di Luigi La Spina
La Stampa, 16 novembre 2024
Protestare è legittimo, ma così non si aumentano certamente i consensi per i motivi della protesta e per chi protesta. Il corteo di studenti era partito a Torino con alcune motivazioni sulla riforma Valditara per la scuola e sulle nuove regole dell’Università anche condivisibili, ma, purtroppo è degenerato con forme di violenza inaccettabili. Alla manifestazione si sono aggiunte subito le solite accuse contro Israele e la guerra in Palestina. Anche in questo caso, comprensibili le proteste per come il governo di Netanyahu si sta comportando, ma il modo con il quale lo si è fatto, con alcuni episodi di violenza ingiustificabili, è inammissibile. Non si capisce davvero perché i manifestanti abbiano fatto irruzione al Museo del cinema, alla Mole Antonelliana, simbolo di Torino e di tutti i torinesi, senza distinzioni di parte. Né imbrattare i principali monumenti del centro cittadino ha alcuna motivazione. Senza senso è stato anche l’ingresso violento in alcune sedi private e sono soprattutto gravi alcuni richiami al periodo più oscuro degli anni 70 del secolo scorso, come le tre dita per simboleggiare la pistola P38, un ricordo di quegli spezzoni di Autonomia operaia protagonisti di tanti episodi criminali.
Proprio l’esperienza di quegli anni dovrebbe costituire un profondo motivo di riflessione per questi manifestanti d’oggi. Anche allora la protesta, partita dalle università, aveva motivazioni comprensibili, ma col tempo fu egemonizzata da gruppi estremisti che condussero una lotta disperata, sfociata poi in attentati e terribili omicidi. Per fortuna, ora il clima, seppure di tensione, non è certamente paragonabile a quello di quegli anni, ma le ragioni, magari condivisibili dei manifestanti, finiscono vittime di una protesta le cui forme isolano i protagonisti dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica. Coloro a cui davvero sta a cuore la sorte dei palestinesi dovrebbero essere i primi a rifiutare che la loro difesa sia strumentalizzata da una protesta che, nelle forme in cui avviene, finisce per comprometterla. Ecco perché è davvero un peccato che il diritto di manifestare, tutelato dalla nostra Costituzione, venga leso da comportamenti che ne intaccano la legittimità.











