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La Repubblica, 22 maggio 2021


Altri 40 sono ancora detenuti. Saifullah Paracha, 73 anni, è nel supercarcere dal 2004 senza essere stato mai processato. Scarcerato, dopo 19 anni, anche un cittadino yemenita, anche lui senza accuse formali. Le autorità degli Stati Uniti hanno approvato il rilascio del prigioniero più anziano del carcere di massima sicurezza a Guantánamo. Si tratta di Saifullah Paracha, 73 anni, detenuto dal 2004, senza mai essere stato processato per rispondere ad accuse precise.

La pratica della detenzione senza accuse né processo. Paracha, che in passato ha vissuto a New York, era un ricco uomo d'affari del Pakistan prima di essere catturato in Tailandia nel 2003. L'uomo, tra le altre cose, soffre di cuore e di diabete. Oltre a lui è stata approvata anche la scarcerazione di Uthman Abd al-Rahim Uthman, yemenita, detenuto a Guantánamo dal 2002 (anno dell'apertura del supercarcere) e senza che - anche per lui - sia mai stata formalizzata alcuna accusa. Attualmente il carcere ospita 40 detenuti contro i 700 del 2003, quando si raggiunse il picco. Come l'ex presidente Barack Obama anche Joe Biden vuole chiudere Guantánamo.

Le sistematiche violazioni della Convenzione di Ginevra. La struttura detentiva statunitense di massima sicurezza si trova nella base navale USA, sull'isola di Cuba. Il campo è noto all'opinione pubblica mondiale per via delle sistematiche violazioni delle Convenzioni di Ginevra riguardo ai prigionieri di guerra, quali detenzioni a tempo indefinito senza previo processo e torture su prigionieri ritenuti connessi al terrorismo di matrice islamica. L'area di detenzione era inizialmente composta da tre campi: il Camp Delta (che include il "Camp Echo"), il Camp Iguana e il "Camp X-Ray" (al quale è ispirato l'omonimo film); quest'ultimo è stato chiuso il 29 aprile 2002.

Nel 2021 la prigione "festeggia" il suo 20° compleanno. In occasione dell'ingresso nel ventesimo anno di operatività, con un nuovo presidente alla Casa Bianca, Amnesty International all'inizio dell'anno ha diffuso un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani ancora in corso nel centro di detenzione di Guantánamo Bay. "Il nostro rapporto - aveva detto Daphne Eviatar, direttrice del programma sicurezza e diritti umani di Amnesty - Usa - non riguarda solo le 40 persone ancora detenute, ma anche i crimini di diritto internazionale commessi a Guantánamo negli ultimi 19 anni e la continua mancanza di accertamento delle responsabilità. Riguarda allo stesso tempo il futuro, dato che nel 2021 saranno trascorsi 20 anni dagli attacchi dell'11 settembre e dall'inizio della ricerca di una giustizia autentica".

Le profanazioni descritte nel rapporto. Il rapporto descrive tutta una serie di violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei detenuti di Guantánamo, dove ancora oggi vittime di tortura sono trattenute a tempo indeterminate, senza cure mediche adeguate e in assenza di un processo equo. I trasferimenti si sono fermati e anche i detenuti per i quali è stato deciso il rilascio anni fa restano lì. Il centro di detenzione di Guantánamo è stato aperto nel contesto della "guerra globale al terrore", la risposta statunitense agli attacchi dell'11 settembre, con l'obiettivo di ottenere informazioni d'intelligence a spese delle tutele sui diritti umani.

Torture e sparizioni forzate. Nei confronti di persone sottratte alla supervisione giudiziaria e trattenute a Guantánamo o in centri segreti di detenzione diretti dalla Central intelligence agency (Cia), sono stati commessi crimini di diritto internazionale come torture e sparizioni forzate. Il rapporto di Amnesty International ha chiesto un urgente e autentico impegno in favore della verità, dell'accertamento delle responsabilità e dei rimedi giudiziari assieme al riconoscimento che la detenzione a tempo indeterminate a Guantánamo non può proseguire oltre.