sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Non Tutti Sanno, 21 giugno 2025

Sei stato il Papa della Misericordia e degli ultimi. Lo hai testimoniato con la tua vita. Lo sappiamo bene. Quel tuo “Perché voi e non io?” è la domanda che ti sei fatto ogni volta che hai varcato il portone di un carcere, sin da quando da vescovo andavi a trovare i tuoi “amici” carcerati a Buenos Aires. Lo hai ripetuto ogni volta, spingendo il mondo intero con la tua stessa presenza fisica a riflettere sulla condizione di noi uomini e donne detenuti, mostrando la prigione che avvolge chi è prigioniero dell’indifferenza e del preconcetto verso di noi, verso il nostro diritto a vivere con dignità e con speranza di un futuro possibile.

Ci hai portato la speranza del futuro ogni volta che sei venuto a trovarci con la tenerezza di un padre che accoglie e perdona, che cerca i suoi figli e che li ama per quelli che sono. Hai cercato i nostri occhi, hai stretto le nostre mani, hai asciugato le nostre lacrime e lenito i nostri dolori, ci hai rincuorato. Quando serviva con una battuta scherzosa ci hai fatto coraggio. La tua umanità ci ha donato la forza dell’amore e ci hai incontrato senza distinzione di razza o di fede.

Durante gli anni del tuo pontificato hai dedicato a noi rinchiusi nelle carceri il rito del Giovedì Santo della lavanda dei piedi, indicando così al mondo la strada dell’incontro e dell’accoglienza degli ultimi, degli scarti, di noi “ristretti”. Con la tua testimonianza il Carcere è entrato della vita di tanti ed è diventato il luogo dove incontrare l’umanità sofferente.

Hai voluto che l’arte e la bellezza entrassero nelle carceri, il padiglione della Santa Sede alla mostra Biennale di Venezia allestito con il coinvolgimento delle detenute all’interno del carcere femminile della Giudecca. In questo anno di Giubileo hai voluto che ci fosse una Porta Santa anche nel carcere di Rebibbia. Così la chiesa del Padre Nostro del Nuovo Complesso è divenuta la quinta Basilica papale, quella della “Sofferenza”, della Speranza e del Perdono. Così al mondo intero ci hai indicato come fratelli da amare ed accogliere.

Ci hai invitato a confidare sempre nella Speranza. Con una straordinaria generosità e determinazione, benché ancora sofferente, non hai voluto mancare l’appuntamento con noi detenuti in questo Giovedì Santo. Non ti è stato possibile, per le tue condizioni fisiche, celebrare direttamente il rito della lavanda dei piedi, ma hai voluto esserci. Lo hai fatto visitando i “rinchiusi” nella casa circondariale di Regina Coeli, a Trastevere. Hai pregato con loro.

Li hai salutati. Ancora una volta ci sei venuto a cercare nell’abisso della nostra sofferenza. Anche se fisicamente non hai potuto abbassarti per lavare e asciugare i nostri piedi, ci hai offerto il perdono di Dio e il tuo abbraccio di padre. Segnato dalla malattia hai voluto testimoniare al mondo sino alla fine la forza del perdono, della tenerezza e dell’amore. Sino alla fine sei stato la nostra voce e il nostro Padre più amato.

Hai chiesto rispetto per la nostra dignità di persona, di figli di Dio. Hai invocato umanità per le nostre condizioni di vita, per la nostra sofferenza. In questo anno di Giubileo hai chiesto atti concreti di clemenza e di umanità. Non sei stato ascoltato. Chi aveva il potere di agire è rimasto sordo al tuo richiamo. Noi abbiamo sofferto con te per i tuoi patimenti. Per te abbiamo sperato e pianto. Oggi ci sentiamo più soli, ma sappiamo che dove sei continuerai a sorriderci, a volerci bene, a stringere le nostre mani, a darci forza e coraggio.

Abbiamo bisogno della tua voce chiara e potente. Che scuote e richiama i potenti, chiedendo umanità e dignità per la popolazione detenuta, che porterà umanità, dignità e sicurezza all’intera società. Per questo ci auguriamo che il testimone di questo impegno sia raccolto dal suo successore. Che chi ieri si è mostrato sordo e insensibile, oggi davanti alla forza del tuo lascito, trovi la capacità di agire e raccogliere i suoi inviti.

L’unico nostro cruccio è di non averti avuto fisicamente con noi alla Casa di Reclusione di Rebibbia, l’unico carcere romano che tu, nostro vescovo, non hai potuto visitare. Ma siamo sicuri che da lassù ci guardi, ci sorridi, ci proteggi come un buon padre con i suoi figli.

Con coraggio hai vissuto sino alla fine la sfida del servizio e dell’amore. Hai invocato la pace e l’incontro tra gli uomini. Ci hai mostrato la forza dell’amore e del perdono. È l’insegnamento del Vangelo che, ne siamo sicuri, il nuovo vescovo di Roma farà suo. Lo aspettiamo.