di Davide Varì
Il Dubbio, 15 giugno 2020
Il procuratore contro la "gestione allegra" delle carceri: le regole e il rigore rieducano. L'ultima apparizione risale al giorno in cui aveva presentato a reti tv unificate la sua ultima operazione antimafia. Ma allora, più che le centinaia di arresti - era l'operazione Rinascita Scoot - fece scalpore la sua frase: "Voglio smontare la Calabria come un treno Lego", ammise il procuratore nel corso del suo sermone davanti ai media adoranti.
Insomma, Gratteri torna a parlare dopo mesi di silenzio, e lo fa a modo suo. Stavolta ci parla di carcere, anzi, di carcere duro che, a dispetto di quel che continuano a raccontare i giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo, è un vero toccasana per i detenuti.
In una lunga intervista al Fatto quotidiano - e dove sennò? - il procuratore Gratteri spiega infatti che "lasciare le celle aperte non c'entra nulla con la finalità rieducativa della pena. Al contrario, il fatto che fino a oggi non siano state seguite le regole, per rendere più aperta la detenzione, è un messaggio diseducativo ai detenuti".
Insomma, a chi si ostina a pensare che le misure alternative al carcere siano la strada da seguire, Gratteri contrappone il pugno duro dello Stato che deve rieducare, sì, ma con rigore e le celle ben sigillate. Perché secondo Gratteri, "una gestione allegra, a maglie larghe del carcere, in violazione dell'ordinamento penitenziario, è un incentivo alla non osservanza delle regole".
Certo, Gratteri non chiarisce il significato di "gestione allegra", ma c'è da presumere che intenda la concessione dei domiciliari a chi è malato. E per quel che riguarda le rivolte, Gratteri è convinto che siano state possibili perché, dice "le celle erano aperte, anche nei reparti di alta sicurezza".
E ancora: "Le rivolte nelle carceri sono state possibili e così devastanti proprio per le celle aperte e la promiscuità praticata negli istituti". Ma la soluzione per Gratteri è una e una sola: "Io penso che la strada giusta sarebbe quella di porre, finalmente, il problema della nuova edilizia carceraria. È arrivato il momento di avviare la costruzione di nuove carceri.
Nella fase post-coronavirus si stanno mettendo a disposizione molte risorse per l'economia, per le infrastrutture. Ci sono soldi che ieri non c'erano: ebbene, è questo il momento per costruire quattro nuove carceri in Italia, distribuite tra nord, centro e sud, per 20 mila posti. Sarebbe la fine del sovraffollamento carcerario". Come dire: "Cchiu carcere pè tutti!".










