di Tonia Mastrobuoni
La Repubblica, 22 marzo 2022
In fuga soprattutto donne e bambini. Berlino: “Potrebbero raddoppiare”. Il futuro sta abbandonando l’Ucraina in treno o in macchina, attraversa campi profughi e rifugi per gli sfollati, trova riparo da parenti in Germania, in Moldavia, in Polonia. La guerra di Putin ha già costretto dieci milioni di ucraini ad abbandonare le loro case, una crisi “senza precedenti” secondo l’Unchr: quasi un quarto della popolazione. Ma la percentuale ancora più sconvolgente, sempre secondo l’agenzia dell’Onu, è che il 90% sono donne e bambini. L’Ucraina rischia di restare senza un orizzonte, scippata del suo futuro.
Reduce dal campo di accoglienza di Stalowa Wola, alla frontiera tra Polonia e Ucraina, il fondatore di Telefono Azzurro Ernesto Caffo è convinto che quella ucraina sia “la tragedia della parte più vulnerabile della società”. La Polonia ha già assorbito due dei 3,5 milioni di profughi che hanno lasciato il Paese pe entrare in Europa. Ma se la guerra continua, secondo la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, i rifugiati nella Ue potrebbero diventare otto milioni. E Caffo puntualizza che sono “soprattutto bambini piccoli quelli che stanno scappando: hanno cinque, sei, dieci anni. Con le madri ma anche senza. Mentre gli adolescenti restano più spesso indietro, con i padri”. Caffo avverte che “miriadi di bambini sono in fuga da soli - e non solo perché sono rimasti orfani. Molti genitori li portano a Leopoli o in Polonia e poi tornano in Ucraina a combattere, a resistere”. E tanti minori sono “traumatizzati, non riescono neanche a giocare, hanno lo sguardo perso nel vuoto. L’Europa deve impegnarsi seriamente a sostenerli, anche psicologicamente”.
Ieri la Commissaria Ue Yilva Johansson ha lanciato anche l’allarme sul rischio che le donne e i bambini in fuga finiscano vittime di sfruttamento e “traffico di esseri umani”. Un allarme analogo è arrivato dall’Unhcr. E in Germania la polizia ha intensificato nelle settimane scorse i controlli alle stazioni e nei centri di accoglienza dopo che erano emersi numerosi casi di donne avvicinate da criminali che volevano trascinarle in giri di prostituzione.
Ma di quei dieci milioni di sfollati registrati dall’Unhcr, sei milioni e mezzo non hanno ancora lasciato il Paese. E chi li incontra tutti i giorni sa che in tanti sperano di non dover mai varcare la frontiera. “Molte donne e bambini fuggono soprattutto dalle zone al sud e a est, quelle più bombardate, quando non vedono altra possibilità. Ma cercano di resistere il più possibile. Anche perché lasciano indietro i loro mariti, i loro padri. E quando si spostano, restano per un po’ nella parte orientale dell’Ucraina, come a Leopoli, nella speranza di tornare a casa” ci racconta Richard Weir di Human Rights Watch. Weir è arrivato il 23 febbraio a Kiev e da allora è incessantemente in giro l’Ucraina per monitorare i flussi degli sfollati. Uno di essi, uno dei rari uomini scappati insieme al grande esodo di donne e bambini, è Petro Poltariev, un elegante signore in capotto grigio che incontriamo a un centro di accoglienza di Leopoli. “Sono un musicista e ho dovuto chiudere la mia scuola di jazz di Kiev. Adesso è diventato un rifugio anti-bomba. Ma quando la guerra finirà, tornerò a casa. I miei studenti mi aspettano”.
Tuttavia, c’è un’altra mina pronta a esplodere. La scorsa settimana l’Unhcr aveva fatto sapere che circa dodici milioni di ucraini si trovano ancora nelle zone più bombardate dai russi, e che in queste aree il bisogno di aiuti umanitari “sta crescendo esponenzialmente”. In altre parole, altri milioni di ucraini sono ancora intrappolati nelle città e regioni presidiate dalle truppe di Putin, e “incapaci di garantirsi necessità minime come cibo, acqua e medicine”, secondo l’agenzia Onu. Anche loro potrebbero ingrossare i flussi dei rifugiati. C’è una differenza essenziale, però, rispetto alla crisi dei profughi del 2015, quando in Europa arrivarono soprattutto uomini, avanguardie di un movimento migratorio che, fuggendo dalle guerre in Medio Oriente, vedeva il suo futuro altrove. La crisi dell’Ucraina, al contrario, è una crisi di famiglie spezzate, di uomini che non possono lasciare il Paese. E delle loro donne e ai loro figli costretti a abbandonarli, a lasciare le loro case, e che hanno dunque la ferma intenzione di tornarci. Anche Evgenia Basalajeva si considera “temporaneamente” a Leopoli. “Io amo Kiev, voglio tornarci appena possibile”, ci racconta. Basalajeva è una pianista e insegna al conservatorio di Kiev. Ed è innamorata dell’Italia. Anche per motivi patriottici. “Il giorno che vinsi un concorso di musica da camera a Caltanissetta, nel 1991, l’Ucraina divenne uno Stato indipendente. Come faccio ad abbandonarlo?”.










