di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 5 giugno 2020
Un anniversario blindato e qualsiasi commemorazione proibita ad Hong Kong. L'ex colonia britannica non ha potuto così celebrare il ricordo del 4 giugno 1989 quando a piazza Tienanmen, a Pechino, si consumò nel sangue la ribellione studentesca al partito comunista cinese. I manifestanti, oltre un milione, occuparono lo snodo nevralgico della capitale per sei settimane.
La notte del 3 giugno i carri armati e le truppe dell'esercito aprirono il fuoco, uccidendo e ferendo persone disarmate. Si parla di almeno 10mila morti anche se le autorità non hanno mai fornito una cifra ufficiale. Quest'anno qualsiasi ricordo pubblico è stato proibito, ufficialmente si tratta di misure anti-coronavirus ma a nessuno sfugge il fatto che l'anniversario cade proprio nel momento in cui la pressione cinese su Hong Kong è fortissima. Il timore che le commemorazioni si potessero trasformare in manifestazioni anti Pechino ha bloccato sul nascere qualsiasi tentativo.
Nonostante ciò in migliaia i cittadini hanno tentato di raggiungere Victoria Park dove solitamente si tiene una veglia, il luogo è stato però sigillato da circa 3mila agenti di polizia che hanno eretto alte recinzioni per fermare anche la più piccola dimostrazione.
L'Alleanza di Hong Kong, che organizza le iniziative celebrative aveva annunciato di voler inviare piccoli gruppi di rappresentanza rispettando le regole di allontanamento sociale. Ci si può radunare infatti in massimo 8 persone, ma fonti di polizia avevano fatto già sapere che neanche questa modalità sarebbe stata tollerata. La notte precedente però altre veglie con piccoli lumi di candela sono nate spontaneamente in altre parti di Hong Kong come nel caso del distretto di Mong Kok mentre alcuni attivisti per la democrazia hanno celebrato l'anniversario fuori da una prigione.
Il timore è quello che d'ora in poi qualsiasi manifestazione in ricordo del massacro di Tiennamen sarà proibita, si tratta infatti di una data segnata fortemente dal sentimento anticinese che Pechino non fa nulla per affievolire. Ieri infatti nel Parlamento di Hong Kong è stata approvata la legge, con 41 voti a favore, che prevede sanzioni carcerarie e multe salate per chiunque mostri mancanza di rispetto all" inno nazionale cinese, la Marcia dei Volontari.
Inoltre viene richiesto che agli studenti venga insegnato a memoria il canto e la sua storia. L'approvazione è arrivata non senza qualche protesta all'interno dell'aula, due deputati dell'opposizione, Eddie Chu e Ray Chan Police, hanno gettato tra i banchi dell'Assemblea legislativa un liquido maleodorante che ha provocato l'intervento della polizia e vigili del fuoco.
Prima di essere portati via di peso i due hanno gridato di voler protestare contro la "repressione omicida" messa in atto da Pechino.
"Uno Stato assassino puzza per sempre. Non perdoniamo al mondo quello che il partito comunista cinese ha fatto 31 anni fa" il grido prima di essere zittiti. In realtà negli ultimi anni, l'inno cinese è stato spesso fischiato prima delle partite della squadra di calcio dell'isola e di altre manifestazioni sportive. Molti spettatori cantano invece il motivo "Glory a Hong Kong", che è diventato un grido di battaglia per gli attivisti democratici in ogni manifestazione di strada.










