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di Ilaria Dioguardi

vita.it, 5 settembre 2026

Al 31 agosto 2026 erano 37 i bambini presenti nelle carceri italiane, insieme alle loro mamme detenute, che erano 32 in totale. Il numero è in continua crescita: alla fine del 2025 i piccoli in carcere erano 26, alla fine del 2024 erano 10. Maria Grazia Piletti, presidente dell’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini”: “L’aumento è sicuramente legato alla legge che ha reso facoltativo e non più obbligatorio il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o madri di bambini con meno di un anno”. In meno di due anni, sono più che triplicati i bambini e le bambine recluse nelle carceri italiane insieme alle loro madri. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 agosto 2026 erano 37, insieme alle loro 32 mamme detenute: 18 italiane e 14 straniere. Il 31 luglio scorso i bambini erano 34, il 30 giugno 30. Il numero è in continuo aumento: alla fine del 2025 i piccoli in carcere erano 26, a fine 2024 erano 10.

“L’aumento dei numeri è sicuramente legato alla Legge n. 80/2025, che ha reso facoltativo e non più obbligatorio il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o madri di bambini con meno di un anno. Se molti dei bambini oggi in carcere hanno un’età inferiore ai 12 mesi, il nesso è lampante”: commenta così i dati Maria Grazia Piletti, presidente dell’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini”, che dal 1995 ha attivato il progetto “Sabati di libertà” con i bimbi e le bimbe presenti nella sezione Nido di Rebibbia femminile.

“I numeri sono alti anche perché, quando non si possono concedere le misure alternative alle donne ristrette, vengono trasferite negli istituti a custodia attenuata per le detenute madri-icam. Il conteggio del ministero della Giustizia dei bambini in carcere è cumulativo, tra icam e “sezioni nido” delle carceri”. Dei 37 bambini, 31 sono negli icam di Torino “Lorusso e Cutugno”, Milano “San Vittore”, Venezia “Giudecca” e Lauro. “Gli icam sono strutture differenti rispetto ad una “sezione nido”, ad esempio non hanno le sbarre alle finestre”, spiega Piletti. “Ma comunque, le mamme non possono accompagnarli a scuola, come succede, invece, nelle case famiglia protette”.

“Dal periodo del Covid in poi, le mamme presenti con i figli nella “sezione nido” di Rebibbia femminile sono pochissime, ce ne sono sempre una o due. In questo momento ce n’è soltanto una con un figlio. Manteniamo l’attività all’interno, con un paio di volontarie che vanno un giorno a settimana, quando ci sono mamme straniere fanno corsi di italiano. Non è di certo piacevole per un bambino stare da solo in quella situazione insieme alla mamma: quando ci sono più bambini, si distrae e passa il tempo più facilmente. Ma fortunatamente la permanenza delle mamme con i figli nella sezione nido di Rebibbia è molto breve: stanno un mese, massimo due”, continua Piletti. “Anche se c’è un bambino solo, il sabato due volontarie lo portano a fare una passeggiata nel parco vicino al carcere”.

“Una possibilità il carcere e gli icam difficilmente la danno alle donne detenute. La maggior parte delle mamme che, dal carcere, vengono trasferite in una casa famiglia non possiedono i documenti. Questa è una tragedia, in primis perché non possono avere un lavoro. Una casa famiglia le sostiene se devono avere il permesso di soggiorno e fare i documenti”. La Casa di Leda a Roma e la struttura gestita dall’associazione Ciao a Milano sono le uniche case-famiglia protette in Italia che consentono alle madri detenute o agli arresti domiciliari di scontare la pena insieme ai figli minori in un ambiente estraneo al circuito carcerario. “A Roma insieme” si occupa anche delle attività nella Casa di Leda, volta ad assicurare il benessere dei bambini e sostenere le madri nelle loro funzioni genitoriali. 

“Qui al momento sono presenti sei bambini. Le mamme possono accompagnarli a scuola e riprenderli, a meno che non abbiano delle misure restrittive particolari e con l’autorizzazione del magistrato. Possono partecipare alle feste negli istituti scolastici e ottenere le autorizzazioni, durante la giornata, per andare a fare una passeggiata”, prosegue Piletti. “Le donne, quando i bambini sono a scuola, con una borsa di studio possono andare a lavorare. Per tutta l’estate, ogni sabato li abbiamo portati al mare, ospiti nella Tenuta di Castelporziano del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.