di Bruno Ferraro
Libero, 28 settembre 2022
Ogni qualvolta l’ipotesi di un fatto corruttivo viene considerata a livello di Procura e finisce immancabilmente sui giornali, si registrano atteggiamenti e reazioni verbali dello stesso tipo. Per i colpevolisti necessità per l’indagato di fare un passo indietro, un plauso sottinteso alla giustizia, l’attacco agli avversari e al partito di appartenenza dell’indagato.
Per i garantisti o innocentisti l’affermazione che l’avviso di garanzia non è una condanna, che la partecipazione a cene ed eventi promossi dal presunto corruttore non è prova di colpevolezza, che occorre evitare la gogna mediatica, che le intercettazioni vanno correttamente decrittate. Se poi si guarda alla gamma delle ipotesi accusatorie, le figure di reato sono più o meno le medesime: abuso di ufficio, rivelazioni di segreto di ufficio, falsità varie, fiancheggiamento di un’associazione a delinquere (cosiddetto concorso esterno), finanziamento illecito, peculato, “spese pazze” (a proposito dei rimborsi erogati a parlamentari ed amministratori regionali).
Non mancano ovviamente i moralisti (evitare ogni tentativo di avvicinamento di imprenditori), quelli che mettono in guardia dalle “verità” delle intercettazioni (attenzione all’ostentazione strumentale di legami preesistenti) e quelli che sciorinano consigli agli amministratori (attenzione, vigilanza, responsabilità le parole chiave). A livello normativo sono stati fatti nel tempo passi in avanti incoraggianti anche se non risolutivi: autority anti corruzione, falso in bilancio, autoriciclaggio, aumento delle pene, sconti di pena per i corruttori collaboranti.
Stenta a decollare una concreta disciplina del conflitto di interessi. È stata innalzata la soglia per evitare le pubbliche gare ed accelerare le procedure nell’ottica dello sblocca cantieri che ha permesso ad esempio la ricostruzione a tempo di record del ponte Morandi a Genova. A livello giudiziario il discorso si fa più articolato. Le indagini vengono spesso spettacolarizzate, le colpevolezze vengono date per certe, si fa un esagerato ricorso alle misure cautelari, i “mostri” vengono sbattuti in prima pagina. A distanza di tempo arrivano le archiviazioni e le assoluzioni, che però non rimediano al danno di carriere politiche interrotte.
C’è poi il problema delle notizie che vengono divulgate a ridosso di importanti appuntamenti elettorali. La conclusione, per quanto concerne i rapporti tra mondo politico e mondo giudiziario, è una: equilibrio, moderazione, rispetto delle garanzie individuali, no alla spettacolarizzazione. Racconto un episodio. Un collega gip mi venne a trovare come Presidente del Tribunale e mi chiese un consiglio sull’opportunità di emettere una misura cautelare a pochi giorni di distanza dalle elezioni in cui il soggetto era candidato.
Gli suggerii di occuparsene dopo le elezioni per non alterarne il risultato. A distanza di tempo chiesi al collega se vi erano stati sviluppi, mi rispose che aveva soprasseduto e che aveva poi assolto l’indagato con formula piena. Ogni commento è superfluo.
*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione










