di Filippo Santelli
La Repubblica, 30 agosto 2019
L'accusa nei loro confronti, rivela il South China Morning Post, è di "assemblea illegale", legata alla manifestazione non autorizzata che lo scorso 21 giugno. Organizzatori cancellano manifestazione di domani. Erano i due volti da copertina della Rivoluzione degli ombrelli, leader neppure 18enni del movimento pro democrazia.
E ora che Hong Kong è scossa da una nuova protesta, e si avvia ad affrontare un altro fine settimana di massima tensione, Joshua Wang e Agnes Chow vengono arrestati. I fondatori e dirigenti del partito politico Demosisto che si batte per l'autodeterminazione della città, entrambi 22enni, sono stati prelevati questa mattina dalla polizia dell'ex colonia inglese. L'accusa nei loro confronti, rivela il South China Morning Post, è di "assemblea illegale", legata alla manifestazione non autorizzata che lo scorso 21 giugno, all'inizio del movimento, ha circondato il quartier generale della polizia a Wan Chai per chiedere il completo ritiro della legge sull'estradizione verso la Cina e il rilascio delle persone arrestate nei giorni precedenti. Chow sarebbe accusata di aver incitato alla manifestazione, Wong di averla anche organizzata.
In attesa di conoscere le prove del loro coinvolgimento, le accuse sembrano stridere con la natura dell'attuale protesta di Hong Kong, che i giovani manifestanti definiscono priva di leader, proprio in contrapposizione a quella fallimentare degli ombrelli. Lo scorso 17 giugno Wong è uscito dal carcere, dove aveva passato due mesi per una precedente condanna per assemblea non autorizzata, ed era stato accolto dalla piazza come un simbolo. Ma sul campo era evidente che per i nuovi ragazzi mascherati, molti dei quali più giovani di lui, non era più un capo. "Questo movimento è diverso da quello degli ombrelli: più organico, ma decentrato, senza leader - riconosceva anche lui il giorno successivo in una intervista a Repubblica ("Protesta radicata ma senza capi") - nessuno ha preso il microfono invitando a occupare le strade attorno al Parlamento, è stata un'azione spontanea". Wong, Agnes Chow e il terzo leader di Demosisto Nathan Law, appena trasferitosi negli Stati Uniti per un dottorato, tennero quel giorno una conferenza stampa davanti al Parlamento parlando genericamente della necessitàdi "ulteriori azioni", ma spiegando che prima si sarebbero consultati con gli altri esponenti del campo democratico e con i giovani manifestanti.
Nelle settimane successive Wang e Chow si sono tenuti in una posizione abbastanza defilata: il primo ha continuato a comunicare con i media e sui social network, la seconda neppure questo. Ma sono ritornati sulle prime pagine dei giornali, soprattutto quelli filo Pechino, quando è stata pubblicata una loro fotografia insieme a una funzionaria politica del Consolato generale americano di Hong Kong, usata dal governo cinese come una prova delle interferenze americane nella protesta.
Ma ammesso, e non concesso, che i due politici fossero tra gli organizzatori di una delle manifestazioni di queste settimane, modalità (Wang è stato fatto salire su una macchina senza insegne) e tempi del loro arresto risultano sospetti agli occhi di molti. Per domani infatti, sabato 31 agosto, l'organizzazione ombrello del campo democratico, il Civil Human Rights Front, aveva proclamato una grande manifestazione pacifica, che però con una decisione senza precedenti le autorità non hanno autorizzato per ragioni di ordine pubblico (Il divieto della polizia).
Il 31 agosto è una data simbolo, il quinto anniversario della legge con cui la Cina ha "blindato" la scelta del capo politico di Hong Kong, dunque il cuore della protesta sarebbe stato il "suffragio universale", la richiesta di maggiore democrazia. E Demosisto, il partito di Wong e Chow, si batte proprio per l'autodeterminazione: "Se essere o no parte della Cina dovrebbe essere una scelta delle persone di Hong Kong", diceva a inizio giugno la ragazza in un'intervista a Repubblica, posizione per cui era stata squalificata dalle recenti elezioni locali.
Giovedì sera la polizia di Hong Kong ha arrestato anche un altro giovanissimo politico e attivista appartenente al fronte indipendentista: si tratta di Andy Chan, 28 anni, leader dell'Hong Kong National Party, fermato all'aeroporto cittadino mentre si stava imbarcando su un volo per il Giappone, accusato di rivolta e assalto a pubblico ufficiale. Il suo partito è stato il primo a battersi per l'indipendenza di Hong Kong, in contrasto con la Basic Law, la legge fondamentale della città, e l'anno scorso è stato messo fuori legge perché considerato una minaccia alla sicurezza nazionale. Anche lui però non sembra aver giocato un ruolo di primo piano nelle manifestazioni di queste settimane. Se insomma gli arresti ravvicinati sono un tentativo di silenziare le voci più radicali della protesta di Hong Kong, alla vigilia di un anniversario delicato e di un fine settimana che si annuncia tesissimo, rischiano di aver clamorosamente mancato il bersaglio. La mossa sembra presa pari pari dal manuale dello Stato di polizia comunista, che in vista delle date sensibili manda i dissidenti "in vacanza obbligata". Ma a Hong Kong il suo effetto potrebbe essere molto diverso: infiammare ancora di più gli animi.










