Hong Kong. Vince il movimento, cancellata la legge sull’estradizione
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 5 settembre 2019
Alla fine hanno vinto, almeno per ora, i manifestanti che da mesi hanno messo in piedi le proteste contro la cosiddetta legge sull’estradizione. Ad Hong Kong il movimento ha visto esaudire una delle richieste portate avanti fin dal giugno scorso. La governatrice Carrie Lam infatti ha ceduto e ha annunciato che il provvedimento, attualmente congelato, sarà ritirato del tutto. La proposta di legge prevedeva l’estradizione di sospetti criminali nella Cina continentale scatenando da subito una violenta reazione che ha percorso le strade della città stato.
Ben presto il movimento, composto soprattutto da giovani, ha esteso le sue istanze per una maggiore democrazia e autonomia dall’ingombrante sovranità cinese. Il discorso è stato diffuso dalla televisione ed è apparso come il tentativo di mettere fine alle proteste che non hanno mai dato segno di affievolirsi. La governatrice ha anche fatto cenno ad un’inchiesta sulla condotta della polizia durante le proteste che era una delle richieste chiave degli attivisti. L’annnucio di Carrie Lam è arrivato quasi in concomitanza con il clamore suscitato dalla pubblicazione di un audio nel quale avrebbe ammesso che, nonostante avesse intenzione di dimettersi, non le sarebbe stato possibile. L’ammissione della dipendenza dalla Cina che non può non essere messa in relazione con il ritiro. La sua preoccupazione è probabilmente quella di vedersi scaricate addosso responsabilità che risiedono a Pechino, una sensazione emersa dalle sue stesse parole: “Attualmente, fermare la violenza è la massima priorità, mantenere la legge e ricostruire le regole della società. Il governo affronterà severamente la violenza e l’azione illegale” ha concluso la governatrice che ha aggiunto. Le reazioni del movimento di protesta alle parole della Lam sono state abbastanza tiepide e sospettose. Uno degli oppositori anti cinesi Wu Chi- Wai ha subito definito il proclama come falso. Mentre uno dei leader studenteschi, Joshua Wong, ha detto che il ritiro del disegno di legge è “tardivo”. È intervenuta anche Amnesty esprimendo le sue preoccupazioni perché, nmalgrado gli annunci, rimane imprescindibile un’indagine indipendente sulle violenze della polizia.









