di Marika Ikonomu
Il Domani, 10 maggio 2026
“Non si può contrastare la violenza di genere con riforme a costo zero”, dice l’ex magistrato. Dispositivi insufficienti e malfunzionamenti. “Ma è presidio strutturale”. Daniela Zinnanti, Tiziana Vinci, Camelia Ion, Celeste Palmieri, Concetta Marruocco, Roua Nabi. Sono alcune delle molte donne uccise da partner o ex, vittime di femminicidio o di tentato femminicidio, che le istituzioni non sono state in grado di tutelare per ritardi, malfunzionamenti o mancanza di informazioni sul braccialetto elettronico. Nella storia di alcune di queste donne è ancora necessario capire cosa non abbia funzionato nell’infrastruttura di protezione, ma il dispositivo rimane un “presidio strutturale” del sistema di tutela delle vittime di violenza maschile.
È la conclusione della relazione approvata all’unanimità dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio il 29 aprile. Un’indagine iniziata nel 2024 per “individuare gli interventi necessari per una migliore tutela della persona offesa”, racconta la presidente della Commissione Martina Semenzato, di Coraggio Italia. “L’applicazione del braccialetto ha già di per sé un effetto deterrente”, spiega l’ex procuratore della Repubblica di Tivoli Francesco Menditto, che ha curato la relazione. Inoltre, prosegue, “sono diminuiti i casi di violazione del divieto di avvicinamento”. È necessario, però, conoscere lo strumento e i suoi limiti.
A Messina un altro femminicidio annunciato, senza risorse le misure per difendere le donne non funzionano I limiti I braccialetti elettronici si dividono in due tipologie. Nati per la misura dell’arresto e della detenzione domiciliare, per controllare se una persona sta in un’area determinata, lo strumento è poi stato esteso a misure non custodiali: per assicurare la distanza da persone da tutelare o luoghi da queste frequentati.
Se nel primo caso si tratta di una cavigliera e di una stazione base, che mantiene il collegamento continuo con la polizia, nel secondo caso, i “braccialetti elettronici antistalking”, servono tecnologie più avanzate e un maggior numero di dispositivi. Oltre alla cavigliera, la persona sottoposta a controllo e la persona offesa devono portare con sé un dispositivo che permetta di rilevare la posizione. Quando vengono violate le distanze scatta un allarme alla sala operativa. A fronte dell’aumento esponenziale dell’uso dei braccialetti elettronici, non sono però aumentate le risorse e il numero dei dispositivi. Con la riforma del 2023, la misura è diventata obbligatoria per i cosiddetti reati sentinella, prescrivendo una distanza minima di 500 metri.
Nel 2025 la distanza è stata estesa a un chilometro. Il report sui femminicidi del ministero dell’Interno: numeri senza dati Al contrario dei braccialetti per gli arresti domiciliari, il cui numero è rimasto invariato, quelli antistalking da una media di 20 dispositivi al mese sono passati a 500 a gennaio 2024. La fornitura però non è cambiata. Per Menditto questa è “la criticità più grave”, perché “i 1.200 al mese previsti dal contratto sono insufficienti, ne occorrerebbero almeno 1.500”.
Questo comporta - rileva la relazione - “il superamento sistematico della soglia massima già nella prima metà del mese” e, quindi, un’attesa, fino a 30 giorni, incompatibile con l’urgenza di tutela. “Ben oltre i quattro giorni previsti dal contratto”. “Se la misura diventa obbligatoria, il capitolato deve cambiare”, afferma la senatrice del Pd Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione e co-relatrice dell’indagine. Spetta al Viminale la stipula del contratto: attualmente è l’Rti Fastweb/Sielte spa a fornire i dispositivi.
“I rappresentanti del ministero in Commissione hanno fatto sapere che si sta lavorando a un nuovo capitolato”, spiega Menditto, augurandosi che siano previste modalità più innovative. Perché l’insufficienza dei dispositivi non è l’unica criticità. Femminicidi e premeditazione: ciò che il diritto a volte non vede Ci sono malfunzionamenti - circa il 21 per cento dei dispositivi viene sostituito - in alcuni casi le batterie hanno un’autonomia di sole sei ore, ci sono aree senza segnale radiomobile e falsi allarmi. Per questo, è fondamentale che venga valutata la fattibilità tecnico- operativa. La persona offesa, ad esempio, può non essere “in condizione, per età, disabilità”, “di utilizzare in modo continuativo il dispositivo di rilevazione” e quindi “la misura potrebbe non risultare idonea”. È poi “necessaria un’adeguata valutazione del rischio”, sottolinea l’ex procuratore: il braccialetto, misura non custodiale, è adatto quando non c’è un alto fattore di rischio di reiterare il reato.
“Se il rischio è alto serve una misura custodiale”, evidenzia Semenzato, precisando che la Commissione continuerà l’attività di monitoraggio: “L’obiettivo è di dare indirizzi al legislativo e all’esecutivo. Con proposte di legge ed emendamenti anche nelle leggi di bilancio”. Il patriarcato uccide ovunque e in ogni classe sociale: 84 femminicidi nel 2025 (più 7 morti indotte) Riforme a costo zero “Da ex magistrato penso non sia possibile contrastare la violenza di genere con riforme a costo zero”, dice Menditto. Per migliorare l’infrastruttura servono le risorse, più personale e braccialetti, una migliore tecnologia.
Fondi anche per la formazione - sottolinea D’Elia - dell’autorità giudiziaria e delle donne a cui viene consegnato il dispositivo. Perché sappiano come funziona lo strumento e i suoi limiti. Per smistare e filtrare gli allarmi, conclude la relazione, è necessaria una sala operativa centralizzata. Così da evitare la “parcellizzazione della gestione degli allarmi”. Un servizio che per il Pd dovrebbe essere in capo alle forze di polizia e non a un gestore privato. Ma servono investimenti. “Spendere soldi - conclude Menditto - significa salvare vite umane”. La strage infinita: perché contro i femminicidi le leggi da sole non bastano.











