di Guido Neppi Modona
Il Dubbio, 12 dicembre 2019
L'elezione di Marta Cartabia presidente della Corte costituzionale è per varie ragioni motivo di grande soddisfazione e di felice auspicio per il fondamentale ruolo della Corte di controllo sulla costituzionalità delle leggi ordinarie.
In primo luogo è la prima donna ad essere eletta presidente della Corte, organo in funzione dal 1956 che ha sinora visto la presenza di pochissime donne. È proprio vero, come ha dichiarato la neo- presidente, che si è rotto "un vetro di cristallo" e che l'elezione funzionerà da apripista per altre cariche politico- istituzionali rimaste sinora precluse alle donne.
Ma vi è di più: questa eccezionale docente di diritto costituzionale, ampiamente affermata e riconosciuta anche a livello internazionale, negli ultimi anni non si è lasciata tentare dalle numerose e allettanti proposte di assumere incarichi politici di governo, così confermando che la destinazione alle istituzioni è lo sbocco più consono e naturale della sua personalità e della sua formazione.
Succede a Giorgio Lattanzi, la cui forte e incisiva presidenza si è caratterizzata, tra l'altro, per una crescente presenza della Corte nella società civile, emblematicamente rappresentata dalle visite alle scuole e al carcere, di cui Marta Cartabia è stata fervida protagonista.
Si può dunque essere certi che queste "aperture" della Corte si svilupperanno ulteriormente durante la sua presidenza, diffondendo la consapevolezza che la Corte, organo poco conosciuto e per molti addirittura sconosciuto, è in realtà un'istituzione che incide profondamente sulla vita nazionale, attraverso le sue principali funzioni di giudice della conformità delle leggi ordinarie alla Costituzione e di arbitro degli eventuali conflitti tra i poteri dello Stato.
Marta Cartabia è stata eletta presidente all'unanimità (14 voti e una scheda bianca, la sua), risultato non scontato nella storia della Corte. Qui importa rilevare che l'unanimità rafforza il ruolo della Presidente, e della Corte stessa, perché esprime, al di là delle fisiologiche e necessarie differenze culturali, ideologiche e professionali tra i vari giudici costituzionali, un forte accordo sul ruolo e sulle funzioni della Corte e sulla sua immagine nella società civile. In un contesto in cui il quadro politico si dibatte tra paralizzanti contrasti e profonda debolezza, le più alte cariche dello Stato poggiano per fortuna su spalle robuste, fortemente determinate a difendere il ruolo di custodi e garanti della legalità costituzionale contro qualsiasi malsana tentazione di illusorie scorciatoie autoritarie.
Abbiamo di recente constatato quanto siano alti il consenso e la credibilità del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, destinatario di una inusuale ovazione alla Scala di Milano, e sappiamo quale insostituibile funzione di custode della Costituzione svolga la Corte costituzionale. Ebbene non è casuale che Sergio Mattarella sia a sua volta stato giudice della Corte costituzionale, collega dell'attuale Presidente della Corte Marta Cartabia, entrambi impegnati - alla stregua dei poteri e dei compiti loro rispettivamente assegnati dalla Costituzione - nella difesa della legalità repubblicana.
Ed è appunto questa comune matrice che ci consente di guardare con un minimo di ottimismo al futuro del nostro così mal ridotto Paese.










