di Angela Nocioni
L’Unità, 5 giugno 2026
È un ragazzino siriano, ora sarà indennizzato. Non c’erano indizi contro di lui, anzi c’era la prova che aveva pagato il viaggio 10 mila dollari. Dobbiamo ventidue mesi di vita rubati a un ragazzino siriano: no, non era uno scafista. È stata discussa il 28 maggio la richiesta di indennizzo per l’ingiusta detenzione subita. La Procura Generale di Reggio Calabria ha chiesto l’accoglimento della richiesta di indennizzo. La difesa ha chiesto centocinquantamila euro per Shami Mohammed condannato senza prove dal Tribunale di Locri per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e poi assolto in Appello, su richiesta dello stesso Procuratore Generale, per non aver commesso il fatto.
24 febbraio 2024. Aula deserta. “In nome del popolo italiano la Corte di Appello di Reggio Calabria, visto l’art. 605 c.p.p. in riforma della sentenza emessa in data 15 giugno 2023 dal Gup del Tribunale di Locri, appellata da Shami Mohamed, lo assolve per non aver commesso il fatto. Ne dispone “l’immediata remissione in libertà”. Silenzio. Fuori cade una pioggia sottile, tra le panche davanti alla Corte c’è soltanto un signore di 68 anni stretto nel gilet impermeabile che piange di gioia. È l’avvocato Giancarlo Liberati, il difensore dell’imputato.
Non conosce nessun altro in Italia Shami Mohamed. Non ha fatto in tempo. Siriano - padre e fratello morti sotto i bombardamenti di Aleppo, mandato dalla mamma con tutti i risparmi di famiglia a cercar di salvarsi in Turchia - aveva 21 anni quando il 18 maggio del 2022 è arrivato con una barca piena di migranti a Roccella Jonica proveniente dalla rotta turca. Appena ha toccato terra si è trovato in galera accusato di essere scafista senza capire neanche cosa stesse succedendo. Lui ha detto subito che a bordo l’uomo che aveva fatto da mediatore con i trafficanti l’aveva utilizzato a forza come interprete perché lui parla l’arabo e il turco. Contro la sua volontà, ma come ribellarsi? Dal carcere di Locri aveva ottenuto il trasferimento a quello di Vibo Valentia perché il suo coimputato minacciava lui e sua madre: non voleva che dicesse che lui era il mediatore coi trafficanti.
Alcuni tra gli altri migranti stipati a bordo, avendo visto Shami che si muoveva dal suo posto sulla barca, appena intercettati dalla Guardia di finanza al largo di Roccella Jonica l’hanno indicato come scafista. Succede sempre così: hanno fretta di allontanarsi appena sbarcati i migranti, hanno fretta di sfuggire alla polizia. Vengono incalzati da agenti e spesso dall’interprete (o dal mediatore culturale, che sta lavorando lì su richiesta degli agenti) che chiedono a ripetizione: “chi era il capitano? Indicami il capitano”. Dicono: “lui”, “quello lì”, e se ne vanno. Come possono essere assunte come uniche prove quelle dichiarazioni di persone che poi scappano altrove e non vengono fatte passare attraverso un incidente probatorio?
Per verificare la sua testimonianza bastava fare una inchiesta piuttosto semplice. L’avvocato Liberati l’ha fatta come indagine difensiva. “Ho preso la ricevuta di pagamento di diecimila dollari - racconta - ho individuato l’agenzia a Istambul e portato tutte le prove alla Procura Generale”. Ha dimostrato che l’agenzia è rintracciabilissima perché c’è scritto bello grosso il numero di telefono. Bastava chiamare, ma nessuno l’aveva fatto. L’agenzia ha confermato che quelle ricevute sono loro. La Corte ha recepito assolvendo con formula ampia. Bastava fare una indagine piccola piccola, studiare il fascicolo, fare una telefonata alla agenzia di Istanbul. Due anni di galera, per una telefonata che nessuno s’è dato la pena di fare. Anche perché è più semplice e meno faticoso prendere per buona la dichiarazione di chi accusa persone innocenti e poi si rende irreperibile. Con tanti saluti all’art 111 della Costituzione e all’esame delle accuse nel contraddittorio delle parti.
Il 29 maggio la Corte d’appello di Reggio Calabria ha assolto per non aver commesso il fatto Abdallah Gemiaa, 22 anni, anche lui condannato dal Tribunale di Locri come scafista, anche lui dell’Italia sognata ha visto finora solo le celle del carcere di Locri. Il 16 giugno per lui sarebbe stato il compimento del terzo anno di ingiusta detenzione. Dice Liberati, che ha difeso e fatto assolvere anche lui: “Abbiamo prodotto l’originale della ricevuta di un’agenzia monetaria di Istambul con sede anche a Tartous in Siria dove erano stati depositati i quattromila euro di pagamento del suo viaggio. È la stessa agenzia usata per il viaggio di Shami Mohammad assolto il 24 febbraio del 2024 e di Abdul Rahman Alwade assolto dalla Corte di Assise di Locri a gennaio 2025, di Ibrahim Mamdoah, Ibrahim Mohamad e Kassem Hani, 3 ragazzi libanesi assolti in primo grado dal Tribunale di Locri con sentenza confermata in appello dalla Seconda Sezione Penale della Corte di Appello di Reggio Calabria. Il metodo usato per pagare i trafficanti è spesso lo stesso: le famiglie di chi parte lasciano dei soldi in deposito nell’agenzia e quei soldi saranno versati ai trafficanti soltanto quando arriverà la telefonata di conferma dell’arrivo del migrante in Italia. Non ci vuole molto a verificare il tutto ricostruendo la pista semplice dei pagamenti”.










