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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 9 marzo 2025

Il procuratore: “Condivido le parole della presidente della Cassazione. Dalle carriere separate rischi per i cittadini con un pm che lavora per condanne a tutti i costi”. Procuratore Nicola Gratteri, l’ordinanza sul risarcimento al migrante clandestino della Diciotti fa risalire la tensione fra governo e magistrati. In tempi di riforma sarà così a ogni pronuncia su temi sensibili? “Ha già risposto la presidente della Corte di Cassazione (“Le decisioni sono criticabili, gli insulti inaccettabili” ndr). Condivido pienamente le sue parole”.

L’incontro governo-Anm non ha sortito nulla. Era inevitabile?

“L’intendimento del governo era ed è abbastanza risoluto. Per cui era difficile ipotizzare un cambiamento di rotta o un’apertura al dialogo che, purtroppo, fino ad oggi non c’è stata. Non so se fosse inevitabile. Posso dire però che sono contento di avere aderito allo sciopero. Lo rifarei perché ne condivido le ragioni”.

La politica accusa la magistratura di “ostracismo”. E di scatenare l’Apocalisse a ogni riforma. Sbaglia?

“A quale Apocalisse si fa riferimento? La magistratura non fa alcun ostracismo. Di fronte a una riforma che rischia seriamente di minare l’autonomia e l’indipendenza, la magistratura ha prima di tutto il dovere, oltre che il diritto, di esprimere la propria opinione e di far comprendere alla collettività cosa si rischia”.

 Questo non intacca le prerogative del Parlamento?

“No. Se la riforma dovesse essere approvata, la magistratura, come sempre del resto, farà il proprio dovere e la applicherà, nel rispetto delle istituzioni democratiche”.

Per il governo è necessaria a combattere il malfunzionamento della giustizia.

“Non ha attinenza alcuna con i veri problemi della giustizia, che sono legati principalmente alla lentezza dei processi e all’esistenza di cavilli procedurali che impediscono ai magistrati di impiegare tutto il loro tempo per decidere, approfonditamente, su ogni questione. La separazione delle carriere non è una misura in grado di accelerare di un solo minuto la durata dei procedimenti”.

Non garantirà un processo giusto, perché accusa e giudici saranno separati?

“Ma se fosse vera questa esigenza, non si spiegherebbero le assoluzioni, o le condanne a fronte di richieste di assoluzione, che vengono disposte. Segno che i giudici ragionano con la loro testa, senza appiattimento alcuno rispetto ai loro colleghi pm. E questo non lo diciamo solo noi, ma anche avvocati di grande levatura”.

Se dovesse scrivere lei la riforma, quali misure adotterebbe?

“In primo luogo una seria revisione della geografia giudiziaria, redistribuendo le risorse secondo le reali esigenze dei territori e chiudendo i piccoli tribunali, che sono inefficienti. Invece, si vuole fare il contrario. Poi farei una revisione dei codici, snellendo le procedure e riducendo al massimo i rimedi impugnatori, che ingolfano corti di appello e Cassazione. E sospenderei, lo dico con dolore, almeno in parte la famigerata app”.

Non è da sempre favorevole all’informatizzazione?

“Per questo lo dico con dolore. Ma costituirei una commissione paritetica tra ingegneri informatici e magistrati che studierebbero migliorie tecniche per adattare il programma alle reali esigenze degli uffici. Sbloccherei le assunzioni e mi terrei stretto il personale amministrativo valido, che, disincentivato da stipendi bassi, preferisce passare ad altre amministrazioni con retribuzione migliore. Siamo al paradosso: personale eccellente, dopo essere stato formato, se ne va. Infine andrebbe potenziato il contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione. Sono la vera piaga di questa nazione. E con le ultime riforme ne rischiamo una seria recrudescenza”.

L’Anm non doveva trattare miglioramenti alla riforma?

“Penso che la separazione delle carriere non sia un argomento oggetto di migliorie. Non va bene e basta”.

Secondo il governo le ragioni delle correnti non sono quelle di tutti i magistrati. Lei che non è mai stato “portato” dalle correnti condivide?

“È vero. Ma proprio perché non sono mai stato appoggiato da nessuna corrente, in modo libero e obiettivo, posso dire che le proposte che l’Anm ha portato all’incontro con la presidente del Consiglio sono tutte condivisibili. Dico di più. Sono sempre stato, e lo sono ancora, a favore di una riforma che preveda un sorteggio temperato di tutti i componenti, laici e togati, del Csm. Ma se ciò significa scardinare un intero sistema, con ripercussioni su tutta la collettività presente e futura, allora dico no a tutto”.

Secondo la maggioranza però le correnti sono responsabili del calo di fiducia nella magistratura. Non è così?

“Sicuramente la degenerazione correntizia ha inciso. Ma è un problema interno alla magistratura. Buona parte della crisi di consenso è dovuta a continui attacchi politici e di parte della stampa. Di fronte ai quali la magistratura non ha la stessa capacità mediatica”.

Si prospetta una lunga campagna referendaria. Vede rischi?

“La separazione delle carriere non è un rischio per il pm, che in fondo mantiene il suo lavoro. Lo è per i cittadini. Perché il pericolo dietro l’angolo è un pm al di fuori della giurisdizione che non lavora più per cercare la verità, ma una condanna a tutti i costi”.

Il referendum non diventerà pro o contro i magistrati?

“La magistratura dovrà far capire che lo sciopero e il dissenso alla riforma non sono a difesa di uno status, ma degli interessi dei cittadini. E che la vittoria dei sì alla riforma, a mio modesto avviso, andrebbe a loro discapito”.

Il tetto di 45 giorni alle intercettazioni sarà di ostacolo alle indagini?

“Con questa proposta siamo al paradosso. Certamente sarà di ostacolo. Di esempi ne potrei fare centinaia. Il sequestro di persona lo fa capire bene: non si può immaginare di interrompere le intercettazioni al 45esimo giorno mentre il sequestro è ancora in atto. Ma pensiamo anche a reati insidiosi come l’usura o tanti altri: 45 giorni non sono nulla. Se si vuole ricercare la verità e fare giustizia, perché non consentire di svolgere le indagini? Gli strumenti per interrompere le intercettazioni, quando non sono utili, già ci sono”.