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di Dario Del Porto

La Repubblica, 21 agosto 2026

Entra oggi in vigore la legge che consente ai detenuti tossicodipendenti o alcolisti di scontare ai domiciliari in una comunità terapeutica le condanne residue fino a 8 anni di reclusione, quattro in caso di reati più gravi. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio è una riforma “epocale” di cui potranno beneficiare circa diecimila reclusi. Non è d’accordo invece il procuratore di Napoli Nicola Gratteri che parla di “indulto mascherato”. Nel suo ufficio, all’ottavo piano del grattacielo del Centro direzionale, il magistrato da più di trent’anni sotto scorta per le sue indagini sulla ‘‘ndrangheta sfoglia il testo con le nuove norme e avverte: le mafie potrebbero sfruttarle a proprio favore.

 

Procuratore Nicola Gratteri, perché definisce la legge “un indulto mascherato”?

“La riforma introduce la possibilità sistematica di ricorrere ad uno strumento di uscita dal carcere, quindi in linea teorica non sappiamo quanti lo chiederanno e quanti potranno ottenerlo. Sappiamo però che la legge si rivolge a una platea enorme di soggetti che hanno commesso gravi reati. E per molti di questi, in modo reale ovvero artificioso, ma difficile da smascherare, potranno porsi le condizioni per la concessione del beneficio”.

 

Le carceri però sono oggettivamente sovraffollate: oltre 64700 detenuti in tutta Italia, più di ottomila dei quali in Campania, oltre duemila solo a Poggioreale. Un intervento era necessario, non trova?

“Sì, ma non liberando i mafiosi ai quali si applica espressamente questa normativa. Vi è la questione della criminalità organizzata. Le mafie sanno adattarsi rapidamente a ogni cambiamento normativo”.

 

E in questo caso in che modo, secondo lei?

“Potrebbero affidare i reati più gravi a persone tossicodipendenti, favorirne l’accesso ai programmi terapeutici e presentare quei delitti come conseguenza della dipendenza. Quello che ciascun individuo può strumentalmente realizzare per sé, avviare un programma di disintossicazione, poi drogarsi, poi commettere un reato, potrebbe diventare una strategia di gruppo criminale mafioso, con effetti moltiplicativi tanto dei reati quanto delle strumentali uscite dal carcere. Così una fragilità umana rischia di trasformarsi in uno strumento in mano alle organizzazioni criminali. E questo sarebbe un prezzo che lo Stato non può permettersi di pagare”.

 

Perché a suo avviso esiste il rischio che possano lasciare il carcere anche condannati per reati gravi?

“I livelli delle pene rispetto ai quali possono essere concessi i benefici sono altissimi. Otto anni di pena o addirittura di residuo pena per una pena maggiore, fanno presumere che chi l’ha commessa ha travolto la vita e l’integrità fisica di altri cittadini. Quindi è evidente che questa legge si rivolge ad un potenziale pubblico di gente pericolosissima. Si tratta peraltro di soggetti per i quali già è stata valutata dagli organi giudiziari la presenza di gravi esigenze cautelari, o ragioni di pericolosità, che impongono il ricorso al carcere”.

 

Chi e come stabilirà se un detenuto è tossicodipendente?

“Per individuare questi criteri oggettivi di applicazione si parla di commissioni che ancora dovrebbero essere costituite, mentre la legge entrerà in vigore subito. Dunque subito potrà essere applicata. In ogni caso, a prescindere da ogni commissione, esistono problemi insuperabili”.

 

Quali?

“Il meccanismo di applicazione del beneficio potrebbe produrre un effetto paradossale. Chi è realmente affetto da tossicodipendenza o alcoldipendenza può ottenere l’esecuzione della pena fuori dal carcere anche per reati molto gravi e, in alcuni casi, concordare fin dal processo un percorso terapeutico destinato a sostituire la detenzione. Il rischio è che la dipendenza, invece di rappresentare soltanto una condizione da prevenire e curare, finisca per essere percepita come un elemento utile nella strategia difensiva di chi delinque. Potrebbe esserci chi avvia appositamente programmi di disintossicazione, per poi drogarsi e commettere reati ottenendo i benefici”.

 

In questi giorni di agosto che impatto avrà la riforma sugli uffici giudiziari?

“Come tutte le riforme estive, effettuate senza preparazione, senza confronto e senza valutazione di impatto e dei rischi, questa legge creerà l’ennesima emergenza di cui non si sentiva il bisogno. Dovremo attrezzarci come meglio potremo per far fronte ad una larghissima quantità di istanze”.

 

La Procura di Napoli come si sta organizzando?

“Abbiamo già creato un meccanismo interno per rispondere alle istanze dei detenuti e rappresentare in modo sintetico alla magistratura di sorveglianza argomenti analoghi a quelli di cui abbiamo discusso adesso”.