di Francesca Chiri
Il Secolo XIX, 25 gennaio 2021
La base di partenza, già risicata, sono i 156 voti ottenuti sull'ultima fiducia al governo Conte che contengono però anche i voti dei senatori a vita e pare difficile, ad esempio, che la senatrice Liliana Segre torni a votare. Cammina sul filo il pallottoliere dei voti per la maggioranza in vista del prossimo voto al Senato per la relazione sulla giustizia del ministro 5 Stelle Alfonso Bonafede.
Allo stato il conteggio dei senatori favorevoli e contrari balla intorno alla parità con una possibile lieve prevalenza dei No nel caso in cui i voti dell'opposizione si dovessero saldare con quelli di Italia Viva. E se i centristi non paiono voler cedere alle sirene della maggioranza (Paola Binetti, ad esempio, stigmatizza il ricorso alle urne ma allo stesso tempo ribadisce il suo giudizio negativo sull'operato del ministro Bonafede), dall'altro la maggioranza guarda con speranza a possibili assenze strategiche che potrebbero salvarla "ai punti".
La base di partenza, già risicata, sono i 156 voti ottenuti sull'ultima fiducia al governo Conte che contengono però anche i voti dei senatori a vita e pare difficile, ad esempio, che la senatrice Liliana Segre torni a votare così come non sono assicurate le presenze di Elena Cattaneo e di Mario Monti.
Rispetto alla maggioranza precedente ci sono tuttavia altre incognite da mettere in conto. Pier Ferdinando Casini, ad esempio, che aveva votato la fiducia ha già annunciato che farà mancare il suo voto a Bonafede. Così pure Riccardo Nencini che aveva votato in extremis per la maggioranza ma che ha già annunciato come molto difficile un voto favorevole. Stesso discorso per il 5 Stelle Lello Ciampolillo, anche lui aveva sottoscritto una mozione contro il Guardasigilli.
Potrebbero invece essere confermati i voti favorevoli di Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, i due senatori di FI che hanno votato la fiducia al Governo. La maggioranza potrebbe quindi passare così ad un numero oscillante tra i 152 e i 155. A questo punto si apre il capitolo Italia Viva che conta 17 senatori, escluso Nencini, ma che ha un sentore assente sempre a causa Covid: i 16 voti rimanenti potrebbero diventare nuove astensioni o voti contrari.
Se il leader Matteo Renzi dovesse optare per il voto contrario non è certo che tutti i suoi sarebbero disposti a seguirlo: c'è chi fa affidamento sul fatto che 3-4 senatori possano scegliere di votare con la maggioranza, che così tornerebbe a quota 156 voti (159 con tre senatori a vita) ma sarebbero numeri allo stato del tutto aleatori. Anche perché se così fosse, parallelamente si alzerebbe parecchio l'asticella dei voti contrari. Ai 136 voti di Lega, FdI, Fi e Udc, vanno infatti aggiunti 3 voti di Idea Cambiamo più quello del 5 Stelle Mario Giarrusso che ha dichiarato il suo voto contrario sulla giustizia, e forse quello della ex 5 Stelle Tiziana Drago. Quindi 140/141 voti a cui andrebbero aggiunti i 12 di Italia Viva. Per un totale di 152/153 voti contrari alla relazione del Guardasigilli.











