di Letizia Tortello
La Stampa, 12 febbraio 2021
Il governo cancella la legge che teneva gli agenti fuori dagli atenei dal 1982: "Basta spaccio e aggressioni, ripristiniamo l'ordine". Le bandiere rosse degli studenti greci avanzano decise in piazza Syntagma, sotto il monumento del milite ignoto.
"La legge contro il diritto di asilo universitario non passerà", gridano migliaia di giovani mascherati per la pandemia. Provano a rompere il cordone degli agenti in tenuta antisommossa. Il centro di Atene si trasforma in un campo di battaglia, con lanci di pietre, molotov e altri oggetti. Risposta lampo delle forze dell'ordine: idranti e spray urticanti contro la folla.
La capitale, Salonicco, Tessalonica sono in rivolta per la riforma di una norma che riporta il Paese alla pagina più buia degli ultimi cinquant'anni. Il governo di centrodestra vuole reintrodurre la polizia dentro le università, abrogando una legge che fu una conquista del 1982, nove anni dopo la carneficina operata dai militari al Politecnico, che uccisero decine di studenti in protesta.
Quella ferita del passato non si è mai chiusa. Riesplode ora per le strade, con scontri e nuovi arresti, perché il parlamento vota il disegno di legge voluto dal premier Mitsotakis. Una patata bollente politica che vede contrapposti i conservatori e la sinistra di Syriza guidata dall'ex primo ministro Tsipras, al fianco degli studenti. Questi ultimi sfilano da settimane. Accusano l'esecutivo di voler abolire i diritti democratici acquisiti con la fine del regime dei colonnelli (1967-74). "I consigli di disciplina e i corpi speciali di polizia - spiegano i leader della protesta - soffocheranno la libertà di espressione e di insegnamento. Così uccidete la democrazia".
La memoria del Paese corre alla notte del 17 novembre 1973, quando i militari mandarono i carri armati a sfondare le porte dell'università scientifica di Atene, per disperdere le massicce rivolte anti-regime. All'epoca, grandi manifestazioni di piazza, fomentate da organizzazioni segrete nelle quali gli studenti ebbero un ruolo fondamentale, sfidarono apertamente i colonnelli. Seguirono violenze, dentro e fuori il campus, vennero uccise ventiquattro persone. Da allora, gli atenei greci sono rimasti luoghi in cui vive e si esprime una forte anima politica.
Sono 24 le università nel Paese, contano 600 mila iscritti. Secondo il governo, che ha deciso per il pugno duro, negli ultimi anni si sono trasformate anche in "covi di illegalità". "Il diritto di asilo universitario è uno scudo per criminalità e degrado - denuncia il premier Mitsotakis. Dentro i nostri atenei si verificano traffici di droga, aggressioni sessuali, gruppi di anarchici e anti-establishment occupano gli spazi sottratti a studenti e docenti".
L'accusa è anche che nelle aule si fabbricano molotov da lanciare alle manifestazioni. Da qui, l'esigenza di intervenire, come spiega Niki Kerameus, 40enne ministra dell'Istruzione con studi ad Harvard, che vuole il rilancio: "Abbiamo un enorme potenziale. Ora basta impunità".
Con la riforma verrà anche posto un tetto massimo agli anni di frequenza, per arginare il fenomeno degli "studenti eterni": il 40% dei laureati continua gli studi fino alla mezza età. Finora, per consentire l'ingresso della polizia nei campus era necessaria l'autorizzazione del rettore.
Per i manifestanti, rompere il tabù è un salto ai tempi neri della dittatura. La legge era già stata rivista nel 2011, quando la Grecia era sotto l'austerità imposta da Bruxelles, ripristinata da Tsipras nel 2017. "Stiamo assistendo a un conflitto tra due fazioni della società greca - commenta al Guardian Kevin Featherstone, docente di Studi greci contemporanei alla London School of Economics. La prima ha sguardo internazionale. L'altra è isolata, paurosa. È una guerra culturale".











