di Ida Palisi
Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro: “La risposta non può essere legata solo alla repressione, così si rischia di perdere una generazione intera”. Il magistrato parla di “cattivismo” dilagante e chiede l’intervento delle istituzioni, facendosi promotore di incontri pubblici come quello previsto per il prossimo 20 aprile all’Arciconfraternita dei Pellegrini (dove ci saranno anche la procuratrice per i minorenni Patrizia Imperato e il direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl Napoli 1 Andrea Fiorillo).
Procuratore Policastro, a cosa è dovuta la recrudescenza dei reati commessi dai minorenni?
“È un fenomeno a cui stiamo assistendo da un po’ di tempo, non ci coglie all’improvviso. Si tratta solo di guardare in faccia la realtà con onestà e di verificare se le misure adottate finora sono sufficienti e adeguate ad affrontare questo disagio minorile”.
Qual è la risposta?
“È evidente che gli interventi di polizia giudiziaria, della magistratura inquirente e di quella giudicante sono tutti tempestivi, adeguati e quindi dal punto di vista della sanzione penale ci siamo. Il rischio è che le risposte di tipo securitario possano restringere gli spazi di intervento educativo, proprio nel momento in cui è assolutamente indispensabile. La risposta non può essere soltanto relegata alla repressione, è necessario che sia collettiva, che riguardi le politiche sociali, le opportunità da offrire, le possibilità di una diversa vita per i minori”.
Quale tipo di delinquenza minorile è in aumento oggi?
“Meglio dire che stiamo assistendo a una qualità della devianza molto preoccupante, a un numero sempre più alto di minori che si avvicinano alla criminalità organizzata, ragazzi che vengono utilizzati per poco, a basso costo, da gruppi criminali per il controllo del territorio. E ci sono minori che, non avendo opportunità diverse, cercano di saltare ogni limite e di accorciare i tempi di scalata, e quindi fanno ricorso alle armi. Ma questo fenomeno dell’uso delle armi attraversa tutta la società, non soltanto i gruppi criminali o le famiglie fragili dei quartieri disastrati”.
Reati commessi per pochi euro?
“Il guadagno dei minori di manovalanza è risicato rispetto a quello dei mandanti anche se va sempre rapportato a quanto produce l’attività criminale. Per esempio quello di controllo di una piazza di spaccio è enorme, mentre il guadagno del minore che viene utilizzato anche per azioni efferate è, in proporzione, assolutamente limitato”.
Qualche centinaia di euro?
“Anni fa un ragazzo molto giovane aveva commesso un omicidio per 200 euro. I prezzi del mercato criminale non li conosco, ma siamo di fronte a guadagni non stratosferici però sicuramente superiori a quelli che offre loro il lavoro nero, come nei bar o simili, molto diffuso tra i minori. Andare a portare le cosiddette “imbasciate” o fare il palo di una piazza può costare pochissimo perché non impegna molto, ma funziona bene. Andare a fare una stesa può essere un gesto di esaltazione personale, e l’utilizzo della forza in qualche modo può essere anche gratificante dal punto di vista criminale ed è segnale di potenza, di autoaffermazione”.
Colpa dei modelli sociali?
“Se una società si basa sul delirio di onnipotenza è evidente che queste azioni in qualche modo gratificano il minore, a prescindere dal compenso. I ragazzi sono delle spugne, mutuano la loro modalità di relazione dal mondo degli adulti e da quello che propongono i media. È un modello che si basa sulla forza, sulla rimozione di ogni possibilità di mediazione e di soluzione ragionevole del conflitto e sull’eliminazione delle regole. È per questo che la violenza attraversa la società e riguarda anche i ragazzi che vanno a scuola, giovani delle nostre famiglie, che vogliono emergere attraverso la forza, perché non proponiamo modelli di relazioni improntati al rispetto, all’attenzione e alla soluzione attraverso mediazioni. Oggi prevale un rapporto che si basa su odio e rancore”.
Cosa serve secondo lei?
“Occorre un patto sociale tra tutte le istituzioni, perché perdere intere generazioni è un costo per la società non sopportabile”.











