di Luigi Manconi e Chiara Tamburello
La Repubblica, 21 febbraio 2024
Uno dei giochi più diffusi dell’età dell’infanzia è Guardie e ladri. Come ognuno ben sa lo schema è questo: un gruppo di bambini rappresenta le guardie e un altro i ladri. I primi inseguono i secondi, che una volta catturati vengono portati in una zona definita prigione. Il ladro prigioniero rimane confinato in attesa che un altro ladro libero lo tocchi per farlo evadere. Il fuggi fuggi ricomincia e, solitamente, finisce solo quando le guardie abbiano preso tutti i ladri. Guardie e ladri si rivela utile per lo sviluppo motorio e per l’apprendimento delle regole e dei ruoli. Ma cosa accade se a un simile esperimento vengono sottoposti gli adulti? Nel 1971 alcuni ricercatori hanno indagato il comportamento umano in una società definita dai gruppi di appartenenza all’interno del carcere di Stanford. L’esperimento prevedeva l’assegnazione dei ruoli di carcerieri (guardie) e carcerati (ladri) in una prigione simulata.
L’esito fu talmente drammatico che dopo pochi giorni l’esperimento fu interrotto: chi interpretava le guardie cominciò ad assumere comportamenti aggressivi e fin sadici, chi impersonava i detenuti iniziò a manifestare perdita di controllo e di lucidità. Tutto ciò generò una diffusa violenza da parte dei primi e dei secondi. Trascurando le evidenti criticità dell’esperimento è possibile capire come alcuni comportamenti violenti e antisociali che si osservano nelle carceri non siano da attribuire in via esclusiva al “male” individuale del singolo, ma all’ambiente dentro il quale egli è collocato e in cui si trova a vivere.
Ambiente è la prima lettera dell’originale abbecedario scritto da Valentina Calderone e Marica Fantauzzi e intitolato “Il carcere è un mondo di carta”, in uscita il 23 febbraio e pubblicato da Momo edizioni per la collana Libri Monelli. Il libro è infatti rivolto ai ragazzi ma è consigliabile anche agli adulti. Questo non solo perché, come spesso accade, la letteratura per l’infanzia ha molto da insegnare a chi non ne fa più parte, ma soprattutto perché parlare di carcere è più efficace attraverso un linguaggio semplice e diretto. Come si può spiegare il sovraffollamento e la carenza di servizi essenziali nelle prigioni italiane? “Nelle camere c’è spesso un grande problema che si chiama sovraffollamento: cioè quando in uno spazio piccolo ci stanno troppe persone.
E allora succede che ci sono letti a castello da tre piani, che bisogna fare i turni per stare in piedi, che se ti scappa la pipì e il bagno è occupato è un bel problema”. Ma non è solo questo: ci sono molte carceri dove “manca l’acqua calda o si rompe sempre il riscaldamento, dove le pareti sono piene di muffa e d’estate fa caldissimo mentre d’inverno si gela”. E come descrivere una cella ai minori? “Fate un esperimento: provate a misurare la vostra stanza da letto […] e immaginate quanto spazio potrebbe occupare il vostro corpo se vi trovaste in meno di tre metri quadrati, compreso ciò che vi serve per mangiare e dormire”.
La A di Ambiente e la C di Cella rappresentano le voci più materiali e tangibili; quelle più immateriali sono raccontate in altre lettere: la G di Giudizio, la I di Infantilizzazione, la P di Povertà. Spiegare il carcere a preadolescenti e adolescenti non è solo utile, è doveroso dal momento che dentro quelle mura si trovano reclusi alcune decine di bambini dai 0 ai 3 anni, innocenti assoluti costretti a vivere in cella con le loro madri. E assai più numerosi sono i minori di 18 anni detenuti nelle carceri minorili. E ancora: migliaia di minori frequentano il carcere perché è lì che vivono madri e padri, fratelli e sorelle e parenti. Circostanze che avvicinano ancora di più il carcere ai giovani liberi, che sono, ovviamente, la maggioranza. Non è più possibile ignorare un mondo che, come quello di fuori, non può essere fatto solo di buoni e di cattivi, di guardie e di ladri, ma che deve includere anche la D di Diritti (non solo di Doveri), la O di Opportunità (non solo di Ostacoli) e la U di Umanità.
Se questo abbecedario diventasse un programma politico quel “mondo di carta” di cui è fatto il carcere potrebbe diventare semplice materiale per areoplanini, attraverso i quali lanciare un’Alternativa possibile (la A di un nuovo alfabeto) e “andare verso un ripensamento e poi un progressivo superamento dei luoghi di detenzione”. Se ne discuterà venerdì 23 febbraio 2024 alle ore 18.00, a Roma, presso la libreria Feltrinelli di via Appia 427.










