La Repubblica, 3 agosto 2018
Il provvedimento sarà pronto entro 90 giorni. L'obiettivo contrastare la discriminazione basata su etnia, sesso, religione e nazionalità nella rappresentazione mediatica: sia nei programma di informazione che di intrattenimento.
Dicono di aver agito per "goliardia" i tre ragazzi italiani identificati come gli aggressori di Daisy. E minimizzare sembra essere la scelta di molti - forze politiche e non solo - in questo momento in Italia. Mentre gli episodi di violenza, le aggressioni, le manifestazioni di odio in Rete si moltiplicano. Ma non sembra pensarla così l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Che invece raccoglie l'allarme. Il Consiglio dell'Agcom ha avviato l'iter per l'adozione di un regolamento - relatori il presidente Angelo Marcello Cardani e il commissario Antonio Nicita - per il rispetto della dignità umana, del principio di non discriminazione e di contrasto all'hate speech. L'obiettivo è quello di contrastare l'istigazione all'odio basato su etnia, sesso, religione o nazionalità nei servizi media audiovisivi. Le nuove regole, da sottoporre a consultazione pubblica, riguarderanno sia i programmi di informazione che quelli di intrattenimento. L'obiettivo è scriverle entro 90 giorni, dopodiché saranno pubblicate sul sito web dell'Autorità.
L'Agcom parte dalla preoccupazione per il clima che emerge nel dibattito pubblico, nel timore che sui flussi migratori possano alimentarsi "posizioni polarizzate e divisive in merito alla figura dello straniero e della sua rappresentazione mediatica". E naturalmente - in questa rappresentazione mediatica - il ruolo del mezzo radiotelevisivo può essere fondamentale. Ecco quindi la necessità, per l'Agcom, di un regolamento "vista la pervasività del mezzo radiotelevisivo e l'importante contributo che l'informazione radiotelevisiva svolge nella formazione di un'opinione pubblica sulla corretta rappresentazione dello straniero, sull'inclusione sociale e sulla promozione della diversità". Regole volte "a prevenire e combattere fenomeni di discriminazione, spesso alimentati da strategie di disinformazione, in contrasto con i principi fondamentali di tutela della persona e del rispetto della dignità umana, in particolare allorquando alimentato da notizie inesatte, tendenziose o non veritiere".
L'Agcom sottolinea, con preoccupazione, gli ultimi dati diffusi dall'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce): "i crimini generati dall'odio, prevalentemente basati su razzismo e xenofobia, sono quasi raddoppiati nell'arco di un triennio, dal 2013 al 2016, confermando i timori di una possibile correlazione tra la crescente diffusione dei discorsi d'odio (hate speech) sui diversi media e l'incremento di aggressioni concrete e violente, anche se isolate, nei confronti di categorie di persone oggetto di azioni mirate, secondo un preoccupante schema che sembra accomunare, peraltro, i numerosi episodi accaduti negli ultimi mesi, con la ribalta assunta, sui diversi media, dal dibattito pubblico nazionale ed internazionale sul fenomeno dei flussi migratori e delle politiche di soccorso umanitario, accoglienza, integrazione ed educazione alla diversità". Insomma, il contagio del virus dell'odio può moltiplicarsi sui media. Per questo diventa fondamentale intervenire subito e chiedere un supplemento di attenzione ai mezzi di comunicazione di massa.









