di Francesca Schianchi
La Repubblica, 25 ottobre 2020
Il Capogruppo del Pd alla Camera: "Tutti potevamo arrivare più preparati alla seconda ondata". Ristori tempestivi per chi dovrà abbassare la saracinesca e un occhio di riguardo per le manifestazioni di disagio: non quelle violente e "inaccettabili" andate in onda la scorsa notte a Napoli, ma quelle che esprimono "la rabbia dei miti", come definisce il capogruppo del Pd, Graziano Delrio, la maggioranza di italiani perbene ormai stressati dalla pandemia.
Reduce dalla videoconferenza con cui il premier Conte ha illustrato a lui e ai colleghi di maggioranza e opposizione la nuova stretta in arrivo, fa una prima valutazione: "Ora dobbiamo fare tutto il necessario per fermare il contagio. Le misure del nuovo Dpcm potranno essere aggiustate se servirà, ma sono in linea con l'orientamento dei Comitati tecnici scientifici di tutto il mondo".
Presidente, le categorie colpite però già lanciano allarmi: "Così moriamo", dicono bar e ristoranti...
"Oggi nuovi sacrifici sono necessari per contenere l'epidemia, ma capisco molto bene le loro ragioni: per questo i ristori devono essere immediati. E bisogna cercare di introdurre sempre di più norme generiche e non particolari".
Le ricordo che sull'erogazione della Cig ci sono stati tremendi ritardi.
"Lo so e non deve più succedere. Il presidente del Consiglio ci ha garantito che stanno lavorando al decreto necessario, che potrebbe arrivare già domani".
Giovedì scorso alla Camera lei ha usato parole nette: "Nessuna azienda deve chiudere per i nostri ritardi". Vede questo rischio?
"Il compito della politica è far presente le difficoltà a chi prende le decisioni e indicare un orizzonte. Insisto: la parola chiave ora è tempestività. Nelle misure per contenere il virus e nei ristori per le categorie colpite".
Sulla scuola lei aveva chiesto attenzione da mesi. Alle superiori si torna in gran parte alla didattica a distanza. Un fallimento?
"Io ho sempre sollecitato a riaprire le scuole il prima possibile, avrei voluto anche prima dell'estate. Ma in questo momento la didattica a distanza è il male minore: un provvedimento doloroso ma necessario. Dobbiamo ridurre i contatti sia sui trasporti pubblici che tra i ragazzi fuori da scuola".
Ha fatto bene Conte a cercare di sensibilizzare i ragazzi all'uso della mascherina chiedendo aiuto a Fedez e Chiara Ferragni?
"Non solo la scelta non mi scandalizza, ma penso che forse bisognava farla prima per far scaricare a tutti Immuni. Forse andava fatta già in estate per ricordare di stare attenti, visto che sarebbe arrivata la seconda ondata".
Ci si poteva arrivare un po' più preparati?
"Tutti ci potevamo arrivare più preparati, in Italia e all'estero. Da un lato c'è la responsabilità individuale dei cittadini, che dovrebbero sempre applicare alcune regole ineludibili come le mascherine e il distanziamento. Dall'altro c'è il livello istituzionale, che deve dare risposte efficaci e chiare, in modo che i cittadini non si sentano sbattuti qui e là come nel vento di una tempesta".
Le sembra che le risposte delle istituzioni siano così chiare ed efficaci?
"Dal punto di vista sanitario dei passi avanti sono stati fatti, sia sulle terapie intensive che sulla diagnostica. Quello che non è stato preparato adeguatamente sono i trasporti e l'aiuto ai medici di medicina generale".
Sarebbe stato opportuno chiedere il Mes per preparare la sanità alla seconda ondata?
"Noi del Pd siamo tutti convinti che vada preso. Con tutta la maggioranza abbiamo chiesto che si presenti un piano rafforzato della sanità territoriale, e attendiamo che il premier lo presenti in Parlamento. Il momento è adesso, bisogna accelerare. A quel punto valuteremo con quali risorse finanziarlo, io credo che le più convenienti siano quelle del Mes, ma si può discutere. L'importante è farlo subito".
Fatto sta che, come ha detto lei alla Camera, "non è il momento di raccontarci che va tutto bene"...
"È normale essere orgogliosi del lavoro che si fa, ma nel Paese sta succedendo qualcosa di molto serio. Bisogna prestare orecchio alle sofferenze di tanti cittadini, c'è molta fragilità e impazienza, che rischia di trasformarsi in rabbia".
Allude ai fatti di Napoli?
"Quello è un episodio di violenza inaccettabile, in cui qualcuno ha tentato di speculare sulla disperazione. Ma io penso a manifestazioni più pacate di insoddisfazione: è la rabbia dei miti quella che mi preoccupa. La frustrazione di quelli che mandano avanti il Paese, e magari devono saltare due giorni di lavoro perché non arriva il risultato del tampone. Bisogna stare attenti che queste persone continuino a fidarsi delle istituzioni".
C'è il rischio che non ci credano più?
"Nella prima fase della pandemia, abbiamo visto davvero una grande comunità stretta intorno alle sue istituzioni. Oggi noto una maggiore difficoltà a farlo. Per questo vanno ascoltati e capiti".
Con il Dpcm che dovrebbe essere firmato oggi scongiureremo un nuovo lockdown totale?
"Le misure restrittive danno risultati dopo 2-3 settimane: se entro una decina di giorni non si vedrà nessun miglioramento, occorrerà fare altre valutazioni. Ma speriamo davvero che basti così".










