di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 9 marzo 2026
Ieri era rumore, condivisione della festa, facciata. E invece a noi servirebbe qualcosa di più concreto. Ci avete offerto un rametto di mimose e ci avete festeggiato. Va bene, grazie. Ma va detto che per noi donne ieri non era il giorno più importante del calendario. Ieri era rumore, condivisione della festa, facciata. E invece a noi servirebbe qualcosa di più concreto; per esempio essere retribuite quanto gli uomini a parità di mansioni oppure non avere mai più a che fare con il concetto del “te la sei cercata” davanti a una violenza sessuale. Ci servirebbe che nelle famiglie e nella scuola si sviluppassero più anticorpi contro la violenza di genere. Ci servirebbe che i diritti acquisiti non venissero presi a spallate (ogni tanto ci provano con la legge sull’aborto, per dire).
Insomma. Ci vorrebbe quel tanto invocato cambio di passo, sul piano intellettuale e morale (quindi culturale), che non arriva mai e che naturalmente non si è visto nemmeno ieri, nella giornata delle donne. Quindi, per tornare all’otto marzo: ancora grazie dei fiori (come direbbe Nilla Pizzi) ma andiamo oltre. Festeggiamo con i fatti i giorni anonimi come oggi, domani, fra un mese... quelli senza celebrazioni né mimose, e a diritti limitati. Sempre che se ne trovino, di fatti da festeggiare, e onestamente - anche se per fortuna qualche passo avanti qua e là si è fatto - ci arrivano segnali sconfortanti.
L’ultimo viene da una ricerca internazionale condotta al King’s College di Londra su un campione di 23 mila giovani in 29 Paesi (la maggior parte in Europa e America). Si è scoperto che la cosiddetta Gen Z, la prima generazione nativa digitale, è convinta che una moglie debba “ubbidire al marito” e che tocchi a lui l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia. Un quarto degli uomini e dei ragazzi fra i 15 e i 30 anni pensa che non sia opportuno che le donne appaiano troppo indipendenti o autosufficienti. Il 43% del campione interpellato plaude alla “mascolinità tradizionale”, cioè a uomini-macho.
Il 28 per cento, inoltre, ritiene meno uomini gli uomini che restano a casa a prendersi cura dei bambini. Ogni risposta un passo indietro nel tempo, nei diritti, nell’evoluzione sulla parità di genere. È la via del futuro che fa un tornante e si ritrova nella direzione opposta... Ci pare di vederli, questi uomini mentre, un 8 marzo che verrà, comprano un mazzetto di mimose per la moglie. Se li è meritati: è stata un passo dietro di lui e gli ha ubbidito.









