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di Edoardo Sassi

Corriere della Sera - La Lettura, 9 febbraio 2025

In occasione del Giubileo il 15 febbraio apre Conciliazione 5, “window gallery” proprio in via della Conciliazione, a due passi da San Pietro, con una mostra di ritratti ad acquerello di detenuti e operatori del carcere di Regina Coeli. Li ha realizzati Yan Pei-Ming.Uno spazio non grandissimo, circa trenta metri quadrati, ma visibile 24 ore su 24, illuminato anche di notte e direttamente affacciato sulla strada simbolo del pellegrinaggio, quella via della Conciliazione che da piazza Pia - da poco rinnovata - immette direttamente nel grande “catino” del colonnato berniniano e da lì nella Basilica di San Pietro. Una strada nella quale stanno transitando e transiteranno, così dicono le stime, trenta milioni di persone in occasione del Giubileo in corso.

Questo nuovo spazio ha un nome: Conciliazione 5. Una funzione: galleria d’arte contemporanea. Un promotore: il dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano. E un obiettivo, strategico e assolutamente innovativo tanto più per la zona in cui è collocato: provare ad attirare non solo gli sguardi ma anche le coscienze di moltitudini di genti, altrimenti distratte da paninoteche, negozi di souvenir e quant’altro caratterizza da sempre questo luogo ad altissima densità turistica, anche prescindendo dagli Anni Santi.

Conciliazione 5 - che si inaugurerà ufficialmente il 15 febbraio in concomitanza con il Giubileo degli artisti - tecnicamente è una window gallery, espressione in lingua inglese che indica un ambiente dove non si entra, ma che si può osservare solo dall’esterno. Un’idea pressoché inedita almeno per Roma (unico precedente, anche se di tutt’altro genere, “Edicola notte” a Trastevere) per la quale occorrevano contenuti adatti: opere d’arte di immediato impatto visivo e possibilmente su temi universali legati al messaggio cristiano, benché autonome e lontane da ogni stretta “confessionalità”.

Una finestra dunque sempre aperta sull’arte e sulle sue capacità di misurarsi anche con i grandi temi del presente, possibilmente generando nuovi interrogativi, nuovi pensieri e riflessioni anche sul piano culturale e civile, oltre che spirituale. Promotore e inventore dell’iniziativa è il cardinale alla guida del dicastero della Cultura dal 2022, il prefetto José Tolentino de Mendonça, il quale ha deciso di affidare a un curatore di arte contemporanea - uno diverso per ogni anno che verrà, a garantire una pluralità di sguardi - un programma di esposizioni temporanee. Per il 2025, in coincidenza con il Giubileo, è stata scelta Cristiana Perrella, che nel suo curriculum vanta numerose esperienze di collaborazione con artisti impegnati sui temi della socialità. E Perrella ha deciso di inaugurare gli spazi di Conciliazione 5 con un inedito progetto dell’artista cinese, noto a livello internazionale, Yan Pei-Ming (1960).

Pittore figurativo di immediato impatto, ritrattista (anche) di papi, sia del presente sia del passato - celebri i suoi d’après con rilettura contemporanea di uno dei più noti quadri della storia dell’arte, Innocenzo X di Diego Velázquez - Yan stavolta ha scelto di realizzare l’opera Oltre il muro. Regina Coeli, Roma, composta da 27 ritratti singoli, tutti delle stesse dimensioni (110 x 80 centimetri) e ad acquerello su carta, raffiguranti i volti sia di reclusi sia di operatori carcerari, persone che vivono o lavorano all’interno del più noto e antico istituto di pena di Roma, a poche centinaia di metri proprio dal Vaticano: Regina Coeli.

Il Giubileo 2025 è infatti dedicato al tema della Speranza. E alle condizioni di vita di chi è in carcere allude lo stesso Papa Francesco nella Bolla d’indizione, Spes non confundit. Regina Coeli peraltro - come è ricordato nel testo che accompagna le opere d’arte esposte e che il pubblico potrà scaricare dalla strada tramite Qr code - “è un carcere con gravissimi problemi di vivibilità e sovraffollamento, primo in Italia per numero di suicidi, dove la Speranza è un sentimento difficile da concepire. Davanti alla sua facciata, sul lungotevere, in pieno centro storico, passano ogni giorno migliaia di persone. Poche si chiedono cosa ci sia oltre quel muro. E poco viene loro raccontato. Il carcere è un tema che non ha spazio nel dibattito pubblico e su cui c’è scarsa disponibilità all’ascolto”.

