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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 26 maggio 2020

 

La legge sulla sicurezza non sarà ritirata. Duro scontro con gli Stati Uniti. Domenica scorsa, Wang Yi, ministro degli esteri cinese, ha accusato "alcune forze politiche negli Stati Uniti" di "prendere in ostaggio le relazioni tra Cina e Usa e spingere i due paesi sull'orlo di una nuova guerra fredda". Il casus belli è dato dalla situazione sempre più incandescente di Hong Kong, perché proprio mentre da Pechino arrivavano le parole di Wang, per le strade dell'isola andava in scena una vera e propria guerriglia urbana.

Migliaia di manifestanti infatti si sono ripetutamente scontrati con la polizia antisommossa, il confronto è stato durissimo, da una parte cariche e uso di idranti e lacrimogeni, dall'altra armi improprie e molotov. È stato solo il primo tempo di una battaglia (terminata con almeno 180 arresti) che presumibilmente vedrà altri capitoli. Le ragioni di quello che sta succedendo stanno nell'intenzione della Cina di promulgare una legge sulla "sicurezza nazionale". Un provvedimento proposto giovedì durante l'assise nazionale del Parlamento cinese e che mira a prevenire qualsiasi possibilità di ulteriore autonomia da parte di Hong Kong.

I 9 mesi di scontri lo scorso anno infatti hanno lasciato il segno e da Pechino si tenta di stringere la morsa. Se andasse in vigore la nuova legge le proteste diventerebbero automaticamente "sedizione" e "secessione" e come tali verrebbero sanzionate. Anzi Pechino si riserva la possibilità di installare "agenzie" sul territorio di Hong Kong per bloccare ogni tentativo di rivolta. Non solo repressione ma anche il cambiamento della governance che si basa sul concetto di "un paese, due sistemi" ma la cui autonomia verrebbe fortemente limitata ben prima del ritorno alla sovranità completa cinese nel 2047.

Washington guarda da vicino la situazione e i segnali giunti sono gravidi di tensioni presenti e future. Per il segretario di Stato Mike Pompeo "sembra che con questa legge sulla sicurezza nazionale prenderanno sostanzialmente il controllo di Hong Kong e se lo faranno...", puntini di sospensione sostituiti dalle dichiarazioni del consigliere per la sicurezza nazionale Robert O'Brien: "se ciò dovesse accadere ci saranno sanzioni che verranno imposte a Hong Kong e in Cina". Quanto basta a Pechino per parlare di "guerra fredda" e spingere sulle autorità di Hong Kong per dimostrare la giustezza delle sue posizioni. Non a caso ieri il segretario alla sicurezza dell'ex colonia britannica ha definito la legge "giusta e necessaria".

Per Lee infatti nell'ultimo anno "la violenza a Hong Kong si è intensificata, con molti casi che hanno coinvolto esplosivi e armi da fuoco. Il terrorismo sta crescendo in città e le attività che danneggiano la sicurezza nazionale, come l'indipendenza di Hong Kong, stanno dilagando".

Ma il confronto tra le due superpotenze rimaste sul pianeta si intreccia anche con la pandemia di coronavirus. Le accuse di Trump alla Cina, che sarebbe colpevole di aver mentito sull'origine del virus fino ad affermare che sarebbe sfuggito da un laboratorio di Wuhan, hanno da tempo incendiato le diplomazie. Per questo, sempre il ministero degli Esteri cinese, ha risposto con durezza. "Purtroppo, oltre al furioso coronavirus, negli Stati Uniti si sta diffondendo anche un virus politico hanno cannoneggiato da Pechino. Questo sta sfruttando tutte le opportunità per attaccare e screditare la Cina. Non si può perdere più tempo prezioso ignorando le vita delle persone".