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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 31 gennaio 2026

Caso Omerovic. Il giovane rom sordo precipitò dalla finestra. Il 2 novembre la prima udienza. Porta ancora addosso - e dentro - i segni della caduta dalla finestra della sua camera da letto, Hasib Omerovic, il giovane rom sordo che il 25 luglio 2022 precipitò sul selciato dopo un volo di otto metri mentre nel suo appartamento di via Gerolamo Aleandri, a Roma, si erano introdotti quattro poliziotti del distretto Primavalle per una perquisizione. Dopo quasi due mesi in coma, otto mesi di ospedale e una lunga riabilitazione, ora il quarantenne Omerovic potrebbe forse essere in grado di assistere al processo che si terrà contro il poliziotto accusato di averlo torturato.

L’allora assistente capo di polizia Andrea Pellegrini, 54 anni, è stato infatti rinviato a giudizio del Gup di Roma per i reati di tortura (art.613 bis commi 1, 2 e 3) e falso aggravato. Condannato invece a un anno e 4 mesi per falso ideologico, dopo un rito abbreviato, l’agente Alessandro Sicuranza che dovrà anche risarcire la famiglia con 10 mila euro, l’Associazione 21 luglio (che ha sostenuto la famiglia Omerovic ed è parte civile in tutti i procedimenti) con 2 mila euro, e pagare le spese processuali. Mentre per lo stesso capo d’accusa è stata assolta l’agente Maria Rosaria Natale, che si fermò all’ingresso dell’appartamento.

Al processo dell’agente Pellegrini - che inizierà il 2 novembre 2026 e nel quale il ministero dell’Interno comparirà come responsabile civile - si è potuti arrivare grazie al quarto poliziotto presente quel giorno in casa Omerovic, dove Hasib era rimasto ad accudire Sonita, la sorella minore invalida totale per un ritardo cognitivo. Sonita rimase gravemente scioccata dalla scena ma riuscì in qualche modo a riferirla, testimone oculare. Per quanto riguarda il teste chiave Fabrizio Ferrari, 35 anni, a settembre 2025 ha patteggiato una pena di undici mesi per aver redatto insieme ai colleghi un verbale falso.

Va ricordato che il blitz dei poliziotti di Primavalle avrebbe preso impulso dalla volontà di spaventare Hasib e indurlo a non commettere più le presunte molestie verbali che, secondo i post social di alcuni abitanti del quartiere, l’allora 36enne disabile avrebbe commesso nei confronti di alcune ragazze. Dicerie mai confermate.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Stefano Luciani, in casa Omerovic quella mattina, Pellegrini, “con abuso di poteri ed in violazione della funzione” e “con il compimento di plurime e gravi condotte di violenza e minaccia, cagionava all’allora 36enne un verificabile trauma psichico, in virtù del quale lo stesso precipitava nel vuoto dopo aver scavalcato il davanzale della finestra della stanza da letto nel tentativo di darsi alla fuga per sottrarsi” alle torture.

In particolare, ricostruisce la procura di Roma, l’agente Pellegrini, dopo aver colpito “immediatamente e senza alcun apparente motivo” Hasib in volto, avrebbe brandito contro di lui “un coltello da cucina”. Poi, “avendo trovato la porta della stanza da letto di Omerovic chiusa a chiave, la sfondava con un calcio, sebbene l’uomo si fosse prontamente attivato per consegnare le chiavi”. Subito dopo Hasib sarebbe stato costretto a “sedere su una sedia” e gli sarebbero stati “legati i polsi” con “un filo della corrente di un ventilatore”. Come in una scena di Tarantino, il poliziotto avrebbe a quel punto di nuovo colpito “con uno schiaffo” il giovane sordo continuando a brandire il coltello con minacce e urla.

L’assistente capo Pellegrini e l’agente Sicuranza però la raccontarono diversamente: secondo il pm che li accusa di falso, i due attestarono che il blitz era stato deciso quando i quattro agenti si erano “incrociati per strada lungo il tragitto e non, come realmente accaduto, da accordi telefonici previamente intercorsi”. Arrivati sul posto, poi, le due pattuglie avrebbero “ricevuto dai condomini dello stabile” “informazioni secondo cui all’interno dell’appartamento degli Omerovic vivevano più persone che danno spesso problemi al condominio”, con “scarsa igiene” e sonore “litigate”. Dall’abitazione, poi, secondo quanto raccolto dagli agenti, “spesso provenivano urla e lanci di oggetti come bicchieri e coltelli dalla finestra”. Informazioni che in realtà, sostiene il pm, “erano state acquisite soltanto dopo che il 36enne era precipitato nel vuoto”.

Carlo Stasolla, il presidente dell’Associazione 21 luglio esprime grande soddisfazione e promette: “Continueremo a vigilare sulla vicenda garantendo la nostra presenza in ogni tappa del percorso giudiziario sino a quando tutti i responsabili non saranno individuati e puniti e la famiglia riceverà il giusto risarcimento”.