Obiettivo dell’opera di Yan è dunque proprio quello di dare dignità di persone agli invisibili che quotidianamente si trovano Oltre il muro, ovvero oltre la facciata della prigione trasteverina sulla quale peraltro i 27 ritratti saranno proiettati il giorno dell’inaugurazione con una installazione luminosa visibile dopo il tramonto. Volti di detenuti, tutti condannati con sentenze definitive e di varie nazionalità, ma anche quelli di agenti della polizia penitenziaria, dei volontari, di un medico e del cappellano, volutamente esposti senza una precisa gerarchia che separi i “buoni” dai “cattivi”.

Perché il carcere è una realtà durissima per tutti. “Sono individui - prosegue il testo che accompagna la mostra - ciascuno con la propria storia. Ce lo dicono i loro volti di cui l’artista restituisce, pure nella famosa velocità della sua tecnica, piena espressività e carattere. Dignità è ciò che va riconosciuto sia alle persone recluse, che pagano per i propri errori ma la cui essenza non si esaurisce nel reato commesso, sia a chi nel carcere lavora, spesso in condizioni di difficoltà inimmaginabili”.

Persone dunque, con tanto di nome di battesimo ad accompagnare ogni singolo ritratto, cui restituire una precisa e dignitosa “individualità” tramite il nobilitante mezzo della pittura. Yan ha realizzato i 27 quadri a Shanghai, lavorando su fotografie scattate da Daniele Molajoli e con materiali di supporto - storie, aneddoti, descrizioni - raccolti dalla curatrice in prima persona durante alcuni sopralluoghi, con la mediazione della direzione e degli operatori carcerari: “Purtroppo quando il lavoro mi è stato affidato - racconta Yan - i tempi erano davvero strettissimi. Ma Cristiana e il fotografo sono stati bravissimi. Ovviamente avrei preferito scattare io stesso le immagini all’interno del carcere. Ma ritengo comunque, con i miei acquerelli, di essere riuscito a catturare la personalità di ogni membro dello staff e di ogni detenuto”.

Yan - da sempre affascinato dai grandi maestri classici europei, cittadino francese dal 1990, inventore di un alfabeto pittorico personale assai riconoscibile, d’impianto realista e che predilige formati monumentali - fin dagli esordi si dichiara attratto “verso l’essere umano”: “Tutto il mio lavoro - conferma oggi - è orientato in questa direzione, l’uomo è al centro di ogni cosa, l’elemento fondamentale della mia pittura. Se mi chiedessero di creare un quadro astratto, non credo potrei farlo. Mi interessa l’individuo. Sono un pittore del nostro tempo e ritrarre la società isolata di un carcere mi sembra uno degli atti più simbolici di svelamento, una grande, vera possibilità di portare speranza”.

Il tema degli “ultimi” è particolarmente nelle corde di Yan, che tra i suoi maestri conclamati cita Caravaggio, Goya, Van Gogh e anche il Manet di un quadro specifico: “L’Évasion de Rochefort, 1881, oggi al Musée d’Orsay di Parigi. Una tela che raffigura l’evasione del giornalista comunardo Henri Rochefort da una colonia penale in Nuova Caledonia e che mi ha molto influenzato. Sì, è vero - conferma il pittore - quello degli ultimi è un tema che ha ispirato artisti di ogni epoca. Me compreso. Questo però, mi piace ribadirlo, è un progetto sulla speranza, non basato unicamente sui carcerati, bensì sul carcere, luogo che non potrebbe funzionare senza guardie, medici, volontari, preti... Un insieme di umanità assai singolare. Con i detenuti che invece di restare chiusi in una cella partecipano attivamente al funzionamento della prigione, cucinano, puliscono, lavorano...”.

Conciliazione 5, come spiega la curatrice Perrella, “è parte di un progetto più ampio che ha preso il via, sempre da un’idea del cardinale Tolentino de Mendonça, con la partecipazione del Vaticano all’ultima Biennale di Venezia, con un Padiglione nel Carcere della Giudecca che già raccoglieva il mandato di Papa Francesco a puntare i riflettori sul problema dei penitenziari e sulla condizione degli ultimi.

A seguire è nato un programma di arte contemporanea per l’anno in corso, con il Giubileo degli artisti e l’imminente inaugurazione della window gallery di via della Conciliazione”. Attività anticipate dall’installazione, sullo stesso tema, di Marinella Senatore, collocata (ma non visibile al pubblico) all’interno di Rebibbia. Anche questa un’opera realizzata in collaborazione con detenuti, detenute, secondini, volontari, medici, e presentata in occasione dell’apertura della Seconda Porta Santa, il 26 dicembre scorso. I 27 ritratti ad acquerello di Pei-Ming resteranno esposti fino al 15 maggio. Poi, nello stesso spazio, la seconda delle quattro personali previste nel 2025. Protagonista sarà Adrian Paci (1969), artista albanese da oltre vent’anni in Italia, poetico cantore di soggetti legati al tema delle migrazioni.