha stabilito che c'è il rischio che provi a dileguarsi un'altra volta. Assange si trova attualmente nella prigione di Belmarsh, un carcere di massima sicurezza londinese, dove i suoi difensori dicono che le sue condizioni psicofisiche sono notevolmente peggiorate. Nei giorni scorsi Stella Morris, l'avvocata con la quale ha una relazione da qualche anno e che lo è andata a trovare spesso nell'ambasciata ecuadoregna, ha rivelato al Times di avere avuto in segreto due figli da Assange. Il processo di estradizione doveva cominciare in primavera, ma è stato rinviato a causa della pandemia. Si prevede un verdetto intorno ai primi di ottobre.










