di Giuliano Foschini
La Repubblica, 2 novembre 2025
Il procuratore di Napoli: “Obiettivo logico di questa norma è sottoporre il pubblico ministero al potere esecutivo. La riforma è pericolosa sotto diversi punti di vista. Allontana il pubblico ministero dalla giurisdizione, equiparandolo a una parte privata. La mission del pubblico ministero non è quella di risolvere un caso a tutti i costi, ma cercare di arrivare alla verità, anche indagando a favore del sospettato, proprio perché a differenza degli altri attori processuali, non deve tutelare interessi di parte. Come ho detto più volte, i passaggi di funzione oggi sono limitatissimi e quando si verificano comportano il cambio di regione. Inoltre, non vi è alcun appiattimento dei giudici ai pm, non spiegandosi altrimenti il numero elevato di assoluzioni. Per cui l’obiettivo logico di questa riforma, non essendovene altri, è quello della successiva sottoposizione del pm al potere esecutivo, con buona pace della tutela dei cittadini”.
Perché allora in molti altri sistemi giudiziari simili al nostro esiste una distinzione tra pubblico ministero e giudici?
“Guardi, il nostro assetto ordinamentale, elaborato dai padri costituenti, è considerato un modello, perché garantisce in toto la separazione dei poteri. Lei pensa che sia migliore il sistema americano, dove il pubblico ministero è espressione del potere politico e persegue solo quello che il governo di turno gli indica?”.
Non ritiene che in Italia sia necessaria una riforma della giustizia?
“Certamente. Occorre però una riforma per snellire i tempi dei processi, civili e penali, eliminando inutili cavilli procedurali che, a nulla valendo per le garanzie effettive delle parti, rischiano solo di incrementare gli errori giudiziari, allontanando l’obiettivo di avere decisioni giuste e ponderate”.
Lei non ha mai avuto buoni rapporti con l’Anm. Come è diventato il simbolo del comitato del no?
“Io sono stato sempre autonomo. Non mi sono mai legato a correnti. Non fa parte del mio dna. Il che non significa che chi la pensa diversamente da me sbagli. In questo caso, però, di fronte al serio pericolo di compromissione dei principi di autonomia e indipendenza della magistratura, si deve marciare uniti”.
Lei ha avuto spesso posizioni molto dure verso i suoi colleghi. Più volte ha denunciato di essere stato abbandonato, insieme con i suoi sostituti. È cambiato qualcosa?
“Dal mio punto di vista non è cambiato nulla. Conservo la mia opinione”.
Che giudizio ha, anche oltre questa riforma, delle politiche in materia di giustizia di questo governo? Il ministro Nordio ha promesso un intervento immediato sulle intercettazioni: “In Italia è una porcheria” ha detto. “Non crederete mica che la mafia organizza le stragi parlando al telefono”. È così?
“Queste riforme che ho definito “imputatocentriche” finiranno per ostacolare, è una mia opinione, la lotta alla criminalità comune e organizzata. Vorrei capire meglio perché le intercettazioni sarebbero una porcheria, se dal 2017 non si possono più inserire brani di conversazioni irrilevanti. Vorrei che il ministro facesse esempi di violazioni di questo tipo. La seconda frase che ha citato sconta un verosimile difetto di conoscenza da parte del ministro sulle tecniche di indagine in materia di criminalità organizzata”.
A proposito: è appena uscito il suo libro sulle nuove rotte del narcotraffico. Pensa si stia facendo abbastanza per combattere la criminalità organizzata?
“Se penso al disegno di legge sui sequestri dei cellulari, al progetto di riforma delle perquisizioni, per cui si dovrebbe aspettare che trascorrano due ore dopo avere avvisato la parte, anche se prendo atto della smentita del ministro, direi che si sta agendo nel verso esattamente opposto”.
Perché la magistratura fa così paura alla politica? Sta cominciando una nuova “stagione della tensione”, tra i due poteri dello Stato, se mai si è fermata in questi anni?
“Cosa significa stagione della tensione? La magistratura non persegue obiettivi politici, ma reati. Se poi le indagini coinvolgono anche uomini politici, l’azione delle toghe è il naturale effetto del principio di separazione dei poteri”.
Lei è probabilmente il magistrato che sa comunicare meglio in Italia. In televisione ha fatto record di ascolti. È una star dei social. Dia qualche consiglio ai suoi colleghi: come crede debba essere organizzata la campagna del no?
“I magistrati devono spiegare per bene ai cittadini, non in giuridichese, ma con parole semplici e comprensibili per i non addetti ai lavori, che questa riforma danneggia solo loro. Devono far capire che si rischia seriamente di creare una categoria, quella dei pubblici ministeri separati, composta da persone che, persa la cultura della terzietà garantita dall’appartenenza alla giurisdizione, potrebbero accanirsi per trovare colpevoli a tutti i costi, danneggiando i cittadini”.
Possono i magistrati diventare dei protagonisti “politici”, visto il carattere politico che avrà inevitabilmente questo referendum?
“L’azione del comitato referendario per il no non ha obiettivi politici, ma esclusivamente uno: la tutela della Costituzione e del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”.











