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di Federica Olivo


huffingtonpost.it, 10 gennaio 2020

 

Il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un procedimento a tutela del pm antimafia di Catanzaro, per le dichiarazioni del procuratore generale e per le critiche di una parlamentare Pd. Rischia di dover lasciare il suo posto il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini. Il motivo? Le dichiarazioni su Nicola Gratteri. La prima commissione del Csm ha deciso all'unanimità di aprire una pratica di incompatibilità ambientale nei suoi confronti. Tra i provvedimenti che potrebbe adottare, il trasferimento in un'altra sede.

Alla base della vicenda l'intervento del pg del capoluogo calabrese a TgCom24. Una settimana dopo l'operazione anti 'ndrangheta "Rinascita-Scott" - che aveva portato all'arresto di 330 persone - Lupacchini aveva definito le inchieste di Gratteri "evanescenti". Non solo. Aveva poi fatto allusione a un presunto mancato coordinamento tra le procure. "I nomi degli arrestati e le ragioni degli arresti li abbiamo conosciuti soltanto a seguito della pubblicazione sulla stampa che evidentemente è molto più importante della procura generale contattare e informare", sono alcune delle sue parole.

Poche ore dopo Area, l'associazione delle toghe progressiste, e Magistratura Indipendente, che raggruppa i giudici moderati, avevano chiesto di aprire un procedimento per valutare i trasferimento di Lupacchini. E per proteggere Gratteri. Anche l'Anm aveva mostrato disappunto nei confronti del pg di Catanzaro, definendo le sue dichiarazioni "sconcertanti in sé e ancor più perché provenienti dal vertice della magistratura requirente del distretto". Lupacchini sarà ascoltato dalla commissione lunedì 13, e dovrà rispondere all'accusa che gli ha mosso il Csm: aver delegittimato il magistrato antimafia e la sua procura. Le due toghe non sono nuove a scontri a distanza. Già in estate, spiega il Fatto Quotidiano, la questione era finita davanti al Csm per iniziativa di Gratteri. Anche in quel caso Lupacchini lamentava il mancato coordinamento. La vicenda si era poi risolta. È stata riaperta poche settimane fa, dopo quella che è stata definita, numericamente, "la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo".

Quanto a Gratteri, il Csm ha aperto una pratica in sua tutela non solo per le dichiarazioni di Lupacchini, ma anche per l'attacco social che aveva subito da parte della deputata dem Enza Bruno Bossi. In un post del 19 dicembre la parlamentare - moglie di dell'ex consigliere regionale Nicola Adamo, colpito da un divieto di dimora nell'ambito dell'inchiesta - aveva scritto: "La lotta alla mafia è una cosa seria non uno spettacolo da prima pagina, né un libro venduto nelle scuole, e mi auguro che davvero Gratteri riesca a smantellare la mafia più pericolosa che ci sia. Ma mi auguro anche che si arrivi a processo e non finisca, come il 90% delle indagini di Gratteri, in una bolla di sapone che non pulisce nulla ma cancella nel frattempo la dignità di chi ne viene toccato". Parole che non sono passate inosservate. E che hanno suscitato indignazione. Anche all'interno del suo partito.