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di Cristina Carelli e Luisanna Porcu

Il Manifesto, 23 novembre 2025

La violenza maschile contro le donne e di genere non è un fatto neutro, ma una questione culturale e sociale che ad oggi dipende da scelte politiche che di fatto negano questa origine. Lo dimostrano proposte di legge che vietano l’educazione sesso-affettiva nelle scuole primarie e impongono il consenso delle famiglie per portarla nelle scuole secondarie. Le famiglie hanno un problema: sono i luoghi in cui si manifesta maggiormente la violenza. Lo dimostra un approccio securitario alle politiche di sostegno alle donne che chiedono aiuto al sistema antiviolenza. La violenza si contrasta affermando e nutrendo la libertà delle donne e di tutte le soggettività che escono dalla norma patriarcale. Lottiamo perché i centri antiviolenza femministi possano continuare a realizzare percorsi di libertà, affermando l’autodeterminazione delle donne e la loro libera scelta. Richiamiamo lo Stato ad attivarsi per colmare quei gap culturali e formativi che oggi producono ancora rivittimizzazione delle donne, come afferma il Grevio nelle sue raccomandazioni allo stato. Lottiamo per affermare il diritto alla salute e alla libera scelta di praticare l’interruzione di gravidanza.

Lottiamo perché la salute riproduttiva sia riconosciuta come un diritto fondamentale e non come un privilegio variabile a seconda del territorio, delle opinioni personali di chi dovrebbe garantire un servizio pubblico o delle pressioni politiche del momento. Il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza deve essere pienamente esigibile, libero da ostacoli materiali e morali, e sostenuto da una rete sanitaria competente, formata e non giudicante. Chiediamo che lo Stato investa in consultori laici, accessibili, capaci di accompagnare ogni donna nei propri percorsi di salute, fertilità, contraccezione, maternità o non maternità, riconoscendo che il controllo sul proprio corpo è un pilastro dell’autodeterminazione. La salute riproduttiva non è un capitolo separato: è parte integrante della libertà delle donne e di tutte le soggettività marginalizzate dal paradigma patriarcale. Lottiamo per affermare il diritto alla propria indipendenza economica e Richiamiamo il Governo a costruire politiche di contrasto alla violenza sistemiche, che contemplino politiche del lavoro a misura di donna.

Lottiamo per vivere in pace, invitando lo Stato a prendere posizioni nette in politica estera, di condanna al genocidio in Palestina e di tutte le guerre che rispondono a logiche di potere fondate su interessi economici di pochi. Tutto ciò si nutre della stessa matrice, la cultura patriarcale che genera disparità, abusi, gerarchie.

La nostra lotta passa dai nostri corpi con cui segniamo in modo tangibile la nostra forza collettiva. Quando attaccano la nostra libertà, la nostra forza collettiva si fa sentire ed avanza, perché vogliamo trasformare il mondo. Vogliamo realizzare ogni giorno azioni con l’obiettivo di scardinare il Sistema.